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Coordinamento europeo nel settore energetico

La Commissione Europea sta cercando delle soluzioni per risolvere la crisi energetica prima dell'inverno.

Coordinamento europeo nel settore energetico
Coordinamento europeo nel settore energetico

, 19.10.2022, 11:10

L’UE si confronta con una crisi energetica senza precedenti dopo l’invasione della Russia in Ucraina. La decisione di Mosca di tagliare buona parte delle forniture di gas verso l’Europa ha reso la situazione ancor più complicata e ha buttato i prezzi nell’aria. La Commissione Europea propone nuove misure per risolvere il problema, per cui 40 miliardi di euro saranno utilizzati per sostenere famiglie e imprese davanti al caro energia.

Il pacchetto include anche il quadro per l’acquisto congiunto di gas, ha spiegato Ursula von der Leyen. Sappiamo che la domanda di energia dell’Europa è altissima, quindi è logico che, anzichè competere, gli stati membri e le compagnie energetiche usino il potere d’acquisto congiunto. A tale meta, proponiamo degli strumenti per mettere in comune la domanda di energia a livello europeo. Ci adoperiamo inoltre per dare alle compagnie energetiche la possibilità di fondare un consorzio per l’acquisto congiunto del gas. A questo punto, includiamo un elemento obbligatorio, vale a dire che l’aggregazione della domanda sarà obbligatoria per almeno il 15% del volume necessario per riempire i depositi, ha detto la presidente della CE, aggiugendo che il tetto al prezzo del gas naturale sarebbe l’ultima soluzione.

Alcuni stati quali Germania, Austria oppure Olanda, continuano ad essere contrari a questa misura che, a loro avviso, potrebbe generare carenza di gas e impedirebbe il risparmio di energia. Invece, paesi quali Belgio, Grecia, Italia o Polonia, si pronunciano per un corridoio di prezzi applicabile alle transazioni di grosse quantità, il che comporta costi minori.

La crisi energetica durerà ed è senza precedenti dalla seconda Guerra Mondiale, valuta a Bucarest il presidente del Consiglio Fiscale, Daniel Dăianu, spiegando perchè la crescita economica registrata attualmente in Romania non si rispecchia anche nel tenore di vita della popolazione.

Quando avviene un trasferimento di redditi verso i produttori di energia e altri che traggono benefici, la maggior parte perde. Ed è per questo che non si sente questa crescita economica. La crisi energetica durerà, dal momento che questa salita massiccia del prezzo relativo dell’energia fa sicchè le tensioni nelle economie permangano. Non si tratta di una crisi che possa essere risolta in sei mesi, e nemmeno in due anni. Quindi, è una sindrome delle economie di guerra. Anche se noi non siamo sorvolati da missili o bombe, la guerra è nella nostra prossimità e ciò si vede nell’inflazione alta, nel costo delle utilità, nell’avversione al rischio manifestata dall’ambiente d’affari, ha spiegato Daniel Dăianu.

Il presidente del Consiglio Fiscale ha aggiunto che l’inflazione è generata in buona parte dal caro energia. A suo avviso, la Romania registrerà nel 2023 una crescita economica di solo 2-3 punti percentuali, e l’inflazione scenderà dal 16% verso il 10%.

La vicepremier Oana Gheorghiu / foto: gov.ro
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