Reazioni a una decisione della CCR
La Corte Costituzionale della Romania ha dichiarato costituzionale la disposizione secondo la quale i funzionari eletti possono perdere il mandato in caso di incompatibilità.
Mihai Pelin, 18.08.2026, 13:15
Il Parlamento di Bucarest si riunirà nuovamente in sessione straordinaria: la decisione di lunedì della Corte Costituzionale (CCR) sulla nuova legge sull’integrità, uno degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), obbliga i funzionari eletti a modificare rapidamente il testo dell’atto normativo affinché la Romania non perda 770 milioni di euro. La legge deve essere promulgata entro la fine del mese. I giudici costituzionali si sono pronunciati sui ricorsi presentati dal Presidente Nicuşor Dan, nonché dal PNL e dall’USR, che hanno contestato gli emendamenti introdotti dal PSD e dall’AUR (l’opposizione socialdemocratica e populista, ultranazionalista) riguardanti la sanzione retroattiva degli eletti locali ritenuti incompatibili e l’estensione dell’obbligo di dichiarazione dei beni e degli interessi anche ai partner di vita.
I magistrati della CCR hanno convalidato l’emendamento che lascia senza mandato i sindaci dichiarati incompatibili, ma hanno respinto l’obbligo per i partner dei dignitari di dichiarare i propri beni. Inoltre, la CCR ha riconfermato che le dichiarazioni patrimoniali non saranno più pubbliche, ma rimarranno segrete, custodite presso l’Agenzia Nazionale per l’Integrità. Secondo i magistrati, il legislatore non può imporre obblighi legali a persone che intrattengono relazioni personali non riconosciute legalmente dallo Stato. La questione ha assunto una forte connotazione politica dopo essere stata associata al caso di Mirabela Grădinaru, compagna del presidente Nicușor Dan. Quest’ultima, tuttavia, ha reso pubbliche le proprie dichiarazioni patrimoniali e di interessi, in un gesto presentato come un segno di trasparenza.
Per quanto riguarda la regolamentazione delle misure per sanzionare il conflitto di interessi, essa rientra nel margine di discrezionalità del legislatore e la sua tempestiva applicazione attraverso le norme transitorie adottate è avvenuta nel rispetto della Costituzione, affermano i giudici. Oltre 120 persone rischiano di perdere il proprio incarico a seguito della decisione della CCR, che prevede la perdita del mandato o della posizione in caso di sentenze definitive legate alla violazione del regime di incompatibilità e al conflitto di interessi. Tra queste figurano 47 dignitari che attualmente ricoprono cariche elettive o pubbliche. Il nome più eclatante è quello del sindaco di Timișoara, Dominic Fritz, che a giugno ha ricevuto una sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione e Giustizia. Il leader dell’USR ha reagito immediatamente, denunciando un brutale abuso di potere avallato dai magistrati. Insoddisfatto dell’applicazione retroattiva del testo di legge, egli ha annunciato che si rivolgerà alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
La riunione della CCR si è svolta sullo sfondo delle polemiche suscitate da un recente incontro non annunciato, tenutosi al Senato, tra la presidente della CCR, Simina Tănăsescu, e il primo ministro ad interim, Ilie Bolojan. Il Consiglio Superiore della Magistratura, le direzioni dei tribunali e le associazioni dei magistrati hanno richiesto urgenti chiarimenti pubblici, considerando che un incontro informale di questo tipo solleva legittimi interrogativi e intacca la fiducia nell’imparzialità della giustizia. In risposta, la presidente della CCR, Simina Tănăsescu, ha respinto con fermezza e categoricamente qualsiasi speculazione, precisando che le discussioni si sono concentrate esclusivamente su questioni amministrative e istituzionali, senza alcun collegamento con i casi pendenti. Allo stesso tempo, la presidente della CCR ha nominato un altro giudice relatore che ha assunto le sue funzioni nel fascicolo relativo alla Legge sull’Integrità.