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Bernhard Stolz

Tra i viaggiatori stranieri che attraversarono lo spazio romeno nel XIX secolo si annoverò anche il tedesco Bernhard Stolz. Nel suo viaggio verso Costantinopoli passò per Bucarest e lasciò testi, finora inediti, su come erano percepiti gli inizi della modernizzazione dei Principati romeni.

Bernhard Stolz
Bernhard Stolz

, 05.05.2026, 12:39

Nel XIX secolo, tra gli stranieri giunti a Bucarest c’era il giornalista e professore Bernhard Stolz, un tedesco che arrivò in una Romania agli albori della modernità e nel mezzo del suo processo di costruzione. Dopo aver lasciato l’Impero asburgico in circostanze ancora poco chiare, aveva viaggiato da Praga verso est, attraversando Pest, per poi arrivare a Bucarest, dove si stabilì con tutta la famiglia. Qui trovò idee moderne che avevano acceso gli animi delle élite romene, le quali desideravano ardentemente una nuova società. Tuttavia, la realtà in cui Stolz, nato a Praga e allora residente a Bucarest, si trovò ad operare era una realtà arretrata, in cui tutto doveva essere ricostruito da zero.

Ioana Pârvulescu, scrittrice e pubblicista, ha voluto sottolineare come il primo periodo di europeizzazione della Romania, quando Stolz arrivò a Bucarest, significasse anche una conoscenza diretta degli abitanti dell’Europa: “Nel XIX secolo lo scambio culturale avveniva tra romeni ed europei, in particolare una buona parte dei tedeschi erano molto vicini alla Romania, e questo scambio era doppio. Gli europei trovavano un paese che sembrava lontano, un luogo dimenticato del mondo; d’altra parte, si rendevano conto che i romeni non erano, come diceva Alecsandri, dei cannibali. I romeni erano in realtà una società molto piacevole, affermava Alecsandri. È così che nella prosa romena nacque la figura dello straniero, l’occhio dello straniero che ci vede in modo diverso. Naturalmente, questo occhio dello straniero apparteneva anche ai romeni che avevano studiato all’estero e che al loro ritorno guardavano i loro compatrioti con gli occhi di un estraneo.”

Bernhard Stolz arrivò in Valacchia e cercò di integrarsi. Sebbene abbia trovato un mondo dinamico e in trasformazione, la storica e scrittrice Alina Pavelescu afferma che anche lui stava vivendo ciò che vivono tutti coloro che lasciano i loro luoghi d’origine: “Era Bernhard Stolz, naturalmente, a vivere gli avvenimenti in Valacchia, ma in realtà c’era tutta la famiglia Stolz. E, per estensione, c’era l’intera comunità di tedeschi in Romania, che vivevano come espatriati, in fondo molto simili a quelli dei nostri giorni, almeno a livello di esperienze personali e di senso di solitudine in una terra straniera. E questo emerge, ovviamente, meno dagli articoli che Bernhard Stolz inviava a Praga per la rivista Ost und West, e più nella corrispondenza personale tra lui e sua moglie. Può non lusingarci, come romeni, ma Bernhard Stolz affermava, e lo hanno notato anche gli storici del XIX secolo, che almeno nella prima metà di questo secolo la scrittura era meno diffusa tra i romeni. Pertanto, le fonti che ci permettono di cogliere non solo la vita amministrativa, la vita delle istituzioni, ma semplicemente la vita dei cittadini comuni, sono molto più rare nella storiografia romena.”

La Bucarest di Stolz si ritrova negli scritti di tutti coloro che l’hanno attraversata in quel periodo, con le parole e le idee dell’epoca. Alina Pavelescu: “Questa Bucarest è la Bucarest che elabora la fantasia orientalista dell’occidentale Stolz, influenzato anche dai contatti e dall’amicizia con C. A. Rossetti in quel periodo e, probabilmente, dall’intera cerchia in cui Stolz girava, essendo anche, a un certo punto, l’insegnante d’inglese di Rossetti. È questa Bucarest arricchita dalla sfumatura di un bazar dove si incontrano Oriente e Occidente, musulmani e cristiani, e in cui esiste anche l’immagine del Far West, estrapolazione di un Oriente Selvaggio dell’Occidente europeo. C’è anche l’immagine di El Dorado, di un luogo dove si può ricominciare la vita, se si è disposti a scavare abbastanza duramente, in senso metaforico, alla ricerca dell’oro. Ed era questo ciò che attraeva quegli stranieri in una Bucarest che non aveva ancora la stabilità che sarebbe riuscirà ad acquisire dopo il 1866.”

Ioana Pârvulescu ha letto gli appunti di Stolz e della sua famiglia e vi ha trovato frammenti di un’esistenza tragica: “Le lettere sono dei veri e propri capolavori e il destino di queste persone ti coglie completamente impreparato, come nella vita. Ci sono due lettere davvero commoventi. Una è quella in cui racconta di come sua moglie abbia dato alla luce un maschio in un letto e una figlia sia morta nel letto accanto. Possiamo immaginare una lettera del genere. Se l’episodio fosse inserito in un film contemporaneo, diremmo che si tratta di un’invenzione, di qualcosa di inverosimile. Ma in quel secolo, cose del genere accadevano piuttosto spesso. Altrettanto inquietante è la lettera di Dora Stolz, e ce ne sono diverse sue lettere, in cui racconta le numerose disavventure del 1843. È quasi ironico che da una lettera apprendiamo che, di ritorno da Istanbul, i bagagli del marito erano stati rubati, e nella lettera successiva lei racconta della sua morte. Ci sono tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare, con il bambino piccolo, le malattie, con tutto ciò che possiamo immaginare della prima metà del XIX secolo.”

Bernhard Stolz e la sua famiglia scelsero Bucarest come luogo in cui vivere, nella prima metà del XIX secolo e fu la scelta di un nuovo inizio.

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