Antiche percezioni del Ponto Eusino
Il Mar Nero è la porta attraverso la quale la Romania si collega al resto del mondo: il mare grazie al quale le navi e i marinai romeni raggiungono ogni meridiano.
Steliu Lambru, 19.10.2026, 23:14
Sia oggi che in passato, il Mar Nero ha fatto parte di una sfera di civiltà già descritta negli antichi scritti greci, redatti da coloro che lo osservarono, da lontano o da vicino.
Lo storico, numismatico e archeologo Emanuel Petac, della Biblioteca dell’Accademia Romena, ha esaminato e interpretato il modo in cui gli autori greci percepivano il Mar Nero. “Siamo naturalmente abituati al termine ‘Mar Nero’, ma anche a ‘Ponto Eusino’. Eppure, nel corso della storia, è stato sempre e solo ‘Ponto Eusino’, o era noto anche con altri nomi? Veniva chiamato pure ‘Ponto Assino’ (*Pontus Axeinos*) – un termine usato, ad esempio, da Pindaro verso la metà del V secolo a.C. Di fatto, l’intero dibattito e la discussione attorno al nome del Mar Nero ruotano intorno a questo contrasto tra un mare inospitale e uno ospitale. In sostanza, il mare nasce come inospitale per poi diventare ospitale: questo è, appunto, il significato di ‘Ponto Eusino'”, ha spiegato egli.
Le cose, se osservate da lontano, assumono un certo significato; viste da vicino, ne assumono un altro. Si tratta di una prospettiva umana del tutto normale, condivisa già dagli antichi Greci. Emanuel Petac. Nel corso delle epoche, certi luoghi siano stati considerati ospitali o, al contrario, inospitali. In ultima istanza, la questione rimanda a un’opposizione fondamentale: quella tra una zona di transito e un territorio stabilmente abitato (o meno); tra uno spazio civilizzato e uno non civilizzato; tra una regione — per così dire — affine al mondo greco classico (come il Mediterraneo orientale, che ne era parte integrante) e, per contro, una regione legata al mondo “barbaro”, in particolare a quello scitico. È proprio qui, infatti, che affonda le radici tale contrapposizione».
Innanzitutto, vi fu lo sguardo che i Greci, da lontano, rivolsero al Mar Nero. Emanuel Petac. «Tra le fonti letterarie antiche che menzionano il Mar Nero figurano, in primo luogo, Pindaro e, successivamente, Strabone, nella sua opera di carattere geografico. Queste due fonti sono separate da circa 500 anni: Pindaro scrisse intorno al 462 a.C., mentre Strabone operò nella prima parte del I secolo d.C. I termini e i concetti da loro impiegati sono i medesimi; non è un caso che Pindaro parli degli Argonauti, un tema mitico riferito a un regno mitico: è così, infatti, che i Greci dell’epoca percepivano il Mar Nero. Pindaro descrive gli Argonauti mentre giungono alla foce del *Pontos Axenos* — ovvero il «mare inospitale» —, la porta d’accesso a uno spazio oscuro e poco accogliente, in cui forse non è il caso di avventurarsi. Eppure, al contempo, lo stesso Pindaro utilizza anche il termine *Euxeinos* — il Mar Eusino, come lo definisce —, un luogo in cui Achille regnava su un’isola radiosa. Si comprende, dunque, come tutto sia in realtà riconducibile a elementi mitologici, a motivi arcaici, ai quali ciascuno cerca di rapportarsi in modo analogo».
«Per i Greci, all’epoca, il Mar Nero costituiva una costruzione culturale», ha affermato Emanuel Petac. «In seguito, prese piede il concetto di “Ponto Eusino” – ovvero “mare ospitale” – e non per caso. Anche questo fu il risultato delle riflessioni greche su tale regione e della penetrazione, in essa, della civiltà ellenica. Ciò è chiaramente illustrato negli scritti di Strabone, il quale racconta come gli antichi si riferissero al Mar Pontico quasi come a un oceano, situato, presumibilmente, oltre le Colonne d’Ercole (quello che oggi conosciamo come Oceano Atlantico). I Greci non si avventuravano in quel regno; esso rimaneva una distesa ignota, in un certo senso oscura, ritenuta abitata da ogni sorta di demoni capaci di far affondare le navi: un luogo che era meglio lasciare inesplorato. Il Mar Nero veniva percepito in modo analogo. Di conseguenza, esso va inteso più attraverso la lente della filosofia greca e della cultura classica che da una prospettiva strettamente geografica. Il termine “Eusino”, così come è stato recepito nella lingua greca, deriva in realtà – e non è un caso – dal persiano *Axsaina*, che significava “oscuro” e “ostile”».
Si verificò un mutamento nella percezione del Mar Nero da parte dei Greci. Emanuel Petac osserva: «Passiamo da questo mare inospitale — un regno oscuro, aspro e austero di cui si sapeva ben poco — al “mare ospitale” descritto da Pindaro e Strabone, quello che conosciamo ancora oggi. Strabone offre la spiegazione più efficace di questa evoluzione, sottolineando che la situazione mutò in seguito alla fondazione, da parte degli Ioni, di *poleis* (città-stato) lungo la costa occidentale del Mar Nero. Qui emerge un concetto radicato nella filosofia greca classica: è la *polis* — la città-stato — a portare la civiltà nella regione del Mar Nero. Nel momento in cui vi viene fondata una *polis* — intendendo con ciò tutte le città-stato greche lungo le coste occidentali e settentrionali, da Olbia e Tyras a nord fino all’odierna costa bulgara — vi si introduce la civiltà. Tali insediamenti integrano la regione del Mar Nero in un ambito che, in precedenza, era circoscritto al solo Mediterraneo orientale: la sfera culturale e di civiltà greca».
Il Mar Nero faceva parte del vasto ambito della cultura e della civiltà dell’antica Grecia. Eppure, anche le popolazioni locali vi occupavano un loro preciso ruolo storico.