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Tutela delle foreste nella regione dei Carpazi

I Monti Carpazi si stendono sul territorio di otto stati, sono lunghi 1500 km e, dopo le Alpi, costituiscono la più estesa catena montuosa in Europa.

Tutela delle foreste nella regione dei Carpazi
Tutela delle foreste nella regione dei Carpazi

, 27.10.2017, 12:36

I Monti Carpazi si stendono sul territorio di otto stati, sono lunghi 1500 km e, dopo le Alpi, costituiscono la più estesa catena montuosa in Europa. Rappresentano, altrettanto, una ricchezza naturale unica, di grande valore biologico, un habitat e un rifugio essenziale per numerose specie di piante e animali in pericolo, una zona con le più estese foreste vergini dell’Europa. In queste montagne ci sarebbero oltre 300.000 ettari di boschi quasi vergini, una piccola parte della superficie forestale che copriva una volta l’Europa. Essi includono oltre 10.000 ettari di faggete nell’est della Slovacchia e nell’ovest dell’Ucraina, inserite nel patrimonio dell’UNESCO, ma anche uno dei pochi paesaggi forestali intatti in Europa, individuato nel sud dei Carpazi romeni. Oltre 24.000 ettari di faggete di Romania sono stati inseriti quest’anno nel Patrimonio Naturale dell’UNESCO. Eppure, i Carpazi continuano ad essere minacciati dall’intervento dell’uomo tramite la frammentazione degli habitat, la scomparsa di tante specie di piante e animali, ma anche attraverso l’alterazione e l’antropizzazione dei paesaggi naturali o la distruzione dei fiumi di montagna. Per queste ragioni, i Paesi della regione hanno deciso 14 anni fa di cooperare per la protezione e lo sviluppo durevole, gettando le basi della Convenzione dei Carpazi.

A metà ottobre, la città ungherese di Lillafuered ha ospitato la quinta Conferenza dei Paesi aderenti al questa Convenzione, cui ha partecipato anche Alina Szasz, manager pubblico presso il Consiglio provinciale di Brasov: La Romania ha ratificato la Convenzione dei Carpazi nel 2006. Si tratta di un’intesa tra tutti gli stati attraversati dalla catena carpatica: Ucraina, R.Ceca, Slovacchia, Ungheria, Serbia, Polonia e Romania, ed è volta a contemplare in un certo qual modo l’intera catena carpatica come un’unica entità e non come una rivalità o una forma che ha dei confini. Ci si prova ad assicurare il management delle risorse culturali e naturali, creare opportunità per nuovi posti di lavoro, con riferimento costante anche ai cittadini che vivono nella regione dei Carpazi. La Convenzione in sè conta 8 gruppi di lavoro: conservazione sostenibile della biodiversità, sviluppo parziale, agricoltura e sviluppo rurale, gestione durevole delle foreste, industria, trasporto e infrastruttura, turismo durevole, cultura – tradizioni e adattamento ai cambiamenti climatici. Oltre a questi 8 gruppi di lavoro, la Convenzione ha anche quattro protocolli addizionali: utilizzo e conservazione durevole della biodiversità biologica, management durevole delle foreste, turismo durevole e trasporto durevole. Praticamente, nel corso dell’incontro dei Paesi, a frequenza triennale, sono stati discussi ogni singolo protocollo e articolo della convenzione, e presentati gli aspetti positivi, gli iter compiuti finora e cosa c’è da fare. Ogni Paese ha esposto le evoluzioni nel rispettivo settore.

A partire da quest’anno, la Romania ospita l’Ufficio della Piattaforma di Cooperazione del Turismo Durevole nell’ambito della Convenzione dei Carpazi, il primo nazionale e il terzo regionale, dopo quelli di Ucraina e Polonia. Vi si svolgeranno una serie di attività volte a valorizzare l’immenso potenziale dei Carpazi e saranno individuate le migliori modalità di cooperazione tra tutti i fattori coinvolti nel settore turistico, che svolgono l’attività nell’area montuosa di Romania. Alina Szasz spiega: Abbiamo presentato in Ungheria, a Lillafuered, quel programma di lavoro stabilito per il 2017-2020, che include cinque compiti generali, tra cui la gestione di una base di dati, in cui vengono caricati costantemente dei progetti svolti o implementati lungo la catena montuosa, fonti di finanziamento ecc. In questo modo, tutte le unità amministrative, tutte le ong della Romania e dell’intera catena carpatica hanno accesso a tutte le informazioni relative ai progetti svolti nella zona montuosa appunto per evitare il raddoppiamento, ma anche per avere esempi di buone pratiche. Oltre a questi cinque compiti generali, abbiamo stabilito 15 attività delle 27 incluse nel Piano azione Paese, e 9 attività delle 24 attinenti al Piano di azione comune dei Paesi firmatari. Questi due piani di azione costituiscono praticamente il corpo della strategia per il turismo durevole. Questa strategia ci offre il quadro, le azioni che dovrebbero essere implementate a livello della catena carpatica, e ogni Paese dovrebbe stabilire, a seconda del grado di sviluppo raggiunto, cosa si contempla e cosa serve. In questo momento, auspichiamo di raggiungere uno sviluppo unitario.

All’implementazione della Convenzione dei Carpazi ha recato il proprio contributo tramite vari progetti anche l’organizzazione ecologista WWF Romania, come spiega il suo responsabile regionale per le aree protette, Cristian Pap: Abbiamo implementato un progetto nell’intera ecoregione dei Carpazi, in cui abbiamo dibattuto il problema dell’utilizzo durevole delle risorse naturali. Parliamo di boschi, varie specie di piante e animali, risorse idriche ecc. In questo momento abbiamo un progetto dedicato allo sviluppo dell’infrastruttura durevole nei Carpazi. I nostri partner strategici sono i Ministeri dell’Ambiente e dei Trasporti. Auspichiamo di avere, ad esempio, delle autostrade costruite di modo che tengano in considerazione anche il movimento degli animali di grande taglia nelle zone ad alta biodiversità. Facciamo riferimento agli ecodotti o ad altre misure volte a ridurre l’impatto delle autostrade o delle strade sullo spostamento dei grandi carnivori. D’altra parte, sono stati compiuti dei passi importanti con l’individuazione delle foreste vergini e la loro tutela. Siamo stati attivi anche in materia di cambiamenti climatici. Ad esempio, due settimane fa, in Ungheria è stata adottata la nuova forma della Convenzione che include un articolo in più – articolo che riconosce la vulnerabilità dei monti Carpazi davanti ai cambiamenti climatici. L’articolo vincola le parti firmatarie della Convenzione ad implementare delle azioni per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici, quali la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Allo stesso tempo, vincola le parti anche a prendere di misure di adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici che già da tempo si sono fatti sentire.

I rappresentanti dei sette stati presenti alla riunione svoltasi in Ungheria hanno concluso che serve cooperare anche d’ora in avanti, per far fronte alle nuove sfide nella regione carpatica. La sesta Conferenza dei Paesi aderenti alla Convenzione dei Carpazi si terrà nel 2020 in Polonia. (traduzione di Iuliana Anghel)

Foto: Simon Wilkes/ unsplash.com
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