La ministra degli Esteri ascoltata in Parlamento
La situazione dei romeni bloccati in Medio Oriente è all’attenzione dei politici di Bucarest.
Bogdan Matei, 12.03.2026, 11:16
La nuova guerra in Medio Oriente non sconvolge soltanto la geopolitica mondiale e il mercato globale degli idrocarburi, ma anche la già agitata scena politica romena. Mercoledì, la ministra degli Esteri, Oana Ţoiu (USR), si è presentata davanti alla Commissione per la politica estera della Camera dei Deputati per fornire spiegazioni riguardo al rimpatrio dei cittadini romeni dalle zone colpite dal conflitto. In precedenza, Sorin Grindeanu, il leader del PSD, che fa parte della coalizione governativa, aveva chiesto al premier liberale Ilie Bolojan di inviare il Corpo di controllo presso il Ministero degli Esteri per verificare la situazione relativa al trasporto dei romeni che si trovano in Medio Oriente.
Durante le audizioni, la ministra ha dichiarato che la Romania ha occupato tutti i posti assegnati nei voli europei di evacuazione e che hanno sempre avuto priorità le persone ad alto rischio di vulnerabilità. La ministra Ţoiu ha aggiunto che esistono ancora persone che scelgono di recarsi in quelle che ha definito “le aree in questione” e ha invitato alla responsabilità. Certo, è diritto di ogni cittadino decidere come pianificare vacanze, viaggi o progetti professionali, ma si tratta di un rischio significativo, ha avvertito. Per tre ore, durante l’audizione della ministra degli Esteri davanti ai membri della commissione, è stato collegato online anche il console generale di Romania negli Emirati Arabi Uniti, Viorel Riceard Badea, ma nessuno dei deputati presenti ha voluto rivolgergli domande.
Negli ultimi giorni i nomi di Ţoiu e Badea sono stati i più citati dai media romeni, sullo sfondo di uno scandalo che sempre mercoledì ha conosciuto un nuovo episodio. Uno degli avvocati più noti dell’Ordine di Bucarest, Adrian Cuculis, ha annunciato di aver presentato alla Direzione Nazionale Anticorruzione una denuncia penale contro Oana Ţoiu, accusandola di essere intervenuta affinché la figlia dell’ex primo ministro socialdemocratico Victor Ponta non venisse rimpatriata con un aereo da Dubai.
La denuncia arriva dopo che, la settimana scorsa, Ponta e la sua ex moglie, l’ex eurodeputata PSD Daciana Sârbu, hanno affermato che la loro figlia Irina, ancora minorenne, è stata rimossa dalla lista dei passeggeri dell’aereo che avrebbe dovuto riportare in Romania quasi trenta bambini. Daciana Sârbu dice che Irina Ponta sia stata fatta scendere dal pullman che portava i bambini verso l’aeroporto e che le è statodetto che rappresentava “una vulnerabilità” a causa del suo cognome.
In Romania si sono immediatamente infiammati sia i social network che i canali televisivi all-news. Si sono creati due schieramenti opposti che hanno accusato con veemenza i protagonisti della disputa. Alcuni sostengono che, abituata soltanto a fare politica in modo rumoroso all’interno dell’USR, Oana Ţoiu non haalcuna qualificazione per la diplomazia, e che le vessazioni subite dalla minorenne rivelerebbero solo risentimento nei confronti di suo padre. Altri invece insistono sul fatto che Victor Ponta — che si è dimesso dalla carica di primo ministro nel 2015, in seguito a un’enorme ondata di proteste civiche, ha cambiato spesso schieramento politico e si è candidato senza successo due volte alla presidenza — non sia affatto una figura credibile.