Se l’opinione pubblica romena non fosse, come attestano tutti i sondaggi, in larga misura disgustata dalla vita politica nazionale e dai suoi protagonisti, questa settimana apparirebbe ricca di suspense. Il primo ministro incaricato,Eugen Tomac, ha infatti tempo solo fino al prossimo fine settimana per presentare il proprio programma di governo e la squadra esecutiva che dovrebbe attuarlo. Le consultazioni svolte lunedì con i principali partiti dell’ex coalizione di governo, dichiaratamente filo-occidentale e scioltasi all’inizio di maggio, hanno mostrato chiaramente che sia ilPartito Nazionale Liberale (PNL) sia l’Unione Salvate Romania(USR) nutrono forti riserbi riguardo al sostegno di un eventuale governo Tomac.
I leader di entrambe le formazioni hanno respinto l’idea di un esecutivo tecnico, ritenendolo troppo fragile e incapace di portare a termine le riforme necessarie. “Un governo di questo tipo, che non si basa su un sostegno politico esplicito, non è una soluzione per la Romania, non avendo, praticamente, la possibilità di continuare le riforme e di adottare misure difficili, che la Romania non può evitare, senza un sostegno parlamentare”, ha dichiarato il primo ministro ad interim Ilie Bolojan, presidente del PNL. Da parte sua, il sindaco diTimișoara e leader dell’USR,Dominic Fritz, ha detto che “un governo tecnico sostenuto dal PSD avrebbe una mano debolenel proseguire queste riforme, proprio quelle riforme per le quali il PSD ha fatto cadere il governo”. Sia il PNL che l’USR dovrebbero annunciare nei prossimi giorni la decisione in merito al voto di fiducia.
Pur mostrando maggiore disponibilità verso il premier incaricato, anche i dirigenti delPartito Social Democratico(PSD) gli hanno posto, nota la stampa, una condizione difficile: l’abbandono completo del modello di austerità promosso da Bolojan. “Non voteremo mai nuove tasse, tagli salariali, non voteremomisure che colpiscono i pensionati o l’economia romena. Se questo governo vuole il sostegno del PSD, allora le riforme e le misure per la riduzione del deficit devono partire dall’alto verso il basso e non come è avvenuto finora”, ha dichiarato illeader del PSD e presidente della Camera dei Deputati,Sorin Grindeanu.
Tuttavia, Eugen Tomac si è detto convinto di poter raccogliere in Parlamento i233 voti necessariper ottenere la fiducia e insediarsi alla guida dell’esecutivo. Il premier designato conta sul fatto che la necessità di superare l’attuale situazione di stallo avrà un peso maggiore rispetto alle tensioni politiche e ha rinnovato il suo appello al senso di responsabilità delle formazioni parlamentari. “È diritto dei partiti decidere come ritengono sia meglio, ma credo che la soluzione più adeguata sia quella di concedermi il voto di fiducia. Rimango fiduciosoche i partiti faranno ciò che è bene per la Romania, e la Romania in questo momento ha bisogno di un governo”, ha detto Eugen Tomac.
Il principale partito all’opposizione,l’Alleanza per l’Unione dei Romeni(AUR, nazionalista) ha annunciato che non parteciperà alla seduta parlamentare per il voto di investitura.
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