Una ricerca sui giardini. “Cultivators of Life”
Il programma “Cultivators of Life” o “Coltiviamo la vita” cerca di riunire tre tipi di conoscenza che, finora, sono rimasti solitamente separati: la conoscenza ancestrale, ereditata dalle pratiche tradizionali di coltivazione, le attuali pratiche di giardinaggio e la conoscenza scientifica, attraverso il dialogo con biologi, climatologi, paesaggisti e architetti.
Ion Puican, 03.10.2026, 07:00
Il programma “Cultivators of Life” o “Coltiviamo la vita” cerca di riunire tre tipi di conoscenza che, finora, sono rimasti solitamente separati: la conoscenza ancestrale, ereditata dalle pratiche tradizionali di coltivazione, le attuali pratiche di giardinaggio e la conoscenza scientifica, attraverso il dialogo con biologi, climatologi, paesaggisti e architetti. L’obiettivo è quello di costruire un nuovo linguaggio comune tra questi tre mondi. Nell’ambito del progetto vengono organizzate residenze artistiche, dibattiti, visite e attività direttamente nei giardini.
“Cultivators of Life” è un programma pluriennale organizzato dall’Associazione Tranzit di Bucarest in collaborazione con l’istituzione partner MODEM, il Centro d’Arte Moderna e Contemporanea di Debrecen, e cofinanziato dall’Amministrazione del Fondo Culturale Nazionale. Il programma, che ha una durata di due anni, dal 2025 fino alla fine di quest’anno, è stato concepito in stretta connessione con un progetto che l’Associazione Tranzit sta portando avanti, ovvero la Stazione Sperimentale di Ricerca per l’Arte e la Vita. Questo progetto, concepito in una prospettiva a lungo termine, si svolge in uno spazio situato fuori Bucarest, a 40 chilometri a nord, nel villaggio di Siliștea Snagovului; e che nel frattempo si è trasformato in una comunità in cui coesistono diverse entità, diverse associazioni, colleghi e operatori culturali che ne fanno parte occupandosi di questi terreni di cui sono comproprietari. La stazione di ricerca è un luogo in cui coltiviamo la vita curando un giardino della biodiversità, che a sua volta costituisce un ecosistema in continua evoluzione e crescita. Ma è anche uno spazio di produzione artistica e di riflessione che parte da questo pragmatismo vivo, che risponde alle condizioni del luogo e che, al contempo, lo apre attraverso diverse associazioni, collaborazioni e relazioni con altri luoghi, con altre teorie, con idee ecologiche, con forme di sperimentazione, anche architettoniche, e così via. … E si conclude con questa mostra collettiva finale che stiamo preparando a Debrecen.” – ci ha raccontato Adelina Luft, ideatrice e curatrice del programma.
Il programma “Cultivators of Life” si conclude con una mostra – “Cultivators of Life: Growing Seedbeds of Knowledge” – aperta dal 5 settembre all’8 novembre 2026 al MODEM, il Centro d’Arte Moderna e Contemporanea di Debrecen, in Ungheria. La mostra è stata curata da Adelina Luft e Krisztián Gábor Török e riunisce artisti e ricercatori provenienti dalla Romania, dall’Ungheria e da altre parti del mondo, attorno a sei giardini trasformati negli ultimi due anni in spazi di ricerca, incontro e scambio di conoscenze.
“Cultivators of Life: Growing Seedbeds of Knowledge” è la mostra realizzata nell’ambito dell’omonimo programma “Cultivators of Life”. Si tratta di un’ampia mostra collettiva. L’obiettivo del progetto “Cultivators of Life” e quello che sta alla base della mostra è un concetto che ho sviluppato nel corso degli anni. In primo luogo, in stretta connessione con il mio impegno presso la stazione di ricerca e nel mio ruolo di curatrice, in cui cerco di lavorare con forme artistiche interdisciplinari. E così, la proposta che ho avanzato per questa mostra è l’intreccio di tre forme di conoscenza: una legata alle pratiche di coltivazione attuali, sperimentali, persino comunitarie, connesse ai cambiamenti che percepiamo oggi nel modo in cui cambiano il suolo, il clima e ciò che possiamo o non possiamo coltivare in queste condizioni. D’altra parte, si tratta di una conoscenza scientifica. Abbiamo bisogno di biologi, geologi e scienziati che ci forniscano queste conoscenze pragmatiche e pratiche, relative alle condizioni del suolo e al modo in cui le piante possono svilupparsi. E sempre più artisti collaborano con gli scienziati. È quello che facciamo anche noi alla stazione di ricerca e con l’Associazione Tranzit. Cerchiamo di imparare dai vari collaboratori e, allo stesso tempo, facciamo in modo che loro imparino ciò che facciamo in questo ambito artistico. E la terza forma di conoscenza è legata a quella che ereditiamo dai nostri antenati, a una sorta di conoscenza ancestrale del rapporto con la terra, che si è persa e che cerchiamo di recuperare. E nell’ambito del programma, attraverso le “Conversazioni nel pensiero vivo” con il filosofo Ovidiu Țichindeleanu, attraverso le nostre diverse collaborazioni con vari operatori del Sud, cerchiamo di mettere in dialogo l’Europa orientale, il pensiero ancestrale di qui, con quello che si sviluppa nel Sud del mondo, con il pensiero indigeno. … Pertanto, tutti gli artisti propongono questa intersezione, implicitamente attraverso le loro opere, perché ciò che abbiamo constatato è proprio che sempre più operatori del settore culturale, artistico e persino scientifico intrecciano queste forme di conoscenza. Non separiamo più la natura dalla cultura, né separiamo tra loro queste forme di conoscenza, perché tutte contribuiscono a una comprensione più approfondita, più olistica e più generale del rapporto con la Terra e di come possiamo riparare alcuni danni causati da questo progetto della modernità e dal capitalismo violento ed eccessivo. E, allo stesso tempo, sono esempi di resistenza.” – ha aggiunto Adelina Luft.
Il progetto prosegue un’iniziativa di più lunga data dell’Associazione Tranzit, avviata nel 2021: la Stazione Sperimentale di Ricerca per l’Arte e la Vita, a Siliștea Snagovului, nei pressi di Bucarest. Lì, artisti e ricercatori lavorano insieme alla creazione di un giardino dedicato alla biodiversità. Il programma mantiene inoltre un legame con il villaggio romeno e con la sua conoscenza tradizionale. Il primo anno del programma si è concentrato sull’esperienza diretta nei giardini. Nella seconda parte del programma, insieme al filosofo Ovidiu Țichindeleanu, è stata realizzata una serie di conversazioni intitolata “Pensiero vivo”. Il progetto ha ospitato partecipanti provenienti dal Messico, dalla Palestina e dall’India.