La settimana 01-06/06/2026
Politica: Eugen Tomac, incaricato dal presidente Nicușor Dan a formare un nuovo governo/ Legge sulla retribuzione unitaria, fortemente contestata/ Rapporto economico della Commissione Europea/ Acquisizioni SAFE/ Romania, più vicina all’OCSE
Roxana Vasile, 06.06.2026, 09:00
A un mese dalla caduta del governo guidato dal liberale Ilie Bolojan, il presidente della Romania, Nicușor Dan, ha annunciato giovedì sera di aver designato Eugen Tomac per la carica di primo ministro, spiegando di aver fatto questa scelta perché si tratta di una persona indipendente dai partiti presenti in Parlamento, ma con esperienza politica. In età di 44 anni, Eugen Tomac è nato nell’attuale Ucraina ed è il primo premier designato nato al di fuori dei confini del Paese. È arrivato in Romania a 17 anni per studiare, specializzandosi come storico. Sostenuto nella sua carriera politica dall’ex presidente Traian Băsescu, Eugen Tomac ha guidato per anni il Partito Movimento Popolare, che non è entrato in Parlamento alle ultime elezioni politiche e dalla cui presidenza si è dimesso prima della designazione a premier, per diventare politicamente indipendente. Consigliere onorario dell’attuale capo dello stato ed eurodeputato, Eugen Tomac ha a disposizione dieci giorni per presentare il programma di governo e la squadra ministeriale, di cui ha dichiarato che sarà tecnica e non politica. Il 5 maggio, il governo guidato da Ilie Bolojan è stato sfiduciato dal Parlamento, dopo che il PSD – fino ad allora al governo insieme a PNL, USR e UDMR – aveva ritirato la fiducia al premier liberale. I socialdemocratici avevano condizionato la permanenza al governo alla partenza del primo ministro, ma il suo rifiuto di lasciare l’incarico ha portato a una riconfigurazione della coalizione, con l’uscita del PSD dal governo. I socialdemocratici hanno poi fatto fronte comune con l’opposizione nazionalista rappresentata da AUR, facendo cadere in Parlamento il governo Bolojan. Durante le consultazioni, sia informali che formali con il presidente per trovare una soluzione alla crisi politica, nessuno dei partiti della precedente coalizione ha più voluto collaborare nella vecchia formula, l’unica che avrebbe garantito una maggioranza stabile. In questo contesto, il presidente Nicușor Dan ha dichiarato di aver scelto un premier indipendente, nella persona di Eugen Tomac, come unica soluzione per uscire dalla crisi.
Nel frattempo, al Ministero del Lavoro di Bucarest sono proseguiti i negoziati sulla nuova legge della retribuzione unitaria dei dipendenti pubblici. Il Parlamento dovrebbe adottare il ddl entro la fine di agosto, un traguardo obbligatorio del PNRR, da cui dipende l’erogazione di una tranche di circa 800 milioni di euro. Il ddl suscita però forti malcontenti. Colpiti da quasi un anno da misure governative di austerità e dalla più alta inflazione dell’Unione Europea, i cittadini temono che l’entrata in vigore della legge abbassi ulteriormente il loro tenore di vita. Sindacati dell’istruzione e della sanità, rappresentanti dell’esercito, dei lavoratori delle finanze pubbliche, dei magistrati, dei poliziotti e professionisti del settore culturale contestano i criteri e i coefficienti stabiliti per il calcolo degli stipendi, denunciando che le gerarchie sono completamente squilibrate. La legge dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027.
La Commissione europea ha osservato, in un rapporto pubblicato mercoledì, che la Romania, come altri stati membri, ha adottato misure efficaci per correggere il deficit eccessivo e si trova su una buona traiettoria di riduzione degli squilibri, ma non ha superato la fase critica e deve quindi mantenere il ritmo delle riforme. La Romania ha ancora il più alto deficit dell’Unione, sebbene lo abbia ridotto di 1,4 punti in un anno, e si prevede che scenderà al 6,2% alla fine del 2026. È inoltre l’unico Paese con squilibri macroeconomici eccessivi e presenta il più basso livello di riscossione dell’IVA, dell’imposta sugli utili e dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Il PNRR è considerato essenziale per il percorso della Romania, sia per i fondi attratti e gli investimenti realizzati, sia per le riforme intraprese. La Commissione europea osserva anche i pericoli che potrebbe generare l’instabilità politica e afferma che qualsiasi governo dovrà mantenere le politiche di equilibrio.
Il governo ad interim di Bucarest ha pubblicato questa settimana l’elenco dettagliato dei contratti di acquisizione nell’ambito del programma SAFE dell’Unione Europea, volto a rafforzare l’industria della difesa, grazie al quale la Romania beneficerà di quasi 17 miliardi di euro. I fondi sono destinati a equipaggiamenti militari e infrastrutture. Finora la Romania ha firmato contratti per l’acquisto di oltre 200 veicoli da combattimento per la fanteria, quattro navi (due di pattugliamento marittimo e due per interventi dei sommozzatori), 11 sistemi di difesa antiaerea, 34 sistemi di droni militari, 934 missili terra-aria Mistral a cortissimo raggio e sei elicotteri per il trasporto di truppe ed equipaggiamenti. Il governo ha inoltre annunciato che, nel prossimo periodo, la Romania firmerà contratti in partenariato con altri stati europei, ad esempio con la Francia. Sarà firmato un contratto per l’acquisizione di 12 elicotteri per missioni di lunga durata e di 12 radar gap-filler.
Il ministro ad interim degli Esteri, Oana Țoiu, ha partecipato questa settimana alla riunione del Consiglio ministeriale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), alla quale hanno preso parte i rappresentanti dei Paesi membri e partner. La Romania si trova in una fase molto avanzata del processo di adesione all’OCSE, che riunisce 38 Paesi con economie sviluppate o in forte crescita e che mira a promuovere politiche migliori per una vita migliore. Nell’ambito dei negoziati avviati nel 2022, la Romania ha chiuso 24 dei 25 capitoli. Una volta completato anche l’ultimo, relativo al commercio, il Paese sarà ammesso come membro a pieno titolo nell’OCSE.