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Deficit delle partite correnti, in calo

Il deficit delle partite correnti della Romania è diminuito, sullo sfondo del rallentamento della domanda e delle importazioni.

Foto: pixabay.com
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, 16.06.2026, 12:32

La lotta delle autorità contro gli eccessivi deficit che incidono sulla stabilità finanziaria e di bilancio della Romania è ben nota. Il più grave è il deficit di bilancio, ma le politiche governative, molte delle quali socialmente dolorose, hanno prodotto risultati incoraggianti. Il deficit delle partite correnti si è ridotto di oltre il 12% nei primi quattro mesi dell’anno, secondo i dati pubblicati lunedì dalla Banca Nazionale della Romania. In questi quattro mesi, il conto corrente della bilancia dei pagamenti ha registrato un deficit di circa 8 miliardi di euro, rispetto ai 9,1 miliardi di euro del periodo gennaio-aprile 2025, precisa la BNR. Secondo la banca centrale, il principale contributo è derivato dalla riduzione del deficit commerciale e dalla crescita dell’eccedenza nel settore dei servizi.

Nella struttura del deficit delle partite correnti, la bilancia dei beni ha registrato un deficit inferiore di 700 milioni di euro, mentre la bilancia dei servizi ha segnato un’eccedenza maggiore di quasi 200 milioni di euro. Gli investimenti diretti dei non residenti in Romania hanno superato complessivamente 1,5 miliardi di euro, rispetto a circa 2,2 miliardi di euro nel periodo gennaio-aprile 2025. Secondo la BNR, nei primi quattro mesi del 2026 il debito estero totale è aumentato di circa un miliardo di euro, raggiungendo i 229,55 miliardi di euro. Gli economisti ritengono che questo miglioramento, tradotto nella riduzione del deficit delle partite correnti, non rifletta necessariamente un’economia più competitiva, bensì un rallentamento dei consumi e dell’attività economica.

Il presidente dell’Associazione degli Analisti Finanziari e Bancari della Romania, Flavius Jakubowicz, richiama l’attenzione sul fatto che l’aggiustamento non è il risultato di una forte crescita delle esportazioni, ma di un rallentamento della domanda interna e delle importazioni. “La Romania sta correggendo il proprio squilibrio esterno, ma attraverso un meccanismo piuttosto fragile: il raffreddamento della domanda, non un guadagno di competitività. Un aggiustamento ottenuto attraverso il freno può svanire al primo riaccelerarsi dei consumi. La vera prova arriverà quando l’economia tornerà a crescere. Abbiamo un deficit in calo, un finanziamento in indebolimento e buffer ancora solidi. Potremmo parlare di equilibrio, ma non bisogna confonderlo con una guarigione”, ha dichiarato Flavius Jakubowicz.

Esistono tuttavia segnali positivi. I servizi di trasporto, informatica e telecomunicazioni continuano a generare un’importante eccedenza nella bilancia esterna, mentre le riserve valutarie della Banca Nazionale restano a un livello confortevole, sottolinea Jakubowicz. L’analista aggiunge, però, che desta preoccupazione il calo degli investimenti diretti esteri, diminuiti di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. In queste condizioni, avverte l’analista, la Romania rischia di dipendere sempre più dai prestiti per finanziare il deficit esterno, in un contesto in cui le agenzie di rating monitorano attentamente l’evoluzione degli squilibri economici, che rimangono significativi.

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