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Crisi e prevenzione nella medicina romena

Il 10 marzo cominciano i controlli incrociati in tutti gli ospedali romeni. Lo ha reso pubblico lunedì il ministro della sanità, Patriciu Achimaş-Cadariu. Tale misura è stata presa dopo i casi dei bambini romeni della provincia di Argeş (sud della Romania), ricoverati nell’ospedale “Marie Curie” di Bucarest, con sindrome emolitico-uremica, di cui tre sono morti. La reazione lenta delle autorità e il fatto che non sia stata ancora scoperta la fonte del contagio, hanno provocato un’ondata di critiche. Stando al ministro della sanità, questo caso ha dimostrato che un’intera struttura di informazione non ha funzionato. Egli ha ricordato che l’ospedale di Piteşti non ha riferito per tempo la situazione e che l’indagine è iniziata tardi a causa del fatto che la Direzione di Salute Pubblica di Argeş si è informata dalla stampa della situazione. Da questa esperienza, si deduce che non riferire su una situazione può costare la vita di esseri umani, ha aggiunto Cadariu. Il ministro ha chiesto alle direzioni di salute pubblica più responsabilità e una migliore comunicazione con le autorità locali. Egli ha insistito su una collaborazione più efficace tra l’ispezione e la sorveglianza, e su una revisione delle procedure di lavoro interno.

Crisi e prevenzione nella medicina romena
Crisi e prevenzione nella medicina romena

, 23.02.2016, 17:46

Il 10 marzo cominciano i controlli incrociati in tutti gli ospedali romeni. Lo ha reso pubblico lunedì il ministro della sanità, Patriciu Achimaş-Cadariu. Tale misura è stata presa dopo i casi dei bambini romeni della provincia di Argeş (sud della Romania), ricoverati nell’ospedale “Marie Curie” di Bucarest, con sindrome emolitico-uremica, di cui tre sono morti. La reazione lenta delle autorità e il fatto che non sia stata ancora scoperta la fonte del contagio, hanno provocato un’ondata di critiche. Stando al ministro della sanità, questo caso ha dimostrato che un’intera struttura di informazione non ha funzionato. Egli ha ricordato che l’ospedale di Piteşti non ha riferito per tempo la situazione e che l’indagine è iniziata tardi a causa del fatto che la Direzione di Salute Pubblica di Argeş si è informata dalla stampa della situazione. Da questa esperienza, si deduce che non riferire su una situazione può costare la vita di esseri umani, ha aggiunto Cadariu. Il ministro ha chiesto alle direzioni di salute pubblica più responsabilità e una migliore comunicazione con le autorità locali. Egli ha insistito su una collaborazione più efficace tra l’ispezione e la sorveglianza, e su una revisione delle procedure di lavoro interno.



Abbiamo insistito per il trasferimento di responsabilità a livello locale, ma, allo stesso tempo, sulla collaborazione tra di noi, tra le direzioni sanitarie, tra le istituzioni e le direzioni, a prescindere dalla loro appartenenza al Ministero della Sanità, ai Consigli Provinciali o ai Comuni. La legge è uguale per tutti. — ha affermato il ministro Patriciu Achimaş-Cadariu.



Il ministro ha chiesto inoltre che gli ospedali pubblici e privati creino i propri registri delle malattie trasmissibili e degli avvenimenti inaspettati. Tali registri verranno controllati ogni settimana dai rappresentanti delle direzioni provinciali di salute pubblica. Nel frattempo lo stato di salute dei bimbi ricoverati nell’ospedale “Marie Curie” è migliorato. Solo uno continua ad essere ricoverato in terapia intensiva, mentre due saranno rilasciati questa settimana. Stando al capo del reparto nefrologia, Mihaela Bălgrădean, i bambini sono alimentati normalmente, fatto che rappresenta un importante passo in avanti nell’evoluzione del loro stato di salute. A circa tre settimane dai primi casi di bambini malati non è stata ancora scoperta la causa che ha portato al contagio dei neonati. L’inchiesta epidemiologica coordinata dagli esperti stranieri venuti in Romania è in via di svolgimento. Parallelamente, il Corpo di Controllo del premier ha avviato un’azione di verifica del modo in cui sono state applicate le cure mediche e in cui sono indagate le cause del contagio. (traduzione di Gabriela Petre)

Foto: Tumisu / pixabay.com
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