L’industria farmaceutica nella Valacchia fanariota
Gli storici ritengono che il periodo del dominio fanariota nei Principati romeni sia iniziato nel 1718 e si sia concluso dopo oltre un secolo, nel 1822. Questo nome deriva dai principi originari del quartiere greco Fanar di Costantinopoli, che si succedettero sui troni dei due Principati romeni.
Steliu Lambru, 04.05.2026, 11:15
Il XVIII secolo, o secolo fanariota, fu il secolo in cui la modernità nell’Europa occidentale iniziò a farsi sentire anche nella parte orientale del continente. E la modernità significò anche nuovi approcci che la medicina e l’industria farmaceutica adottarono per la cura delle malattie.
Raluca Moței è specializzata nella storia della farmacia in Valacchia, uno dei due Principati romeni. Fa anche parte del progetto di recupero di reperti archeologici del Museo Municipale di Bucarest, volto a ricostruire la mappa delle farmacie nella Muntenia del XVIII secolo. Moței ha studiato la storia della legislazione relativa alla commercializzazione dei medicinali e alle pratiche farmaceutiche dell’epoca. “Nei documenti del XVIII secolo compaiono le prime testimonianze dell’esistenza di farmacisti, che facevano parte della cerchia dei governanti. Nel 1703, all’inizio del XVIII secolo, nella Cronaca delle Entrate e delle Uscite del Tesoro della Valacchia, si registrò il pagamento di 30 talleri a un farmacista che accompagnò il sovrano Costantino Brâncoveanu ad Adrianopoli. Con la costruzione dei primi ospedali, emersero anche le prime farmacie, come quelle situate nei pressi dell’Ospedale Colțea o dell’Ospedale Pantelimon. Qui i farmacisti preparavano rimedi erboristici per i malati. Parallelamente, si svilupparono anche le farmacie private. Una delle più famose si trovava nella locanda Șerban-vodă, nel centro della capitale”, spiega Raluca Moței .
La modernità del XVIII secolo comportò il graduale aumento dell’autorità statale e la sua ferma presenza in quello che veniva definito sanità pubblica. Le leggi si fecero più rigorose, il controllo sulle attività commerciali legate ai farmaci aumentò, il livello di competenza di medici e farmacisti fu regolamentato dalla burocrazia statale attraverso appositi decreti, e la sicurezza nell’esercizio di queste professioni fu considerata una priorità. Verso la fine del secolo, si instaurarono rapporti funzionali sempre più definiti tra lo Stato e l’industria farmaceutica.
“In assenza di normative chiare, i farmacisti svolgevano la loro attività basandosi su vaghe disposizioni provenienti da regolamenti di epoche passate. Ciò rendeva la pratica farmaceutica rudimentale e priva di standard. Per porre rimedio alla situazione, il 20 novembre 1780, il principe Alexandru Ipsilanti emanò i primi regolamenti ufficiali sul commercio dei medicinali. I farmacisti furono posti sotto il controllo del medico capo del principe, responsabile dell’ispezione delle farmacie, del controllo della qualità e della regolazione dei prezzi. Ai medici fu raccomandato di utilizzare solo medicinali freschi. Lo stesso principe emanò il primo regolamento ufficiale sull’organizzazione delle farmacie il 15 maggio 1797. Esso imponeva l’uso della farmacopea austriaca del 1780 come base per la preparazione di medicinali e rimedi”, aggiunge Raluca Moței.
Alexandru Ipsilanti è considerato il primo riformatore della farmacia in Romania. Il suo nome è legato alla progressiva burocratizzazione del settore. “Lo stesso governatore, nel 1797, emanò un’altra serie di leggi che contribuirono a regolamentare la professione, vietando ai farmacisti la vendita di prodotti tossici. Inoltre, la maggior parte dei prodotti venduti in farmacia doveva essere accompagnata da una ricetta medica. Da questo documento emerge anche che, all’epoca, a Bucarest esistevano nove farmacie, situate nelle zone principali della città, soprattutto in centro, all’interno di diverse locande. Le locande fungevano da centri commerciali, con numerosi negozi al piano terra. I farmacisti trovarono la loro sede in questi edifici perché era molto più facile organizzare la propria attività, dato l’ottimo afflusso commerciale”, spiega ancora la nostra ospite.
Con la crescente influenza della modernità europea in Valacchia, i principi fanarioti continuarono a emanare leggi che rispondevano alle esigenze delle nuove tendenze farmaceutiche. “All’inizio del XIX secolo, la regolamentazione dell’attività farmaceutica si fece più rigorosa. Si passò dalla tolleranza a un controllo severo da parte delle autorità. Il 4 novembre 1819, il principe Alexandru Suțu nominò una commissione medica per redigere un regolamento sull’organizzazione delle farmacie. Il documento segna un momento importante nella storia della legislazione perché contiene, per la prima volta, i termini farmacia e farmacista. Il progetto introdusse un rigido quadro di controllo professionale: i farmacisti dovevano essere esaminati da medici ufficiali e coloro che non erano in possesso di un diploma dovevano dimostrare le proprie competenze. Le farmacie erano obbligate ad approvvigionarsi secondo la farmacopea austriaca del 1814, erano soggette a ispezioni periodiche e a severe sanzioni. I prezzi dovevano essere conformi alle tariffe doganali austriache del 1814 e la vendita di preparati complessi senza ricetta era severamente vietata. L’apertura di una farmacia era subordinata all’ottenimento di una carta reale e il commercio di sostanze tossiche era proibito”, conclude Raluca Moței.
Nella Romania del XVIII secolo, la modernità europea e le misure burocratiche dello Stato influenzarono lo sviluppo della farmacia e nuovi atteggiamenti nei confronti della malattia e della guarigione. E il secolo successivo avrebbe mantenuto lo stesso ritmo di riforme e modernizzazione.