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I giovani romeni e il mercato del lavoro

Il 23% dei romeni di età compresa tra i 18 e i 24 anni non lavora né segue alcun percorso di istruzione o formazione professionale: una situazione che, secondo l'OCSE, costituisce una grave preoccupazione per le politiche pubbliche.

Foto: Vitaly Gariev / unsplash.com
Foto: Vitaly Gariev / unsplash.com

, 04.11.2026, 21:08

I dati Eurostat indicano che la Romania registra attualmente, all’interno dell’Unione Europea, la percentuale più elevata di giovani che non lavorano né frequentano la scuola. Il Paese detiene inoltre il primato nell’UE per quanto riguarda la disoccupazione giovanile: circa un quarto delle persone di età inferiore ai 24 anni è senza lavoro. Peraltro, il tasso di disoccupazione giovanile risulta fino a otto volte superiore al tasso di disoccupazione nazionale calcolato sull’intera popolazione in età lavorativa.

Un rapporto dell’OCSE, intitolato “Education at a Glance 2026”, lancia un allarme: il 23% dei giovani rumeni di età compresa tra i 18 e i 24 anni non lavora, né segue alcun percorso di istruzione o formazione professionale. Si tratta della cosiddetta categoria “NEET” (acronimo inglese per indicare persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione), con una percentuale significativamente superiore alla media OCSE, che si attesta appena al 14%.

“I giovani adulti che non lavorano e non sono impegnati in alcuna forma di istruzione o formazione professionale rappresentano una preoccupazione rilevante per le politiche pubbliche, poiché periodi prolungati di inattività in giovane età possono avere effetti negativi duraturi sul loro futuro percorso socioeconomico”, sottolinea l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Secondo il sociologo Mihai Dumitru, ricercatore specializzato in questioni giovanili, questo rappresenta uno dei problemi sociali più gravi in Romania: “La giovinezza è un periodo di transizione dall’adolescenza all’età adulta, durante il quale i giovani si inseriscono nelle dinamiche sociali. Essi scelgono o cercano di stabilire il maggior numero possibile di legami sociali, oppure, al contrario, finiscono per isolarsi. Il fatto che non siano inseriti nel sistema educativo né attivi nel mercato del lavoro comporta un isolamento sociale, con conseguenze non solo per il loro sviluppo individuale, ma — aspetto cruciale — per l’intera società. Stiamo attraversando una fase di cambiamenti sottili ma profondi, spinti dalla rivoluzione tecnologica, destinata a trasformare il mercato del lavoro. A prima vista, ciò potrebbe apparire come un’opportunità per i giovani, dato che hanno maggiore dimestichezza con gli strumenti di intelligenza artificiale — e li utilizzano più frequentemente — rispetto ad altre generazioni. Purtroppo, permangono ancora barriere sociali. Il fattore principale che determina il loro insuccesso nel mercato del lavoro è l’istruzione. Com’è noto, in Romania una percentuale significativamente più elevata di giovani abbandona gli studi — in varie fasi del percorso formativo — rispetto a qualsiasi altro Paese dell’Unione Europea; ad esempio, un quinto degli studenti lascia l’università dopo il primo anno a causa di difficoltà economiche, problemi personali, matrimonio, nascita di figli e così via. Eppure, senza un’istruzione adeguata, è impossibile trovare una collocazione nel mercato del lavoro. Inoltre — un aspetto interessante — i datori di lavoro in Romania richiedono esplicitamente candidati con esperienza pregressa”. Di conseguenza, un giovane che ha terminato gli studi — o che magari non li ha completati, fermandosi al livello di istruzione secondaria — si trova privo proprio di questo: l’esperienza.

La percentuale complessiva di rumeni in possesso di un titolo di istruzione superiore è pari appena al 19%, un dato ampiamente superato dalla quota di persone che hanno completato l’istruzione secondaria o post-secondaria, che raggiunge il 56%. Inoltre, secondo i dati Eurostat, solo il 23% dei giovani rumeni di età compresa tra i 25 e i 34 anni ha conseguito un titolo di istruzione superiore.

Tra i giovani che conseguono una laurea, alcuni finiscono per lavorare in un ambito completamente diverso da quello per cui hanno seguito un percorso di formazione. Dove si interrompe il legame tra istruzione ed esigenze del mercato del lavoro? Il ricercatore Mihai Dumitru spiega: “Si tratta di una questione legata a come viene progettato il sistema educativo. Da sempre si chiede alle scuole di adattarsi alle richieste del mercato del lavoro. Molti datori di lavoro osservano: ‘Questi laureati possiedono una solida base teorica, ma non sono adatti alle mansioni concrete che devono svolgere sul campo’. Dunque, è necessario puntare sull’adattamento all’interno delle scuole: è lì che bisogna intervenire nel sistema educativo! Per quali professioni li stiamo formando? Per che tipo di mondo li stiamo preparando? Perché – lo ripeto – il mondo in cui viviamo è in continua evoluzione; tra dieci anni, il mercato del lavoro sarà profondamente diverso da quello attuale”.

Senza una strategia nazionale a lungo termine che li sostenga, i giovani di oggi potrebbero facilmente smarrire la propria strada; lasciati a se stessi, dovranno affrontare sfide notevoli, afferma Mihai Dumitru: “Le soluzioni esistono, eccome! Ma per attuarle serve una strategia a lungo termine incentrata sui giovani. Cosa faremo per le generazioni future? Al di là del fatto che il loro numero — e la loro incidenza sulla popolazione totale — è in calo (per inciso, la popolazione rumena sta invecchiando: l’età mediana era di quasi 35 anni nel 1992, mentre oggi supera i 40), sono proprio le nuove generazioni a poterci ancorare alla rivoluzione tecnologica. Per questo, occorre una strategia giovanile globale, che ponga un’enfasi chiara, innanzitutto, sull’istruzione e, in secondo luogo, sull’eliminazione delle barriere nel mercato del lavoro, favorendo così l’occupazione dei giovani”.

Tra le centinaia di migliaia di giovani in Romania che non studiano né lavorano, circa il 70% non riesce a trovare un’occupazione che soddisfi le proprie aspettative. Eppure, chi è privo di una professione o di un lavoro finisce per essere emarginato dalla società. “Chi sono? E cosa faccio?”: sono interrogativi che ogni giovane si pone all’inizio del proprio percorso di vita. Tuttavia, la mancanza di una professione o di un impiego comporta, a lungo termine, un maggiore rischio di esclusione sociale, povertà materiale e dipendenza economica dalla propria famiglia. Inoltre, da un punto di vista tecnico, più tardi una generazione entra nel mercato del lavoro, più tardi inizia a contribuire al sistema di previdenza sociale, all’economia e alla società nel suo complesso. Per di più, una generazione ancora alla ricerca della propria strada che accede al mercato del lavoro in ritardo comporta un costo notevole: l’economia, avendo bisogno di risorse che non riesce a reperire internamente, sarà infatti costretta ad attingerle dall’estero.

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