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L’artista Dieudonné Auguste Lancelot nello spazio romeno

Uno degli stranieri che hanno visitato il Principato della Valacchia poco dopo l’unione del 1859 e poco prima che cominciasse a essere chiamato la Romania, fu Dieudonné Auguste Lancelot, litografo, incisore e illustratore francese.

Bernhard Stolz
Bernhard Stolz

, 20.05.2025, 16:44

Uno degli stranieri che hanno visitato il Principato della Valacchia poco dopo l’unione del 1859 e poco prima che cominciasse a essere chiamato la Romania, fu Dieudonné Auguste Lancelot, litografo, incisore e illustratore francese. Nato il 2 febbraio 1823 a Sézanne, nel nord della Francia, Lancelot si specializzò in metodi di riproduzione delle immagini. Le sue litografie e incisioni vennero utilizzate dalle pubblicazioni francesi Le Tour du monde, Le Magasin pittoresque, Le Monde illustré, Les Jardins, Guides-Itinéraire e Guides-Cicerone du Paris illustré, guide itinéraire pour les voyageurs, che si rivolgevano agli appassionati di viaggi della metà dell’Ottocento. Il nome di Lancelot ha una grande importanza per la storia dei Principati Romeni grazie al viaggio compiuto nel 1860 nel sud della Romania di oggi. Lungo il tempo, l’espansione politica è andata di pari passo con la conoscenza e l’esplorazione di nuovi territori. Nel XIX secolo, lo spazio romeno veniva scoperto dall’Europa Occidentale come fine del periplo continentale del Danubio, quindi le foci del Danubio nel Mar Nero suscitarono la curiosità degli europei.

Mihaela Varga è storico e critico dell’arte e ha spiegato la rilevanza delle testimonianze dei viaggiatori nella disseminazione dell’informazione e nella presa delle decisioni politiche: “Nel XX secolo lo storico dell’arte o lo storico veniva accompagnato da un fotografo. Nel XIX secolo, il viaggiatore era accompagnato da un disegnatore che faceva le bozze sul posto, dopo di che realizzava l’incisione, che veniva pubblicata prima nella gazzetta e poi in volume. Parigi era nel 1869 la vera capitale culturale del mondo. Per questo, qui incontriamo non solo molti storici e scrittori, ma anche numerose specialità legate alla stampa dei libri, alla produzione di vari oggetti culturali.”

Dieudonné Auguste Lancelot aveva 37 anni quando entrò in Valacchia viaggiando sul Danubio. Arrivò fino al porto di Giurgiu, a 60 chilometri sud dalla capitale Bucarest. Da lì, si diresse verso nord-ovest e percorse un itinerario che lo portò ai monasteri del nord dell’Oltenia. E da lì arrivò di nuovo sul Danubio, verso ovest, e tornò nel suo Paese d’origine. Che cosa si vede oggi tramite lo sguardo di Lancelot, immortalato nelle sue incisioni e che ora non esiste più? Mihaela Varga: “Il valore documentario degli oggetti lasciati da lui è molto importante, perché, ad esempio, si può notare che davanti alla cattedrale di Curtea de Argeș c’erano delle costruzioni. Vi si possono vedere le costruzioni ai lati della chiesa Stavropoleos. C’erano anche altri particolari interessanti come i villaggi con tetti molto alti che di solito erano di paglia o di giunco.”

Commentando quello che ha lasciato Lancelot sullo spazio romeno, lo storico dell’arte Simona Drăgan è del parere che le incisioni aventi come oggetto la Valacchia siano fonti preziosissime, piuttosto documentarie che artistiche: “Per il periodo dell’Ottocento, i romeni beneficiano di incisioni realizzate da artisti soprattutto francesi e centro-europei. Noi guardiamo dalla nostra veste di storici della civiltà, storici dell’arte, filologi e ci interessa in ugual misura quello che hanno visto quegli artisti stranieri quando hanno viaggiato nei Principati Romeni, e poi nella Romania del XIX secolo. Fu un secolo di cambiamenti accelerati che, in pratica, hanno debuttato durante il regime fanariota, finito con una specie di art nouveau romena, l’arte del 1900, quindi un secolo in cui accaddero tante cose. Tutti i documenti, che siano incisioni, stampe o fotografie, poiché già nell’Ottocento c’era anche la fotografia, possono essere sottoposti a studi comparativi e ci possono offrire informazioni su quello che abbiamo perso. Quando dico <abbiamo perso> vuol dire che in breve tempo si è installata una nostalgia della Romania premoderna, quel Paese dai sapori orientali. Comunque, la Romania era percepita dalle cancellerie europee come <l’Oriente europeo>. Perciò il periodo che lo storico dell’arte Adrian-Silvan Ionescu ritiene di interesse per l’Occidente nei confronti dello spazio romeno è quello tra la Guerra di Crimea e la guerra d’indipendenza del 1877, esteso fino intorno all’anno 1900. L’interesse dell’Occidente per quello che succedeva in Romania, che era già sotto l’influenza della modernità, finì intorno al 1900.”

Simona Drăgan ha voluto sottolineare le quotidianità colte nelle immagini di Dieudonné Auguste Lancelot: “Al di là delle architetture rappresentative, notiamo le zone dei <tempi morti> del viaggio, come mi piace dire. Perché abbiamo ereditato dagli artisti che hanno viaggiato nei Principati Romeni immagini di postiglioni, di zone di quarantena? Le immagini colte sulle navi erano colte durante i tempi d’attesa. È ovvio che se uno sta fermo, finisce per disegnare: diligenze postali, cocchieri, l’architettura locale in cui si vedono alcune casette tenute meglio, stazioni di posta dove venivano sostituiti i cavalli, le tipologie umane che Lancelot vede sulla nave durante il suo viaggio sul Danubio. Ci sono molte cose che noi, gli storici dell’arte guardiamo facendo attenzione ai particolari. L’immagine si legge, proprio come un libro, noi abbiamo questa metafora, che non viene più percepita come una metafora, che è la lettura dell’immagine. E le immagini si leggono, uno guarda e a volte ingrandisce, forse guarda anche con le lenti d’ingrandimento.”

Dieudonné Auguste Lancelot è arrivato nello spazio romeno, lo ha visto e lo ha immortalato anche per la posterità.

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