I fossati di Corneşti
I fossati di Corneşti, nel distretto di Timiș, sono la più grande fortificazione preistorica dell'età del bronzo in Europa, che si stende su circa 17 ettari ed è costituita da quattro cerchi concentrici di terra. Recenti ricerche archeologiche suggeriscono che il sito fosse un centro di culto e, forse, un osservatorio astronomico.
Ion Puican, 06.01.2026, 19:29
A pochi chilometri da Timișoara (Romania occidentale), nella località di Cornești, sita nella zona del Banato, si trovano le tracce di una delle più spettacolari fortificazioni preistoriche d’Europa. La Fortezza di Cornești (o i fossati di Cornești), è un insediamento che risale a più di 3.500 anni fa. Questo potrebbe diventare a breve il luogo di un nuovo museo dedicato alle scoperte archeologiche della zona. La Fortezza di Cornești si stende su una superficie impressionante di quasi 1800 ettari ed è formata da quattro anelli concentrici di terra e legno, costruiti circa 3500 anni fa, durante l’Epoca del Bronzo. Stando agli specialisti, la fortificazione era un vero centro di potere della zona del Banato e della Valle del Basso Mureș, abitato da un’élite guerriera che coordinava la vita economica e la difesa del territorio. La costruzione è contemporanea con la famosa fortezza di Troia e appartiene alla cultura Cruceni–Beleghiș. La posizione strategica, nei pressi del fiume Mureș e dei Monti del Banato, permetteva agli abitanti di fare scambi commerciali e ottenere risorse importanti, come il sale. Gli archeologi hanno rinvenuto tracce di abitazioni semi-interrate, oggetti ceramici e offerte rituali che svelano la vita spirituale della comunità.
L’archeologo Leonard Dorogostaisky, volontario nella squadra del Museo Nazionale del Banato (MBN), che sta effettuando ricerche in questo sito archeologico, ci ha offerto maggiori particolari sui fossati di Cornești: “Cornești-Iancuri, nella località di Oțișoara, in provincia di Timiș, Romania, rappresenta un’enorme costruzione che è impossibile vedere interamente dal livello del suolo e consiste in quattro spazi chiusi con solchi di terra e fossati. Ha una superficie totale di 1.700 ettari. I solchi hanno una lunghezza complessiva di circa 32 chilometri. Quelli che chiudono i primi due spazi sono alti due metri, due metri e mezzo e alla base hanno una larghezza di 50 metri. Sopra c’era una complessa struttura di legno, che fungeva da palizzata, che è bruciata. Fu costruita in diverse tappe verso la fine dell’Epoca del Bronzo, ovvero 3350 anni fa, contemporanea con l’epoca dei faraoni egiziani, Akhenaton e di sua moglie, Nefertiti, di Tutankhamon, di Ramses il Grande, nel periodo di gloria dell’Egitto Antico. … A differenza dalle costruzioni dell’Egitto, nella nostra zona erano fatte di terra e legno, non di pietra. Dal 2005 sono state avviate ampie ricerche, con metodi pluridisciplinari, con equipe romeno-tedesco-inglesi che si sono proposte di studiare la costruzione dei solchi di terra e dei fossati attraverso diverse sezioni nei solchi 1, 2 e 4. Le ricerche hanno portato alla luce informazioni legate alla loro forma, profondità e larghezza e al modo in cui sono state costruite. Parallelamente, sono stati realizzati studi geofisici su una superficie di circa 200 ettari. I margini del sotterraneo indicano la presenza di diverse porte, di zone con tracce di abitazione. Ma la cosa più importante è che rilevano la presenza di strutture rettangolari, circolari o a forma di archi di cerchio concentrici, collocati in zone in cui predominano frammenti di ceramica più antichi di circa 1000 anni. Alcuni scavi effettuati all’interno della fortificazione di Cornești-Iarcuri più hanno sollevano domande che offerto risposte, in quanto non sono state trovate tracce di costruzioni o di fondamenta. La superficie abitata all’interno dei fossati è di circa 70 ettari, il che rappresenta il 4% della superficie totale. Perché hanno avuto bisogno di così tanto spazio? … Le più recenti ricerche collegano direttamente, tramite le scoperte fatte, il mondo dei fossati, della cultura di Cruceni–Beleghiș, come è chiamata dagli archeologi, a quello della civiltà micenea. Le tracce di una migrazione avvenuta alla fine dell’età del bronzo possono essere seguite fino a Salonicco.” – ha detto l’archeologo Leonard Dorogostaisky.
Che cosa presuppone la ricerca in un sito archeologico del genere? L’archeologo Leonard Dorogostaisky ci ha detto che: “La ricerca su un sito archeologico di questo tipo comporta uno sforzo proporzionale alle sue colossali dimensioni: fisico, tecnico, umano e finanziario, ma soprattutto temporale. Probabilmente ci vorranno decenni.”
L’archeologo Leonard Dorogostaisky ipotizza che a Corneşti ci sia più di una semplice fortificazione: in particolare, ci sarebbe stato un centro di culto e uno spazio che probabilmente fungeva da osservatorio astronomico. Quale poteva essere la funzione di queste fortificazioni? “Da un punto di vista militare, è progettato per intimidire, per scoraggiare potenziali aggressori. Un’altra possibile funzione di Cornești-Iarcuri è quella di spazio sacro, che avrebbe potuto ospitare temporaneamente, per un periodo di una settimana, diciamo, in occasione di pellegrinaggi annuali al solstizio d’estate, gruppi molto numerosi di persone. Cornești-Iarcuri fu costruito secondo un piano, da una società con un alto grado di civiltà, il che ci fa sospettare che avesse, tra le altre cose, conoscenze aritmetiche e geometriche, almeno per garantirne la logistica e la costruzione. … A mio parere, qui è nata una religione. Mi piace pensare che Zamolxis non si sia nascosto per tre anni sotto la Cima di Gugu, ma che abbia governato e costruito questa struttura fortificata.” – ha detto l’archeologo Leonard Dorogostaisky.
Il centro museale che verrà inaugurato a Cornești-Iarcuri potrebbe mettere in risalto questo patrimonio unico, attraendo turisti e ricercatori romeni e stranieri. Il progetto museale contribuirebbe sia allo sviluppo del turismo locale sia alla promozione dei valori storici del Banato. Cornești non sarà più solo un nome sulla mappa archeologica d’Europa, ma anche un luogo in cui il passato prende vita e racconta la storia di una civiltà millenaria, proprio nel cuore del Banato.