L’elmo di Coțofenești
L'elmo d'oro di Coțofenești, un capolavoro risalente a oltre 2.000 anni fa, scoperto casualmente da un bambino nella provincia di Prahova, è uno dei manufatti in oro più preziosi mai rinvenuti sul territorio della Romania. L'elmo è stato rubato nel 2025 da un museo nei Paesi Bassi e ritrovato quest'anno in condizioni danneggiate; attualmente è sottoposto a restauro presso il Museo Nazionale di Storia della Romania.
Ion Puican, 20.10.2026, 07:00
L’elmo di Coțofenești è uno dei reperti in oro più preziosi mai rinvenuti sul territorio della Romania e appartiene alla civiltà traco-getica. Fu trovato per caso intorno al 1927-1928 da un bambino del villaggio di Coțofenești, nel comune di Vărbilău, nella provincia di Prahova, nel sud del Paese. Il ragazzo, che portava le pecore al pascolo, indossò l’elmo per diverse settimane. Il reperto finì poi, tramite vendita, nelle mani di un commerciante della zona. Nell’aprile del 1929 fu acquistato dallo Stato romeno ed entrò a far parte del patrimonio del Museo Nazionale delle Antichità, per poi diventare parte della collezione del Museo Nazionale di Storia della Romania (MNIR) di Bucarest, dove si trova ancora oggi.
A raccontarci la storia di questo famoso elmo è la museologa Maria-Magdalena Ștefan, del MNIR: “Le scoperte più importanti sul mondo si devono ai bambini, e questo non è solo una metafora sull’importanza dello spirito curioso che caratterizza l’umanità, ma è anche una verità, almeno per l’archeologia romena. Il reperto culturale più famoso della Romania al giorno d’oggi, l’elmo d’oro di Coțofenești, così come il suo gemello di Cucuteni-Bădiceni, sono stati scoperti da dei bambini. È a un bambino delle elementari, Traian Alexandru Simion, del villaggio di Coțofenești nella provincia di Prahova, che dobbiamo la scoperta, nel 1928, dell’elmo d’oro, su un’altura boscosa della zona subcarpatica. Ci troviamo qui in un punto non lontano da Vălenii de Munte, da dove in passato partiva un’importante via di transito dei Carpazi. Non è quindi casuale l’accumulo di una tale ricchezza in questo luogo, anche se ora la zona appare selvaggia e isolata. In quegli anni, quando l’elmo venne portato all’attenzione degli studiosi dell’epoca, in particolare del professore universitario Ioan Andriescu, che nel 1929 condusse degli scavi nel luogo del ritrovamento, l’opinione pubblica romena soffriva ancora per la perdita della Chioccia con i pulcini d’oro, il tesoro di Pietroasele; che all’epoca non era ancora tornato dai russi, dove era stato inviato all’inizio della Prima Guerra Mondiale per essere messo al sicuro. Sembrava perduto per sempre. L’elmo di Coțofenești inizia quindi il suo destino pubblico all’insegna del sentimento di ingiustizia collettiva, di perdita. Fin dall’inizio è stato percepito come una riparazione simbolica per quello che fino ad allora era stato il più importante tesoro storico della Romania. Nei 98 anni trascorsi dalla sua scoperta ha continuato a essere, anzi ha rafforzato la sua posizione di simbolo nazionale: è stato raffigurato nei libri di storia con cui sono cresciute generazioni di bambini, e la sua immagine ha persino fatto carriera nel cinema.”
