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Riposo e attività preferite dai romeni

La pandemia di Covid-19 ha drammaticamente riconfigurato la società. Le misure di quarantena e isolamento adottate da tutti i Paesi in questo contesto hanno ricollocato la nostra vita in un nuovo paradigma.

Riposo e attività preferite dai romeni
Riposo e attività preferite dai romeni

, 29.09.2020, 15:20

La pandemia di Covid-19 ha drammaticamente riconfigurato la società. Le misure di quarantena e isolamento adottate da tutti i Paesi in questo contesto hanno ricollocato la nostra vita in un nuovo paradigma. Internet ci ha avvicinati, ha cancellato le distanze, e i Governi hanno globalizzato la mascherina di protezione. Le conseguenze negative sono l’isolamento e il sentimento di alienazione. Quella positiva: più tempo libero. Abbiamo scoperto che possiamo andare al lavoro dal nostro soggiorno e che, in questo modo, risparmiamo tre ore al giorno. Ma non è andata cosi’ per tutti. Secondo uno studio sociologico, solo 3 su 10 romeni ritengono di avere avuto più tempo libero che prima della pandemia, mentre 4 su 10 sentono il bisogno di dormire di più. Lo studio sarà lo spunto per analizzare il modo in cui una crisi di una simile portata influisce sulla qualità del sonno. Nel contesto di una quarantena abbastanza lunga, molti di noi direbbero che avremmo sufficiente tempo da dedicare al sonno, ma le cose non stanno proprio così. La pandemia ha fatto emergere problemi che molti di noi non sapevano di avere e ha riattivato comportamenti atavici. La maggiore paura dell’uomo è la paura dell’ignoto, e la pandemia ha molte incognite. Le informazioni sono poche (spesso contraddittorie e minacciose), il sentimento della sicurezza di sè è gravemente leso, appaiono la paura e il senso di colpa e i comportamenti tipo « combatti o fugi ». Uno starnuto fa sorgere automaticamente la domanda « ma se… ? », nelle mente di chi ha starnutito, ma anche nella mente di quelli intorno. Il nostro cervello non sopporta l’incertezza. Quando non ha tutte le informazioni, il cervello porta le proprie, col rischio di deformare la realtà oggettiva, cosicchè produca uno scenario coerente, in base al quale agire per riavere il controllo. Perciò spesso ci confrontiamo, in situazioni normali, ma interpretate in un contesto percepito come pericoloso, con reazioni inadeguate, esagerate, a volte aberranti, ha spiegato la psicologa Daniela Ionescu.



Adesso prendete questa tendenza e mettetela nel contesto di una quarantena come quella che abbiamo attraversato noi in primavera. Il risultato – l’isolamento e le misure imposte dal distanziamento sociale hanno ripercussioni molto gravi sull’uomo, e una pessima qualità del sonno è il primo sintomo che qualcosa va storto. La privazione di sonno appare in una moltitudine di contesti, come dicono tutti gli specialisti. In contesti di tensione, di crisi, il nostro corpo agisce in vari modi. È molto possibile che in certi contesti di crisi, la tensione risentita dal corpo si manifesti inclusivamente tramite l’insonnia. La mancanza di riposo del cervello e del corpo porta, anch’essa, a un sovraccarico di tensione. È un circolo vizioso: la tensione genera insonnia, l’insonnia genera tensione. Questo periodo di pandemia ha generato tensione. Soprattutto nella prima parte. La tensione generata anche da tutti i messaggi arrivati dalla società (la morte è più vicina di quanto pensi, è molto probabile che succeda qualcosa a te e ai tuoi cari), ma anche sull’isolamento. L’isolamento è un fattore con cui noi non eravamo abituati e la nostra intera vita è stata capovolta. E allora il comportamento dell’uomo, lo dice la sociologia, dipende moltissimo dal contesto e dalla situazione. La situazione in cui ci siamo trovati è stata una con cui noi non eravamo abituati. E allora, logicamente, la tensione è stata altissima e si è manifestata anche attraverso l’insonnia, ha precisato il sociologo Gelu Duminică.




La quarantena non ci ha difeso molto, perchè l’animale sociale che è l’uomo ha reagito con depressioni e angosce, che indeboliscono il sistema immunitario. Siamo programmati geneticamente per vivere in collettività. Costruiamo il nostro equilibrio psichico e evolviamo tramite l’interazione, quindi non si può parlare di distanziamento sociale. Più si è connessi fisicamente, socialmente e psichicamente con gli altri, più lo stato di salute fisica e psichica è migliore. L’isolamento può portare a stanchezza cronica. Possono verificarsi attacchi di panico, sentimenti di tristezza, di impotenza, l’abuso di alcol e droga, e spesso, idee suicidarie. Neanche il distanziamento fisico porta benefici all’equilibrio psihico. Abbiamo bisogno di avvicinamento fisico, di toccarci. Ci dà fiducia, sicurezza. È il primo linguaggio che impariamo quando veniamo al mondo. Il più diretto e completo, e non può essere sostituito da nessuna forma di comunicazione verbale o scritta. Il tocco trasmette rapidamente ed esattamente una gamma molto più ampia di sentimenti e sensazioni, ad esempio, rispetto all’espressione del volto o ai gesti. Il distanziamento, di qualsiasi tipo, porta all’aumento dell’aggressività, degli atti lesionistici e autolesionistici. Genera comportamenti aberranti e contribuisce all’insorgere della depressione, e la depressione fa abbassare anche le difese immunitarie. O, forse, al contrario, il distanziamento ci aiuterà a capire meglio il valore delle relazioni interumane, ci aiuterà a dare più valore alla presenza dell’altro, al toccarsi, all’abbracciarsi, a svilupparci l’empatia, la compassione, l’altruismo, la coscienza di sè e del mondo, ha spiegato Daniela Ionescu.



Il 53% degli interpellati hanno ammesso che frequentare i ristoranti, i bar o le terrazze sono le attività che hanno mancato loro di più durante la quarantena. Il 48% di loro hanno detto che le attività che hanno mancato loro di più sono stati i concerti e l’andare al cinema. Solo il 15% hanno detto che sono mancati loro gli hobby che praticavano. L’uomo è un essere sociale. Uno dei suoi bisogni fondamentali è quello di appartenere, e la sua soddisfazione comporta relazioni. L’autostima e la fiducia in se stessi si costruiscono tramite le esperienze facilitate dall’interazione. Come anche la compassione, l’empatia, l’altruismo, la socializzazione contribuisce in modo essenziale al nostro sviluppo cognitivo e affettivo, ma anche alla costruzione dei meccanismi di adattamento al mondo e al vivere, ci aiuta a gestire lo stess e l’ansia. L’isolamento sociale può portare non solo a malattie fisiche, ma anche alla perdita del senso di realtà. A volte anche al decesso. D’altra parte, il bisogno eccessivo di socializzazione può nascondere spesso squilibri psichici che l’individuo tiene sotto controllo concentrandosi sull’interazione con gli altri. La socializzazione alla presenza del cibo e tramite il cibo, come succede nei ristoranti, ha alla base il ricordo di aver ricevuto, con il latte materno, affetto, comfort e protezione. Il cibo è un linguaggio con cui comunichiamo i nostri intenti, le emozioni, e con cui realizziamo connessioni con gli altri. Mangiare insieme è uno scambio di energia, un atto di avviciamento, di intimità. Cosi’ come il cibo ci nutre fisicamente, le relazioni ci nutrono emotivamente, e, quando abbiamo ambo i tipi di nutrimento, la soddisfazione è completa, ha detto Daniela Ionescu.




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