La Banca Centrale aumenta le previsioni sull’inflazione
La Banca Centrale annuncia un rapido calo dell'inflazione, ma rinvia al prossimo anno la diminuzione del tasso di interesse di riferimento.
Roxana Vasile, 14.08.2026, 13:03
Nel secondo trimestre di quest’anno, l’inflazione in Romania, tra l’altro la più alta dell’Unione Europea, è stata spinta al rialzo principalmente dall’aumento dei costi dell’energia, del petrolio e del gas, nonché di alcune materie prime come i fertilizzanti, l’alluminio e il polietilene. Anche il conflitto in Medio Oriente ha avuto un impatto immediato, facendo lievitare i prezzi dei carburanti. Tuttavia, a luglio la tendenza è cambiata. L’inflazione è calata drasticamente, in gran parte perché erano venuti meno gli effetti diretti della totale liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. Questa settimana, l’Istituto Nazionale di Statistica ha annunciato un tasso inflazionistico dell’8,16% per il mese di luglio, in calo rispetto al 10,42% di giugno; si tratta del primo calo di tale portata negli ultimi 12 mesi.
Il governatore della Banca Centrale della Romania, Mugur Isărescu, afferma che la tendenza al ribasso dovrebbe proseguire anche nel mese di agosto. Ciononostante, l’istituzione da lui guidata ha rivisto al rialzo, al 6,1%, le previsioni sull’inflazione per la fine del 2026 e stima un tasso del 3,4% per la fine del prossimo anno, un livello anch’esso superiore alle attese precedenti. La siccità, le ondate di calore e il loro impatto sulla produzione di energia elettrica e sui prezzi dell’energia sono responsabili del rallentamento di tale tendenza discendente, ma anche i prezzi dei carburanti giocano un ruolo significativo. A questi fattori si aggiungono, secondo il governatore Isărescu, le tensioni geopolitiche, la prolungata crisi energetica e la continua frammentazione del commercio internazionale.
Nell’economia, la domanda interna è più debole; i consumi privati sono diminuiti a causa della riduzione del potere d’acquisto, del minor credito alle famiglie e della scarsa fiducia dei consumatori. Invece, il credito alle imprese è aumentato di circa il 20% e gli investimenti continuano a crescere, sebbene a un ritmo più contenuto. Una domanda più debole contribuisce a frenare l’inflazione, ma ostacola la crescita economica. Il governatore della Banca Centrale non prevede una rapida ripresa e ritiene fondamentale l’assorbimento dei fondi europei. Nel frattempo, il deficit commerciale è diminuito, anche se l’industria e le esportazioni risentono ancora della debolezza della domanda sui mercati europei. La Banca Centrale afferma che la valuta nazionale – il leu – presenta ora un tasso di cambio più flessibile e che gli interventi della Banca Centrale sul mercato dei cambi sono stati significativamente inferiori rispetto all’anno scorso.
Allo stesso tempo, il governatore Mugur Isărescu sottolinea che il tasso di interesse di riferimento non sarà ridotto finché l’inflazione non scenderà al di sotto di tale livello. Infine, per quanto riguarda l’adozione dell’euro, la Romania attualmente non soddisfa i criteri necessari e avrà bisogno di diversi anni per raggiungere questo obiettivo. Per il momento, Bucarest — afferma Mugur Isărescu — deve dare priorità alla riduzione del deficit fiscale al di sotto del 3% del PIL e al mantenimento della disciplina fiscale.