Romania, sempre più preparata ad affrontare il cambiamento climatico
Il Consiglio consultivo scientifico sul cambiamento climatico è un organismo indipendente, di recente istituzione, composto da ricercatori ed esperti di chiara fama nei settori del clima e dell'ambiente. Il Consiglio riunisce studiosi ed esperti di climatologia, meteorologia, agricoltura, politica energetica, antropologia medica e biodiversità.
Ana-Maria Cononovici, 30.10.2026, 11:50
Perché si è ritenuto necessario creare questo consiglio? Adina Croitoru, docente con dottorato di ricerca presso la Facoltà di Geografia dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca, ha spiegato: «L’obiettivo è istituire un gruppo a cui i vari portatori di interesse possano rivolgersi quando è richiesta una competenza scientifica. Si tratta di un gruppo scientifico – come suggerisce il nome stesso – che mira innanzitutto a favorire un migliore dialogo tra esperti tecnico-scientifici e responsabili politici (coloro che elaborano politiche pubbliche con impatti sul clima e sull’ambiente), sia all’interno del nostro Paese che nei settori coinvolti».
Sorin Cheval, climatologo e ricercatore scientifico presso l’Amministrazione Meteorologica Nazionale, ha aggiunto: «Ci troviamo di fronte a un problema legato al cambiamento climatico: il clima attuale e, soprattutto, le sfide climatiche che ci attendono nei prossimi decenni. Stiamo già avvertendo gli effetti di questi cambiamenti climatici sull’economia, sull’ambiente, sugli ecosistemi e sulla società. Assistiamo a ondate di calore sempre più frequenti – anche nel nostro Paese – nonché a periodi di siccità più numerosi e prolungati. La Romania è tra i Paesi in cui gli incendi boschivi stanno diventando più frequenti, interessando aree sempre più vaste. Questa situazione richiede un intervento. Una misura che riteniamo possa essere utile è la creazione di questo consiglio, un organismo che riunisce competenze provenienti da diversi ambiti di ricerca. Il tutto con l’obiettivo di sostenere politiche climatiche più efficaci».
Sorin Cheval, climatologo e ricercatore scientifico presso l’Amministrazione Meteorologica Nazionale, ha aggiunto: «La Romania deve allinearsi – e negli ultimi anni lo sta facendo – alle tendenze che si riscontrano in tutta Europa. Il Paese si è impegnato a definire un quadro di riferimento per l’adattamento ai cambiamenti climatici che risponda agli sviluppi a livello europeo. Ad esempio, la Romania dispone di una strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici attualmente in fase di attuazione. Esiste inoltre un piano di adattamento, che necessita di sostegno, anche da parte della comunità scientifica. Riteniamo che le competenze scientifiche che questo Consiglio mette a disposizione delle politiche pubbliche possano fare davvero la differenza. La Romania ospita importanti istituti di ricerca e formazione che offrono ai decisori politici un’ampia gamma di competenze; esistono, per citare alcuni casi, istituzioni consolidate che si occupano di foreste e risorse idriche. Ciò che questo Consiglio aggiunge – e che potrebbe rivelarsi il fattore decisivo – è una competenza completa che spazia dalla ricerca alla comunicazione scientifica. Quest’ultima, in Romania, ha rappresentato negli ultimi anni un “anello mancante”, poiché i risultati della ricerca scientifica non vengono spesso spiegati al pubblico con sufficiente chiarezza. E questo, a sua volta, è spesso la causa profonda della mancanza di fiducia nella scienza».
Adina Croitoru, docente e PhD presso la Facoltà di Geografia dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca, esorta i cittadini, innanzitutto, a informarsi: «Prima di tutto, è necessario che si informino e prendano coscienza del fatto che questi cambiamenti sono reali, sono concreti; non si tratta di qualcosa che accadrà in futuro, ma di una realtà già presente. I cittadini dovrebbero adottare misure per proteggersi, puntando sull’adattamento. Naturalmente, auspichiamo che tutti i cittadini del Paese intraprendano anche azioni di mitigazione – smettendo di inquinare e di accrescere le emissioni di gas serra – ma ritengo che, al momento, l’azione più importante sia informarsi correttamente attraverso fonti attendibili, adottando al contempo misure di protezione per sé, per le proprie famiglie e per le proprie comunità. Riceviamo avvisi relativi a fenomeni meteorologici estremi: le persone dovrebbero prestare attenzione a tali allerte e, quando necessario, evitare di esporsi alle ondate di calore o alle tempeste segnalate. È la forma di precauzione più semplice, eppure, purtroppo, si riscontra ancora una notevole disattenzione verso questi avvertimenti, che arrivino tramite il sistema RoAlert o altri canali. Per quanto riguarda la mitigazione – ovvero la riduzione dell’inquinamento – dovremmo anche essere consapevoli dell’entità della nostra impronta di carbonio e dell’impatto dei nostri consumi. Spesso non ci rendiamo nemmeno conto di contribuire all’inquinamento attraverso semplici azioni quotidiane…»
Un esempio fornito dal nostro intervistato a questo proposito è quello delle schede del browser lasciate aperte su un computer senza essere effettivamente utilizzate. Adina Croitoru ha sottolineato: «Vorrei che questo Consiglio Consultivo si guadagnasse la fiducia delle persone; siamo un gruppo di esperti tecnici, privi di interessi politici, economici o sociali. Desideriamo semplicemente essere utili alla comunità». Sorin Cheval ha aggiunto: «Il Consiglio intende produrre diversi rapporti ogni anno, pensati per tradurre la ricerca scientifica in termini accessibili ai cittadini. Tutti questi documenti – queste informazioni – hanno lo scopo di sostenere la collettività».