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La femminista Alexandrina Cantacuzino

Personalità rappresentativa per l'emancipazione delle donne ai primi del Novecento, Alexandrina Cantacuzino fu una delle migliori organizzatrici del movimento femminile in Romania.

La femminista Alexandrina Cantacuzino
La femminista Alexandrina Cantacuzino

, 04.07.2014, 14:59

Personalità rappresentativa per lemancipazione delle donne ai primi del Novecento, Alexandrina Cantacuzino fu una delle migliori organizzatrici del movimento femminile in Romania.



Nata nel 1881, come figlia dell’ufficiale Theodor Pallady, è entrata nella vecchia e aristocratica famiglia dei Cantacuzino sposando il politico conservatore Grigore Cantacuzino. Le proprie opinioni politiche non erano affatto in concordanza con quelle dei conservatori. Ce lo conferma Stefania Mihailescu, ricercatrice della storia del movimento femminista della Romania.



Alexandrina Cantacuzino si laureò alla Sorbonna, poi rientrò in Patria, dove si dedicò alle opere di beneficenza e alle attività legate prevalentemente all’educazione delle giovani. Quando era tornata da Parigi, aveva trovato in Romania centinaia di organizzazioni femminili finalizzate allo stesso scopo. L’elite femminile della Romania si era coinvolta di meno. E allora un gruppo di donne con studi e con la convinzione che la donna doveva avere nella società moderna un ruolo diverso da quello tradizionale, si organizzò per rendere possibile un contributo maggiore dell’elite femminile romena all’educazione del popolo. A tale scopo nasce dietro iniziativa di Alexandrina Cantacuzino e di altre donne dell’aristocrazia romena: la Società ortodossa nazionale delle donne romene”, spiega la ricercatrice.



Sotto la presidenza di Alexandrina Cantacuzino, l’organizzazione intraprende una serie di azioni dedicate nel periodo precedente la prima Guerra Mondiale soprattutto all’emancipazione delle donne tramite un accesso quanto più ampio all’educazione. La società ha fondato licei per le ragazze. E durante la prima Guerra Mondiale le donne hanno assunto le attività svolte dai maschi che erano sul fronte, e hanno organizzato l’assistenza sociale e medica.



Dopo la guerra le donne hanno voluto impegnarsi nella soluzione dei problemi sociali, politici e culturali del Paese. Però la legislazione non concedeva alcun diritto politico o ruolo pubblico. Non avevano nemmeno diritto di voto. Alexandrina Cantacuzino è nuovamente intervenuta, organizzando ancor meglio il movimento femminista.



Alexandrina Cantacuzino ha promosso nell’estate del 1921 la creazione del Consiglio Nazionale delle Donne Romene, per far convergere le energie al fine di cambiare lo statuto pubblico della donna. In questo consiglio entrarono oltre 32 associazioni, comprese molte della Transilvania che hanno aderito grazie all’Unione del 1918. Quando fu votata la nuova Costituzione del 1923, furono conservati i vecchi paragrafi che mettevano le donne in inferiorità. Allora, Alexandrina Cantacuzino ha proposto l’affiliazione del Consiglio della Romania al Consiglio Internazionale delle Donne, organizzazione con oltre 40 milioni di iscritte, che militava, in primo luogo, per il diritto di voto della donna. A maggio 1923, ha proposto la creazione della Piccola Intesa Femminile, che doveva coinvolgere le organizzazioni femminili del centro e sud-est europeo, cioè della Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Jugoslavia e Grecia. In questo modo si desiderava che la Romania possa ricevere un sostegno per ottenere il diritto di voto. Essa fu eletta a guidare la Piccola Intesa”, aggiunge Stefania Mihailescu.



Alexandrina Cantacuzino è deceduta nel 1944, prima dell’insediamento del regime comunista, che forse l’avrebbe buttata in carcere, come l’ha fatto con altri rappresentanti dell’elite romena interbellica. Cosa è riuscita a ottenere Alexandrina Cantacuzino per l’emancipazione politica delle donne romene, ce lo dice sempre Stefania Mihailescu.



In seguito all’insistenza del Consiglio Nazionale delle Donne di Romania, che ha avuto anche una commissione giuridica, nel 1929 è stata varata una nuova legge dell’amministrazione, che riconosceva il diritto delle donne di partecipare alle elezioni amministrative e provinciali. Non tutte, ma solo quelle che avevano un qualche statuto sociale e professionale. Nel 1930, per la prima volta hanno partecipato le donne a queste elezioni amministrative. Oltre cento donne sono state elette nei consigli locali e provinciali, dimostrando una straordinaia capacità di organizzare l’assistenza sociale, l’hanno istituzionalizzata, hanno creato scuole di assistenza sociale, hanno stampato riviste affinchè le donne constribuiscano almeno così al cambiamento della condizione femminile. Non riuscirono ad ottenere di più. Nel 1938, con l’insediamento della dittatura reale, fu modificata la Costituzione, e nel 1939 adottata una nuova legge elettorale, che consentiva alla donne di partecipare alle elezioni per il Parlamento. Ma è stato inutile, perchè non sono state convocate elezioni. Appena nel 1946, quando le donne hanno potuto votare, è apparso un Parlamento dittatoriale, che formalmente ha riconosciuto i diritti delle donne, ma praticamente, ha tolto il diritto delle donne di organizzarsi e ha sciolto le loro organizzazioni”, conclude Stefania Mihailescu.

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