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I bracciali dacici del patrimonio del Museo Nazionale di Storia della Romania

Alcuni tra i più spettacolari oggetti del patrimonio culturale romeno, i bracciali dacici del Museo Nazionale di Storia della Romania, provengono da un unico luogo: Sarmizegetusa Regia.

Enciclopedia RRI
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e , 09.06.2026, 07:00

I bracciali dacici del Museo Nazionale di Storia della Romania (MNIR) sono tra i più spettacolari oggetti del patrimonio culturale romeno. Spirali di grandi dimensioni, lavorate da un’unica barra d’oro e decorate con palmette e teste di animali stilizzate – un’originale creazione dacica, ispirata a motivi decorativi. Tutti i reperti provengono da un unico luogo: Sarmizegetusa Regia, nella zona dei Monti Orăștie, vicino al luogo sacro di Dealul Grădiștii, cuore del Regno dacico di Decebalo.

Cristiana Tătaru, capo della Sezione Gabinetto Numismatico e Tesoro Storico del MNIR, ci ha parlato dei bracciali: “Lo Stato romeno è riuscito, finora, a recuperare solo 14 di questi bracciali. I primi 13 sono stati portati tra il 2007 e il 2013 e un vero successo è stato il ritrovamento del quattordicesimo nel 2025. … Sono i più spettacolari, e potrei dire, in modo molto soggettivo, che sono tra i più importanti che abbiamo oggi nella mostra del Tesoro Storico. Questi braccialetti reali dacici d’oro rappresentano ancora una sorpresa per gli specialisti e per il pubblico romeno. Infatti, non si sapeva nulla della loro esistenza fino ai primi anni 2000, nonostante tutte le ricerche archeologiche condotte negli insediamenti dacici durante il periodo comunista, in cui c’era un particolare interesse per la cultura e la civiltà dacica. Eppure, braccialetti, pieghe e spirali d’argento dacici erano noti fin dal XIX secolo, essendo stati scoperti in Transilvania, Oltenia e Valacchia. La sorpresa della scoperta di questi pezzi è stata molto grande e ha fatto credere a molti che questi oggetti non fossero autentici.” – ha detto Cristiana Tătaru.

A proposito del mito dell’oro dacico, Cristiana Tătaru ci ha raccontato: “È importante collegare la storia di questi bracciali dacici al mito dell’oro dacico. L’esercito romano guidato da Traiano avrebbe portato via dal territorio dacico 1.350 tonnellate d’oro e 3.310 tonnellate d’argento. Queste informazioni sono state raccolte nel corso del tempo. Il calcolo sarebbe stato molto inferiore, pari a 135 tonnellate d’oro e 331 tonnellate d’argento. Ma, nonostante queste cifre, l’idea dell’oro dacico ha affascinato molte menti e se ne è parlato molto, in un contesto in cui sono stati rinvenuti pochissimi oggetti d’oro negli scavi archeologici degli ultimi due secoli.”

La polizia stima che siano stati rinvenuti almeno ventiquattro braccialetti di questo tipo, di cui si dice siano stati rinvenuti in cinque tesori. I braccialetti sono stati trovati con un metal detector, ma le scoperte non sono state dichiarate. Cristiana Tataru ci ha offerto anche altri dettagli sulle scoperte: “Credo fermamente che la storia dei bracciali d’oro reali debba essere conosciuta dal maggior numero di persone possibile, data la loro storia travagliata. Sono stati rinvenuti tra il 1999 e il 2001, in seguito all’uso illegale di metal detector. Trovo molto interessante sottolineare che, come emerge dalle accuse mosse dalle autorità giudiziarie e dalle informazioni raccolte dai ladri che hanno scoperto questi pezzi e li hanno poi illegalmente esportati dal territorio romeno, più di 24 bracciali di questo tipo sono stati rinvenuti in almeno cinque tesori nascosti nei pressi dell’area sacra della fortezza di Sarmisegetuza Regia. Questo ci fa pensare che questi bracciali siano più probabilmente depositi rituali che tesori nascosti da recuperare in seguito. Non presentano segni di usura. Molto probabilmente sono stati prodotti e subito dopo deposti ritualmente. Sorprendente, direi, è il fatto che questi massicci bracciali d’oro, molto pesanti, siano stati ritrovati solo nell’area di Sarmisegetuzea Regia, il che fa pensare che fossero utilizzati esclusivamente dalla famiglia reale o dai sacerdoti, da coloro che officiavano le funzioni religiose.”

I bracciali sono oggetti di grande pregio, con un peso che varia dai 600 grammi a quasi 3 chilogrammi. Cristiana Tătaru del MNIR ci ha raccontato del loro valore artistico e di come sono stati realizzati: “Non dobbiamo ignorare la decorazione di questi bracciali, che a prima vista sembrano semplici bracciali con diverse spirali, ma le cui estremità sono ornate con teste di drago, che potremmo dividere in due categorie: draghi i cui corpi sono decorati con squame e gli altri bracciali decorati con linee ondulate che suggeriscono che siano ricoperti di pelliccia. I bracciali dacici ci dicono molto sulle tecniche conosciute dalla comunità dacica che viveva sui Monti Orăștie. E in qualche modo, sarebbe interessante iniziare confrontandoli con gli oggetti decorativi greci ellenistici che venivano usati dai Daci. Scoperti in numero relativamente elevato negli insediamenti dacici, a causa del contatto che avevano con le fortezze greche sulla costa del Mar Nero, che sono generalmente realizzati con lamine sottili, ornate a sbalzo con varie rappresentazioni note per quel periodo. D’altra parte, la realizzazione dei bracciali suggerisce che gli artigiani daci utilizzassero tecniche di forgiatura. I bracciali dacici non sono vuoti all’interno, sono realizzati in oro massiccio, con un’impressionante tecnica di lavorazione. La tecnica è assolutamente sorprendente, perché da lingotti parallelepipedi sono riusciti a realizzare questi braccialetti che hanno lunghezze comprese tra 1,70 e 2 metri e 88. Se li misuriamo, notiamo che le differenze di spessore tra la parte a spirale e le estremità sono minime. Infine, dopo aver ottenuto questa barra lunga quasi 2 metri, hanno decorato le estremità, dando loro la forma di teste di drago, decorate con palme, piccoli punti e linee realizzate alla perfezione. Solo dopo, utilizzando un tamburo, hanno dato la forma al braccialetto.” – ha concluso Cristiana Tătaru.

Al di là della brillantezza dell’oro, i bracciali dacici rappresentano anche una lezione sulla fragilità del patrimonio. Oggi, il Museo Nazionale di Storia della Romania li presenta al pubblico non solo in vetrine, ma anche attraverso modelli digitali tridimensionali, disponibili online.

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