La Romania e il Gruppo dei 77
Dopo aver subito il trauma di brutali e profondi cambiamenti sociali, attuati dal regime del partito comunista insediatosi nel 1945 con il diretto sostegno sovietico, la Romania dovette reimparare a perseguire una propria politica estera da cui trarre vantaggio.
Steliu Lambru, 18.05.2026, 08:47
Dal 1945 fino al 1958, anno della partenza dell’Armata Rossa, la diplomazia romena non si era mai discostata dalla parola dell’Unione Sovietica, come del resto la diplomazia di tutti gli altri stati socialisti dell’Europa centrale e orientale. L’unica figura della diplomazia democratica romena di cui la diplomazia socialista romena avesse accettato di parlare positivamente era Nicolae Titulescu. Egli divenne quindi un modello per la nuova diplomazia romena dei primi anni Sessanta. Diplomatico del periodo tra le due guerre, difensore del sistema del Trattato di Versailles dopo la Prima Guerra Mondiale, Titulescu aveva promosso, negli anni Trenta, una politica antifascista e antirevisionista favorevole all’Unione Sovietica.
I primi due decenni del dopoguerra furono caratterizzati dalla decolonizzazione e da una ridefinizione delle relazioni internazionali, una tendenza definita “nuovo ordine mondiale”. Il Terzo Mondo, o quello che oggi chiamiamo Sud globale, appariva come una nuova prospettiva, libera dal giogo del capitalismo e dello sfruttamento. Il Terzo Mondo si considerava un mondo che seguiva la “terza via” dello sviluppo, né capitalista né socialista, e proponeva sviluppo economico e stabilità politica. Ironicamente, a distanza di molti decenni, i paesi del Sud globale non traggono ancora oggi beneficio da ciò che proponevano più di mezzo secolo fa.
Sebbene si fossero dichiarati economicamente e ideologicamente neutrali, i paesi del Sud globale erano principalmente paesi socialisti, alla ricerca di soluzioni alle proprie crisi sistemiche. Il realismo nella politica internazionale, al di là delle affinità ideologiche, spinse la Romania verso i paesi non allineati e quelli del Gruppo dei 77, visti come una possibile soluzione. Istituito sotto l’egida delle Nazioni Unite nel 1964, con l’obiettivo principale di combattere le disuguaglianze economiche, il G77 era strettamente legato alle direttive stabilite dalle Nazioni Unite e ai progetti da esse realizzati. Solo nel 1976 la Romania entrò a far parte del G77 e nel 1978 divenne membro a pieno titolo dell’Ufficio di presidenza del “Gruppo dei 77” all’interno dell’UNESCO. Fu così coinvolta in progetti culturali, scientifici e ambientali. Insieme all’ex Jugoslavia, a Cipro e a Malta, la Romania fu tra i pochi paesi europei interessati a cooperare con il Gruppo.
Mircea Nicolaescu è stato ambasciatore della Romania socialista in diversi paesi durante la sua carriera. Intervistato nel 2001 dal Centro di Storia Orale della Radio Pubblica romena, Nicolaescu affermò che le realtà statali e socio-economiche furono quelle che dettarono anche le aperture diplomatiche. “Cosa ci ha insegnato la vita? Che nei rapporti tra Stati contano gli interessi e la capacità di difenderli, che i rapporti tra Stati sono rapporti di potere e che nessuno ci ha concesso nulla in più per la nostra situazione, per la nostra situazione di Paese comunista. Ma nessuno ci ha penalizzato quando non ci siamo definiti un Paese comunista. È esattamente come con le merci: un buon prodotto si vende se è di qualità. Lo stesso vale per la politica estera. Viene accettata o meno se è nell’interesse di tutti. Non viene accettata se non presenta punti in comune, se non risponde a determinate opzioni, a determinate aspirazioni. La nostra politica verso il Terzo Mondo, compresa la concezione del non allineamento come fenomeno che esprime proprio la necessità di rimanere al di fuori dei rapporti di grande potenza dei nuovi arrivati sulla scena internazionale, è stata per noi un grande sostegno. Così come, tra l’altro, lo è stata la partecipazione al Gruppo dei 77.”
L’Egitto era il centro della nuova architettura delle relazioni internazionali e un luogo di cosiddetta “neutralità” nei confronti dei due blocchi opposti dell’Occidente e dell’Oriente. Sfruttando la forza simbolica dell’antica civiltà egizia, la simpatia per la causa egiziana e il cosiddetto “desiderio di liberazione del popolo”, la giunta militare di Nasser seppe sfruttare al massimo le opportunità che si presentarono. Come molti intellettuali, politici e una parte significativa dell’opinione pubblica internazionale, anche Mircea Nicolaescu, ex ambasciatore in Egitto, rimase impressionato dalla figura di Nasser. In un’intervista del 1996 rilasciata al Centro di Storia Orale della Radiotelevisione Rumena, ne elogiò la personalità per aver portato il paese all’avanguardia del Terzo Mondo. “Un altro elemento cominciava a essere preso molto sul serio: il grande prestigio di Nasser. Prestigio acquisito grazie alla sua attività interna, in quanto, insieme al gruppo di ufficiali democratici che lo circondavano, era riuscito a inserirsi nelle tendenze di democratizzazione, parallelamente a quelle di liberazione nazionale. Con la sua affermazione personale e quella dell’Egitto nel movimento dei non allineati e nel Gruppo dei 77 in termini di sviluppo economico. Il primo presidente del Gruppo dei 77 era anch’egli egiziano.”
La Romania si è avvicinata al Gruppo dei 77 durante un periodo difficile della sua storia contemporanea. Si trattava di un tentativo di interpretare il mondo attraverso la lente di quel tempo e di aprirsi al nuovo.