Il modello economico romeno va riformato
La Romania deve entrare in una nuova fase di sviluppo che non sia più basata su manodopera a basso costo, fondi europei e denaro inviato a casa dai romeni che vivono all’estero, ritiene il governo di Bucarest.
Sorin Iordan, 02.04.2026, 11:19
La Romania ha compiuto progressi sostanziali negli ultimi 20 anni, tuttavia il suo modello di crescita, basato su un basso costo del lavoro, sull’attrazione di fondi europei e sulle rimesse dei romeni che lavorano all’estero ha raggiunto i suoi limiti, ha dichiarato la vicepremier Oana Gheorghiu. Una parte dei fondi europei scomparirà a partire da quest’anno con la conclusione del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza il 31 agosto. Lerimesse dei romeni all’estero, che nell’ultimo decennio hanno superato i 52 miliardi di euro, diminuiscono ogni anno a causa dell’aumento del costo della vita in Europa. In questo contesto, la vicepremier romena ha affermato che lo stato deve compiere passi importanti verso la riforma delle proprie strutture e, per questo, ha bisogno di finanziamenti.
“La Romania ha bisogno di investimenti e di capitale straniero. Per questo, credo che debba soddisfare tre condizioni essenziali: la riforma delle imprese statali, l’ingresso nell’OCSE e l’applicazione di ciò che impariamo dall’OCSE. Il terzo elemento è la stabilità e la disciplina finanziaria e di bilancio. Il capitale straniero guarda non solo alle opportunità, ma anche alla stabilità e ai rischi. E qui la Romania ha ancora molti passi da fare”, ha detto Oana Gheorghiu.
Per quanto riguarda l’adesione della Romania all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), Bucarest ha comunicato che questo processo dovrebbe concludersi quest’anno. Il coordinatore dell’adesione, il diplomatico Luca Niculescu, ha evidenziato che lo status di membro OCSE comporta una serie di vantaggi significativi. “Più investimenti stranieri e investimenti di qualità migliore, poiché esistono grandi fondi di investimento interessati solo ai paesi membri dell’OCSE, accesso ai migliori dati e statistiche del mondo, maggiore visibilità, poiché saremo allo stesso tavolo non solo con i paesi europei, ma anche con molti altri stati di tutto il mondo e, direi, una maggiore influenza della Romania a livello globale”, ha precisato Luca Niculescu.
Fino all’adesione all’OCSE, tuttavia, la Romania deve attraversare un periodo segnato da incertezze e, secondo il ministro delle Finanze, Alexandru Nazare, il vero test della leadership economica del paese è la capacità di mantenere la traiettoria fiscale e gli obiettivi di deficit assunti a livello internazionale, senza creare difficoltà alle imprese o shock sociali.
Il problema del governo di Bucarest è, però, che le misure adottate per equilibrare l’economia e ridurre il deficit di bilancio record stanno suscitando malcontento tra la popolazione. Solo negli ultimi giorni, migliaia di persone hanno organizzato proteste. Tra questi, i dipendenti del cantiere navale Damen Mangalia, che non ricevono lo stipendio da tre mesi, i minatori della miniera di Lupeni, scontenti della decisione di proroga di soli quattro mesi dei contratti a tempo determinato, oppure i lavoratori di Azomureș, che temono di perdere il posto di lavoro, nelle condizioni in cui il complesso di fertilizzanti chimici è in pieno processo di cambio di proprietà. Tutto ciò avviene sullo sfondo degli aumenti dei prezzi causati dall’incremento dei costi dei carburanti, in un paese che si colloca tra gli ultimi in Europa per quanto riguarda i redditi, con il terzo salario minimo più basso (795 euro) e il secondo costo orario medio del lavoro più ridotto (13,6 euro).