Risultati dei test PISA: un campanello d’allarme
Il programma PISA, condotto dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), valuta ogni tre anni gli studenti di circa 15 anni provenienti da decine di paesi ed economie.
Corina Cristea, 16.10.2026, 11:38
L’attenzione non è rivolta alla memorizzazione meccanica delle lezioni, bensì all’applicazione delle conoscenze di matematica, lettura e scienze a situazioni di vita reale. I risultati offrono un’istantanea di ciò che il sistema educativo riesce a trasmettere agli adolescenti di questa fascia d’età: la capacità di comprendere, applicare le conoscenze, ragionare e risolvere problemi. In altre parole, il PISA funge da strumento per misurare le prestazioni del sistema. Le valutazioni più recenti si sono svolte nel 2022 e nel 2025 e i risultati nell’Unione Europea non sono stati particolarmente incoraggianti. I dati di tre anni fa mostravano che circa il 30% degli studenti dell’UE non raggiungeva il livello minimo di competenza in matematica, mentre circa il 25% non lo raggiungeva in lettura e scienze. Annunciati nel settembre di quest’anno, i risultati del PISA 2025 indicano che tale problematica europea persiste, in particolare nella lettura e nella matematica. La piattaforma ufficiale della Commissione Europea evidenzia un calo delle competenze di base e sottolinea la necessità di interventi riguardanti il coinvolgimento degli studenti, l’ambiente di apprendimento e l’uso della tecnologia. Preoccupata per il grave calo dei risultati scolastici, l’Unione sta preparando una risposta: a novembre, la Vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Roxana Mînzatu, presenterà un pacchetto di misure sull’istruzione volto principalmente ad aiutare gli Stati membri a invertire questa tendenza negativa relativa alle competenze di base. Anche la Romania — che si è classificata terzultima nell’UE nei test PISA — necessita di un cambiamento. I risultati mostrano che oltre la metà dei quindicenni rumeni non raggiunge il livello minimo di competenza in matematica, mentre il 48% non lo raggiunge in lettura. Anche nelle scienze, il 46% degli studenti ottiene risultati inferiori al livello minimo.
Il professor Marian Staş, esperto di istruzione e presidente dell’associazione “Club dei Leader del Terzo Millennio”, spiega l’importanza di questi test. „PISA rappresenta un punto di riferimento internazionale, o meglio, un *benchmark*. Tale parametro implica l’analisi di statistiche di validità globale e il confronto con esse, dato che facciamo parte di questo scenario mondiale. Tuttavia, al momento, non assistiamo che all’ennesima conferma di una tendenza negativa riguardante la qualità dell’istruzione in Romania: un trend che sancisce, ciclo dopo ciclo, la nostra posizione mediocre, collocandoci nel terzo inferiore della classifica globale e al terzultimo posto all’interno dell’Unione Europea. Naturalmente, non sono i voti, le graduatorie o la posizione in sé a contare davvero – dopotutto, lo scopo della scuola non è semplicemente ottenere buoni risultati nei test PISA – ma PISA è la conseguenza, l’effetto di una causa profonda: l’incapacità fondamentale del sistema scolastico rumeno di allinearsi alle realtà del secolo attuale.”
Ciò non significa che in Romania non vi siano ragazzi capaci di ottenere risultati straordinari; al contrario, gli studenti romeni figurano spesso tra i medagliati alle Olimpiadi e in altre competizioni internazionali. Tuttavia, i risultati PISA evidenziano per la Romania un duplice problema: troppi ragazzi non raggiungono gli standard di competenza di base, mentre troppo pochi arrivano a livelli avanzati. Ciò implica che il sistema sta perdendo terreno a entrambi gli estremi: non riesce a portare chi è più indietro a un livello funzionale, né a promuovere l’eccellenza su larga scala. Già nel 2022, i risultati PISA avevano segnalato un calo senza precedenti delle prestazioni in molti sistemi scolastici. Nell’area OCSE, il punteggio medio in matematica è sceso di quasi 15 punti rispetto alla rilevazione precedente, mentre quello in lettura è calato di circa 10 punti. La pandemia di COVID-19 ha influito su questa situazione: le scuole sono rimaste chiuse, il processo educativo ha subito interruzioni e gli studenti hanno perso periodi significativi di apprendimento. Tuttavia, la pandemia non spiega tutto; le analisi dell’OCSE mostrano che alcune tendenze negative erano già in atto prima del 2020. È il caso della Romania, dove i risultati in lettura e scienze sono rimasti relativamente stabili nel lungo periodo, mentre i punteggi in matematica del 2022 sono scesi al di sotto di quelli registrati nel 2012 e nel 2015. La conclusione è che la pandemia ha esacerbato un problema preesistente, anziché crearlo.
Il professor Marian Staş spiega: “Dal mio punto di vista, la diagnosi fondamentale è che — nella misura del 99% (sebbene tale percentuale stia iniziando a variare) — il modello educativo rumeno rimane ancorato al paradigma dell’era comunista. Ciò significa che è fortemente centralizzato per quanto riguarda i programmi scolastici, la gestione e così via. Perché accade questo? Il sistema è stato progettato male. Una seconda causa — o categoria di cause — riguarda, ad esempio, la crescita spropositata delle lezioni private e le enormi disparità socio-economiche, demografiche e nella distribuzione delle risorse tra i diversi contesti: aree urbane, centri minori e zone rurali. Se mi chiedeste: ‘Dunque, come possiamo cambiare rotta?’, indicherei due interventi essenziali: uno interno — riprogettare e trasformare strutturalmente il sistema scolastico stesso — e un secondo che implichi una trasformazione dell’assetto amministrativo-territoriale della Romania. È impossibile che la Romania del XXI secolo funzioni in modo efficiente a ogni livello con una mappa amministrativo-territoriale tracciata cinquant’anni fa. Come può quella mappa essere ancora valida o produrre buoni risultati in settori quali economia, sanità, istruzione, infrastrutture e così via? Siamo nel 2026, nel XXI secolo”.
Il Ministero dell’Istruzione di Bucarest considera prioritaria la formazione continua degli insegnanti, concentrandosi sulla pratica concreta in aula e sulla verifica di come la formazione si traduca in cambiamenti reali nei metodi di insegnamento. Allo stesso tempo, anche destinare maggiori risorse alle scuole che affrontano le sfide più complesse, considerare le aree rurali una priorità strategica e ridurre l’enfasi sulla memorizzazione meccanica a favore dell’applicazione pratica potrebbe portare a cambiamenti positivi.