Riconfigurazioni liberali
I liberali romeni hanno confermato il primo ministro ad interim Ilie Bolojan alla guida del partito.
Bogdan Matei, 22.06.2026, 11:34
Fondato nel XIX secolo, il Partito Nazionale Liberale (PNL) ha il legittimo orgoglio di essere stato l’artefice di alcuni dei momenti più importanti della storia moderna della Romania. L’indipendenza dello Stato nel 1877, il completamento dell’unità nazionale dopo la Prima Guerra Mondiale, il periodo più prospero dell’economia romena nella seconda metà degli anni 1930, prima dell’avvento del comunismo, nonché l’ingresso del Paese nell’Unione Europea nel 2007: tutti questi traguardi sono stati gestiti da governi interamente o prevalentemente liberali.
Da molti anni, però, il PNL è diventato sinonimo di tensioni interne, scissioni, espulsioni, colpi bassi e alleanze politiche contro natura, atteggiamenti che non hanno fatto altro che offuscare il prestigio di questo storico partito. Nell’ultimo decennio, il PNL ha avuto dieci presidenti, a pieni poteri o ad interim, e raramente il passaggio di consegne alla guida del partito è avvenuto senza scandali che alimentassero l’interesse dei media. Domenica, almeno all’interno della sala congressuale, non ci sono stati scandali. Durante il congresso straordinario svoltosi a Bucarest, il primo ministro ad interim Ilie Bolojan, unico candidato alla propria successione, è stato rieletto senza difficoltà presidente del PNL.
L’unico possibile sfidante, Adrian Veștea, designato primo ministro, ha rinunciato a candidarsi, dichiarando chiaramente di non voler avallare una simulazione di democrazia che insedia una dittatura all’interno del PNL. Secondo lui, infatti, questo congresso rappresenta l’eliminazione di tutti i veri liberali dagli organi dirigenti del partito. Sfiduciato dal Parlamento insieme al suo governo il 5 maggio, Bolojan è stato ora rieletto dai liberali sulla base di una mozione interna, insieme a una squadra che include, come vicepresidenti, due membri dell’esecutivo ad interim appena entrati nel PNL: la vicepremier Oana Gheorghiu, proveniente dalla società civile, e il ministro Dragoș Pîslaru, già leader del piccolo partito REPER.
Considerato il braccio destro di Bolojan, il sindaco generale di Bucarest, Ciprian Ciucu, ha deciso di non candidarsi alla carica di primo vicepresidente a causa dell’inchiesta aperta questa settimana dalla Direzione Nazionale Anticorruzione nei suoi confronti per aver intascato tangenti, accusa che respinge fermamente.Circa un terzo dei delegati non ha partecipato al congresso, circostanza che alimenta le speculazioni della stampa secondo cui questa percentuale rappresenterebbe la quota degli oppositori interni di Bolojan. Ad alcuni dei suoi critici più accesi, assenti, a loro volta, dal congresso, è stato chiesto attraverso una risoluzionecongressuale di dimettersi dal partito, in caso contrario verranno esclusi.
Affiliato al Partito Popolare Europeo (centro-destra), la più grande famiglia politica del continente, il PNL è sempre stato considerato un partito con vocazione di governo. Oggi, tuttavia, gli analisti evitano di fare previsioni sul suo futuro a medio termine – al governo o all’opposizione – poiché le incertezze sulla scena politica di Bucarest sono troppo numerose.