Inflazione record in Romania
La Romania rimane il Paese con il più alto tasso di inflazione dell’Unione Europea.
Corina Cristea, 18.06.2026, 11:26
In un periodo di incertezza politica dopo la caduta del governo in seguito a una mozione di sfiducia, la Romania si trova ad affrontare contemporaneamente un elevato deficit di bilancio e un debito pubblico in crescita. L’inflazione persistente contribuisce a rendere ancora più cupo il quadro economico, e i dati presentati dalle istituzioni competenti mostrano che la ripresa è ancora lontana. I dati pubblicati mercoledì dall’Ufficio statistico dell’UE (Eurostat) indicano che il tasso annuo di inflazione nello spazio comunitario è salito al 3,3% a maggio, rispetto al 3,2% di aprile.
La Romania occupa il primo posto, con un aumento annuo dei prezzi del 9,7%, rispetto al 9,5%. Rispetto al mese precedente, l’inflazione è diminuita a maggio in 11 stati membri ed è aumentata in 16, inclusa la Romania. Anche il tasso annuo di inflazione nell’eurozona è cresciuto, raggiungendo il 3,2% a maggio rispetto al 3% di aprile. Si tratta del livello più elevato da settembre 2023 e del terzo mese consecutivo in cui l’aumento dei prezzi nell’eurozona supera l’obiettivo di medio termine del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea (BCE). Questa crescita accelerata dei prezzi, in linea con le previsioni degli analisti, è una conseguenza della guerra in Medio Oriente, che negli ultimi tre mesi ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas in Europa.
Il contributo maggiore al tasso annuo di inflazione nell’eurozona a maggio è arrivato dal settore dei servizi (1,61%), seguito dai prezzi dell’energia (0,98%) e dai prezzi degli alimenti, delle bevande alcoliche e dei tabacchi (0,36%). Per quanto riguarda la Romania, i dati precedentemente pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INS) mostrano che il tasso annuo di inflazione è aumentato al 10,85% nel mese di maggio, rispetto al 10,71% di aprile. I servizi hanno registrato dei rincari del 13,53%, i beni non alimentari del 12,54% e i prodotti alimentari del 6,78%.
Il professore universitario di economia mondiale Cristian Năsulea ha spiegato a Radio Romania quanto di questa situazione si attenga al contesto internazionale e quanto all’assenza di decisioni economiche coerenti a livello governativo. “Attualmente, i fattori esterni ai quali possiamo attribuire il tasso molto elevato di inflazione rappresentano circa il 2%. Mi riferisco alle oscillazioni del mercato petrolifero, che hanno inciso sul prezzo dei carburanti, trasferendo costi aggiuntivi sui prezzi dei prodotti. Temevamo che l’impatto della guerra in Medio Oriente potesse essere disastroso per il leu romeno, già soggetto al deprezzamento, e per un’economia romena già sotto pressione a causa di numerosi altri fattori. Tuttavia, alla fine si è dimostrato che i problemi legati ai dazi doganali imposti da Donald Trump, alla guerra avviata da Donald Trump e alla situazione in Ucraina non hanno un impatto così rilevante sull’inflazione nell’economia romena rispetto a tutti gli altri fattori, a tutto il male autoindotto attraverso decisioni politiche prese in Romania e che non sono legate a quanto accade in altre parti del mondo”, ha detto Cristian Năsulea.
La Banca Nazionale della Romania ha rivisto al rialzo la previsione d’inflazione per la fine dell’anno, portandola dal 3,9% al 5,5%, e anticipa che scenderà al 2,9% alla fine del 2027.