Costanza multiculturale e multiconfessionale
Punto di riferimento per una vacanza sul litorale romeno del Mar Nero, Costanza è una destinazione che merita di essere scoperta passeggiando. Una camminata sul lungomare, tra il porto turistico Tomis e il porto marittimo di Costanza, è un'esperienza da non perdere. Altrettanto interessante è una passeggiata nell’area penisolare, dove i visitatori possono scoprire la Costanza multiculturale e multiconfessionale.
Ștefan Baciu, 17.07.2026, 09:30
Lo storico Cristian Cealera ci ha spiegato che cosa rappresenta il cosiddetto “ottagono confessionale”. “A Costanza esiste quello che chiamiamo “ottagono confessionale”, nel senso che oggi, nella città vecchia, si trovano otto luoghi di culto appartenenti a religioni diverse e a differenti confessioni cristiane. Quando parliamo della penisola, il primo esempio è la Chiesa Greca Metamorphosis, un edificio religioso costruito durante il periodo del dominio ottomano. Fu inaugurata nel 1868, quindi prima che la Dobrugia entrasse a far parte dello Stato romeno, il che avvenne dieci anni più tardi. La chiesa fu edificata grazie ai fondi della comunità greca di Costanza, che allora, come ancora oggi, rappresentava una comunità molto importante. L’unica condizione imposta dalle autorità ottomane era che la chiesa non fosse più grande della Moschea Hunchiar, già esistente, poiché nell’Impero Ottomano gli edifici di culto cristiani non potevano superare in altezza quelli musulmani”, spiega lo storico.
Situata a pochi passi dal Museo d’Arte Popolare, la Moschea Hunchiar occupa un posto di rilievo nella storia e nella multiculturalità di Costanza, essendo il più antico edificio di culto musulmano della città. Fu commissionata dal sultano Abdülaziz e inaugurata nel 1869. Realizzata secondo i canoni dell’architettura moresca, è composta da un corpo principale a pianta quadrata, che ospita la sala di preghiera, e da un minareto alto 24 metri. “Nella penisola troviamo anche la Chiesa Armena, costruita nel 1880 e restaurata più volte nei decenni successivi. C’è poi la Sinagoga di rito ashkenazita, che è stata restaurata e può essere visitata dai turisti. E’ considerata un autentico gioiello architettonico. Proseguendo lungo via Nicolae Titulescu, non lontano da Piazza Ovidio, si incontrano la Cattedrale Cattolica di Sant’Antonio di Padova e la Moschea Carlo I, inaugurata nel 1913, l’unico luogo di culto musulmano costruito per iniziativa di un re cristiano, motivo per cui è conosciuta anche come la Moschea del Re. Vorrei ricordare la Cattedrale Ortodossa dei Santi Pietro e Paolo”, aggiunge Cristian Cealera.
Costruita tra il 1893 e il 1895 in stile neobizantino, la cattedrale ha una facciata monumentale e un campanile alto 35 metri. Fino al 1925 fu chiesa parrocchiale, successivamente divenne la cattedrale della diocesi di Tomis. Nell’estate del 1941 subì gravi danni durante un bombardamento sovietico, così come la Moschea Hunchiar. Continuiamo la nostra passeggiata insieme allo storico Cristian Cealera.
“Abbiamo anche una chiesa bulgara, oggi dedicata a San Nicola il Nuovo, che fino agli inizi del XX secolo serviva la comunità bulgara della città. In seguito, questa comunità si è progressivamente ridotta. Quando si parla della Costanza multietnica e multiculturale si parla anche dei suoi numerosi luoghi di culto appartenenti a confessioni e religioni diverse. Come è noto, in Dobrugia vivevano un tempo ben diciannove gruppi etnici, oggi ne rimangono circa quattordici. Costanza è stata, è e continuerà certamente a essere una città cosmopolita. Qui, sulle rive del Mar Nero, nella città di Ovidio, persone provenienti da ogni parte sono arrivate per fare affari, ma si sono innamorate di questi luoghi e vi sono rimaste per sempre. Questa è la storia di Costanza, questa è la storia di questa splendida terra chiamata Dobrugia: un luogo in cui i gruppi etnici sono come fratelli, dove la tolleranza e l’amicizia rimarranno per sempre”, dice ancora lo storico.
Se arrivate a Costanza, non dimenticate la principale attrazione della zona della penisola: il Casinò, edificio simbolo della città, costruito in stile Art Nouveau tra il 1904 e il 1910 su iniziativa di Re Carlo I. E’ stato riaperto lo scorso anno dopo un importante intervento di restauro ed è oggi destinato esclusivamente ad attività culturali.