La famiglia Ceaușescu
Nella storia della Romania, ci sono state famiglie a cui si deve letteralmente l'esistenza del Paese, come i Brătianu, i Cantacuzino, i Golescu, i Ghica, i Lahovary e altre. Ma esiste anche un esempio di famiglia con un ruolo nefasto, come la famiglia Ceaușescu.
Steliu Lambru, 29.03.2026, 11:29
Il regime comunista implicava un altissimo livello di corruzione e nepotismo a tutti i livelli. Nicolae Ceaușescu, una volta raggiunta la più alta carica nel partito e nello Stato nel 1965, si assicurò la stabilità grazie a collaboratori fedeli, ma anche attraverso i parenti. Sua moglie Elena, i suoi tre figli Valentin, Zoe e Nicu, e i fratelli Niculina, Marin, Maria, Florea, Andruță, Ilie, Elena e Ion occupavano diverse posizioni nella gerarchia statale e godevano di vari gradi di coinvolgimento e visibilità. Pur di modeste condizioni economiche, i membri della famiglia Ceaușescu sfruttarono appieno l’opportunità per raggiungere uno status di gran lunga superiore a quello che avrebbero potuto ottenere in altri tempi. Di tutti i membri della famiglia Ceaușescu, Elena Ceaușescu fu la più influente.
Maxim Berghianu era un alto funzionario responsabile di progetti di sviluppo economico. Nel 2002, il Centro di Storia Orale dell’emittente radiotelevisiva romena gli chiese se, oltre alla moglie Elena, qualche altro membro della famiglia avesse influenzato Nicolae nelle sue decisioni. “Non credo che nessuno di loro lo abbia influenzato nelle sue decisioni, per quanto ne so. Non li conoscevo personalmente, ma conosco di vista Florea Ceaușescu, che era una giornalista, un uomo modesto e riservato. Anche lui fu fatto indagare dalla moglie di Ceaușescu perché si era costruito una villa a Snagov. Lei non vedeva di buon occhio i fratelli. Tuttavia, accettò Nelu, il più giovane, che era un uomo di carattere, un grande personaggio. Io ho lavorato con lui al Ministero dell’Agricoltura ed era un uomo di buon senso, una brava persona, forse come sarebbe stato lo stesso Ceaușescu se non avesse avuto al suo fianco una donna che lo spingeva sempre verso l’oscurità, verso ciò che non era buono. Ma questo Nelu era un ragazzo tranquillo e modesto, aiutava tutti, mi è piaciuto molto lavorare con lui. Era rispettoso e leale.”
La famiglia Ceaușescu ha dato alla storiografia romena il generale Ilie Ceaușescu, fratello di Nicolae, che dirigeva un istituto di ricerca storica e studi militari. L’istituto diretto da Ilie Ceaușescu, insieme all’Istituto di Storia del Partito Comunista Romeno, ha definito le linee guida per la ricerca sulla storia romena. Le direttive ideologiche, i progetti editoriali e i piani di ricerca validi per tutti gli storici in Romania provenivano dal collettivo formatosi attorno a Ilie Ceaușescu, un vero e proprio membro della camarilla. Maxim Berghianu ha ricordato il fratello storico di Nicolae, così come Marin, il fratello maggiore e il più anziano tra i ranghi del partito, che si suicidò nell’ambasciata romena a Vienna durante i giorni della Rivoluzione anticomunista del dicembre 1989. “Poi c’era Ilie, un militare, che non conoscevo, ma sapevo che era un uomo con interessi storici, più discreto. Certo, erano tutti medici, tutta la famiglia. Non conoscevo l’altro fratello, Nicolae. E nemmeno Marin, morto in circostanze poco chiare. Credo che sia stato eliminato perché sapeva troppo sui conti.”
Due dei tre figli di Nicolae ed Elena Ceaușescu, il primogenito Valentin e la figlia Zoe, si distinguevano per la loro discrezione nelle apparizioni pubbliche. Non era certo il caso del terzo figlio, Nicu, che guidava la cerchia di amici formata dai figli di personaggi influenti. Prima del 1989, alcune voci lo dipingevano come un festaiolo. Paradossalmente, ottenne incarichi politici e sembrò seguire le orme del padre. Valentin Ceaușescu, fisico di formazione, nutriva una vera passione per la Steaua Bucarest, la squadra di calcio di cui fu manager fino alla vittoria della Coppa dei Campioni nel 1986. La figlia Zoe Ceaușescu, matematica, era ancora più riservata, lavorando presso l’Istituto di Matematica dell’Accademia Romena. “Quando Pacepa pubblicò le sue memorie, scrisse ”Orizzonti rossi”, dove c’era un tizio che ebbe una relazione con Zoe e scomparve per qualche giorno. Lei lavorava all’Istituto di Matematica, Zoe era molto intelligente e una brava matematica. Non so nulla della sua vita privata, non mi interessava, né mi importa, ma so che era una brava specialista e lavorava all’istituto per merito. E non so dove sia andata con quel ragazzo, in una baita da qualche parte, e la Securitate (N. d. R, la polizia politica) non riuscì più a trovarla. Riguardo all’ingegnere in questione, che si chiamava Mihai, Pacepa dice che Madame Ceaușescu lo chiamò e gli disse: „Guarda, questo ingegnere Mihai, tra un mese, mandalo a Conakry, in quella Guinea di Sékou Touré. Sai che l’ambasciatore lì ci ha detto che è una malattia tramessa da una mosca che ti punge e in due giorni la tua testa si gonfia fino a diventare grande come un’anguria e muori. Mandalo lì!” È ciò che Pacepa scrisse in “Orizzonti rossi””, ci ha raccontato Maxim Bergianu.
La famiglia Ceaușescu ha catturato l’immaginazione dei romeni e se ne è parlato molto. Si tratta di una famiglia salita alla ribalta solo grazie a un regime che promuoveva la repressione e il clientelismo, come lo era il comunismo.