Arte per tutti
Andare al cinema o a teatro è una gioia che, purtroppo, non tutti nel nostro Paese possono permettersi. Tuttavia, di recente è iniziato un intero processo volto a rendere i film che arrivano nelle sale cinematografiche più accessibili.
Ana-Maria Cononovici, 22.04.2026, 07:00
Ogni giorno ci troviamo ad affrontare le sfide sistemiche che devono affrontare anche le persone con disabilità: dalle barriere fisiche e dalla mancanza di servizi adeguati, all’esclusione sociale. Pertanto, come società, abbiamo una missione chiara: sviluppare l’accessibilità in tutti gli ambiti della vita. Andare al cinema o a teatro è un piacere che, purtroppo, non tutte le persone del nostro Paese possono provare. Tuttavia, di recente è iniziato un intero processo per rendere accessibili i film che arrivano nelle sale cinematografiche. Ne abbiamo parlato con Ligia Soare, manager culturale dell’associazione Animest, traduttrice audiovisiva e che ha oltre 20 anni di esperienza nell’organizzazione di festival cinematografici: “Poiché desideriamo che i film e gli eventi del nostro festival siano accessibili al maggior numero possibile di persone e che l’invito che rivolgiamo a tutti sia sincero, abbiamo iniziato a pensare a come realizzarlo concretamente e a quali fossero quelle persone o categorie di pubblico che non possiamo raggiungere o invitare al cinema a causa di alcune barriere. Qualche anno fa ho iniziato un percorso di formazione come traduttrice audiovisiva, specializzata nella traduzione per non udenti. In seguito, ho scoperto che esistono già da decenni metodi e ricerche in questo campo, applicati in alcuni paesi, anche se al momento sono pochi.” – ha detto Ligia Soare.
In Europa non esiste uno standard in merito. La nostra interlocutrice ci ha raccontato come ha avviato un progetto internazionale che coinvolge cinque paesi – Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Romania e Croazia – e che si è esteso anche agli spettatori non vedenti: “Parallelamente a ciò che abbiamo iniziato a fare all’Animest, dalla nostra collaborazione con l’Istituto Francese di Bucarest, è nata una collaborazione su un progetto internazionale, un progetto europeo chiamato Cinema senza Barriere, attivo dal 2024, il che significa che ci sono cinque cinema di cinque paesi, dove si tengono mensilmente proiezioni di film accessibili in particolare a persone sorde e cieche. E parallelamente, abbiamo portato questi progetti a lavorare con le scuole per bambini sordi, con i loro insegnanti, per capire di cosa hanno esattamente bisogno. E, nello specifico, un film, per essere accessibile alle persone sorde, dovrebbe essere proiettato con una sottotitolatura speciale, che si chiama sottotitolatura descrittiva, che non riproduce solo il dialogo, ma anche i suoni rilevanti, i rumori o il nome della persona che parla, quando non è ovvio dalla scena del film, quando se non si potesse sentire, non si saprebbe chi sta partecipando alla conversazione, in modo da poter guardare il film senza barriere uditive. Tuttavia, poiché per molte persone sorde la lingua madre non è la lingua parlata del paese, ma la lingua dei segni, abbiamo iniziato a integrare nei film che prepariamo anche l’interpretazione nella lingua dei segni romena. Questo significa che collaboriamo con interpreti di lingua dei segni che, tramite i nostri progetti, si sono specializzati nell’interpretazione cinematografica: registrano in studio, viene effettuato un montaggio e l’interprete diventa praticamente parte integrante del film.” – ha aggiunto Ligia Soare.
E al cinema, quando viene proiettato un film del genere, gli spettatori sordi e quelli udenti possono guardarlo insieme. Ligia Soare, manager culturale dell’Associazione Animest, ha proseguito: “Per gli spettatori non vedenti esistono diversi metodi: il metodo classico si chiama audiodescrizione. Questo significa che una voce narrante descrive ciò che accade nel film quando i personaggi non parlano o non ci sono suoni rilevanti. Nello specifico, esiste una figura professionale specializzata, un traduttore audiovisivo, che impara a realizzare l’audiodescrizione, scrive il testo in modo che, anche se uno non può vedere oppure ha una vista parziale, possa guardare il film. Dopo aver consultato poi una persona non vedente, che valuterà la comprensione di tutti i dettagli, in quanto è la persona più indicata per giudicare la qualità della descrizione, quest’ultima viene registrata con la voce di un attore, montata, sincronizzata con il film e viene realizzato un pacchetto che permette allo spettatore in sala di ascoltare anche la descrizione.”
La descrizione può essere ascoltata sia tramite cuffie wireless e praticamente il proiezionista attiva l’audio simultaneamente con la proiezione del film, sia tramite un’applicazione sul cellulare. L’intento è, ovviamente, quello di ampliare l’offerta culturale, perché, nonostante tutte queste iniziative, le disparità di opportunità rimangono ancora molto ampie. “All’inizio dell’anno abbiamo avuto un corso di formazione con festival dell’Europa Settentrionale, che condividono la nostra stessa visione. Perché? Perché l’idea di una maggiore accessibilità culturale sta iniziando a farsi strada nella legislazione, ma ci sono così tante altre priorità che facciamo fatica a realizzarla. La gente si chiede: ‘Va bene, ma è tutto ciò di cui hanno bisogno le persone sorde o cieche?’. Hanno bisogno di altro, ma la cultura in qualche modo offre una rete di sicurezza, un motivo per socializzare, che può risolvere anche altri problemi. Perché a Bucarest abbiamo già bambini sordi e ciechi che vanno al cinema e per loro diventa normale chiedere un approccio culturale e sociale bilingue. Dobbiamo tirare un segnale d’allarme, attraverso la cultura, per dimostrare che questi bisogni esistono e che queste persone hanno bisogno di attività a tutti i livelli, con il loro modo di approcciarsi alle cose. Non basta solo il cinema, ci dovrebbero essere anche la danza, il teatro e l’opera.. Io, che sono udente, ho questo privilegio, quello di scegliere cosa voglio. Loro, per ora, non hanno davvero scelta.” – ha detto Ligia Soare.
Ciò significa che quando affermiamo che tutti gli spettatori sono benvenuti a una proiezione, tale affermazione è valida a prescindere dalle disabilità sensoriali di cui sono affetti.