L’elmo risale al IV secolo a.C. ed è realizzato in oro di elevata purezza, con un peso di 770 grammi. Sulla sua superficie sono raffigurate scene rituali insieme a grandi occhi, con funzione protettiva, e animali fantastici, motivi tipici dell’arte tracica, ma con influenze greche e scite. Maria-Magdalena Ștefan ci fornisce ulteriori dettagli su come è stato realizzato l’oggetto d’oro e sulle sue decorazioni: “L’elmo è un prodotto dell’arte della lavorazione dei metalli tipica dei Traci a nord dei Monti Balcani. Un oggetto che, per il metallo utilizzato e per la decorazione, suggerisce che avesse un valore simbolico. Non era quindi una semplice dimostrazione della ricchezza di un capo militare, ma era sicuramente considerato un oggetto dotato di poteri speciali, in grado di conferire determinati attributi a chi lo indossava. L’elmo pesa 770 grammi. È quasi completo. Manca solo la punta della calotta, che sembra essersi rotta in un momento imprecisato, tra il ritrovamento e l’arrivo al museo. La lega con cui è stato realizzato contiene circa il 20% di argento, un po’ di rame e ferro. Una combinazione che smentisce l’ipotesi secondo cui sarebbe stato realizzato con oro nativo raccolto dai fiumi. La sua forma a viso scoperto, incorniciata da linee rette, la calotta allungata e gli ampi fori per le orecchie, ci permettono di stabilire con abbastanza precisione quale sia stata la fonte di ispirazione. Il modello in bronzo, quello da battaglia, che è stato riprodotto in oro. Si tratta degli elmi calcidici prodotti in Grecia e nell’Italia meridionale, molto apprezzati dai guerrieri d’élite traci, in particolare nel IV secolo a.C. La decorazione della calotta, realizzata sotto forma di rosette ottenute mediante pressatura dall’interno, ricorda i motivi decorativi utilizzati sugli elementi dell’equipaggiamento militare per il collo e il petto, impiegati dagli antichi Macedoni e dai Traci balcanici nella seconda metà del IV secolo a.C. Il modello di Coțofenești è identico a quello utilizzato sul pettorale rinvenuto in una tomba famosa, forse la più famosa del nord della Grecia, attribuita proprio a Filippo II, padre di Alessandro Magno. Sia la forma dell’elmo, derivata da quella calcidica, sia i dettagli decorativi, sia il metallo scelto, l’oro, sono indizi che consentono di datare l’elmo alla fine del IV secolo a.C. In breve, possiamo dire che ha circa 2300 anni. In questo periodo, le comunità dell’area circostante il Mar Egeo e il Mar Nero stavano ridefinendo le proprie credenze e ideologie aristocratiche, e persino quelle religiose, sotto l’influenza dell’enorme impatto esercitato dall’espansione dei regni macedoni sotto Filippo II e Alessandro Magno. Quello è il periodo di massima fioritura della civiltà getica. Gli elementi decorativi più interessanti dell’elmo si trovano sulle guance e sulla protezione per la nuca. Sulle guance è raffigurata, in modo simmetrico e duplicato, una scena di sacrificio molto drammatica, nonostante lo stile artistico naif e leggermente goffo: un guerriero armato di pugnale inchioda a terra con tutta la sua forza un ariete, ne scopre il collo, tirandogli il muso verso l’alto. Lo vediamo con il pugnale alzato, con il mantello al vento. Pochi secondi prima dell’uccisione. Il sacrificio di un animale è sempre stato parte essenziale del legame tra gli uomini e la divinità. E gli arieti, in particolare nelle civiltà classiche, erano gli animali che assicuravano il collegamento con l’aldilà. Sulla protezione per la nuca riconosciamo sfingi e grifoni, creature soprannaturali di ispirazione greca, custodi delle tombe, abitanti dei mondi fantastici ai confini della conoscenza, simbolo di trasgressione e di esperienza religiosa. Sulla fronte dell’elmo sono raffigurati occhi spalancati con sopracciglia prominenti, sormontati da corna. Le corna erano all’epoca un segno di divinità, come sappiamo dalle raffigurazioni di Alessandro Magno.”
Nel gennaio 2025, l’elmo è stato rubato, insieme a diversi bracciali dacici in oro, dal Museo Drents di Assen, nei Paesi Bassi, dove era esposto nell’ambito della mostra internazionale “Dacia! Kingdom of Gold and Silver”. Il furto è stato violento: i ladri hanno utilizzato esplosivi per entrare nel museo e l’elmo ha subito danni visibili — la visiera è stata piegata verso l’interno. A seguito di un’indagine internazionale, l’elmo è stato recuperato all’inizio di aprile 2026, insieme a due dei tre bracciali rubati. Le ricerche del terzo bracciale proseguono. I reperti in oro sono stati riportati in Romania e consegnati al Museo Nazionale di Storia, dove l’elmo è ora in fase di restauro, sotto la supervisione della Commissione Nazionale dei Musei e delle Collezioni. Gli esperti stimano che il suo ripristino alla forma originale richiederà circa un anno, a differenza dei bracciali, che sono stati recuperati intatti.