Alburnus Maior, Roșia Montană
Alburnus Maior, oggi Roșia Montană, è il più vasto complesso minerario romano al mondo, nascosto nei Monti Apuseni, nella Transilvania occidentale, un sito inserito nel patrimonio dell’UNESCO, ma anche nell’elenco dei siti in pericolo, dopo decenni di controversie tra lo sfruttamento dell’oro e la conservazione del patrimonio storico.
Ion Puican, 06.10.2026, 07:00
Alburnus Maior è l’antico nome romano della località di Roșia Montană, situata nel centro della Romania, nella regione storica della Transilvania, nei Monti Apuseni, nella provincia di Alba. Il sito è considerato il più vasto complesso minerario romano al mondo, con oltre 80 chilometri di gallerie scavate nel corso del tempo, di cui circa 7 chilometri risalgono proprio all’antichità. La località è menzionata il 6 febbraio del 131 d.C. su una tavoletta cerata, durante il regno dell’imperatore Traiano, che portò qui dei coloni per sfruttare l’oro della regione. I romani utilizzavano tecniche avanzate per l’epoca – martelli di bronzo, scalpelli di ferro e impianti idraulici – e gli archeologi hanno scoperto abitazioni, necropoli, attrezzi da miniera e decine di tavolette cerate con documenti legali romani: contratti, testamenti e norme commerciali, che offrono un quadro raro della vita quotidiana nella Dacia romana.
Di Alburnus Maior ci ha parlato Mihaela Simion, archeologa e vicedirettrice ad interim del Museo Nazionale di Storia della Romania. “Roșia Montană è un luogo famoso. Al di là delle recenti tensioni sociali e del modo in cui un’intera comunità si è mobilitata per proteggere questo luogo, la fama di Alburnus Maior è molto più antica. Il luogo deve la sua fama, in primo luogo, al fatto di essere stato il luogo in cui, tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX, furono rinvenuti alcuni reperti assolutamente eccezionali: le tavolette cerate di Alburnus Maior. Sono tra le 25 e le 27. Sono state scoperte in quel periodo, ma non in un unico luogo. Una parte si trova nel massiccio del Cârnic, una parte nel massiccio del Letin Cătălina Monulești e una parte a Orlea. Le tavolette cerate di Alburnus Maior sono documenti assolutamente spettacolari, che costituiscono, se volete, la base della nostra attuale comprensione del diritto romano applicato. Alcuni sono contratti di lavoro, altri contratti di prestito stipulati con banchieri, altri ancora verbali, contratti di compravendita di beni, ovvero di schiavi, e così via. Altri sono in effetti una sorta di verbale da cui abbiamo appreso quanto fosse costosa la vita ad Alburnus Maior 2000 anni fa. Due si trovano ora al Museo Nazionale, altre si trovano al Museo Nazionale di Storia della Transilvania e alla Biblioteca Batthyaneum, ma una parte di esse è conservata al Magyar Nemzeti Múzeum, a Budapest e a Vienna, poiché tali erano le circostanze storiche. Al momento della loro scoperta, l’odierna località di Roșia Montană non faceva parte dello Stato romeno. Ma sono state pubblicate. Sappiamo cosa c’è scritto, ne abbiamo una visione d’insieme. Per molto tempo si è creduto che sotto questo toponimo, Alburnus Maior, si nascondesse semplicemente un sito minerario, un’area di estrazione di metalli preziosi in epoca romana. Oggi, dopo quasi 20 anni di ricerche, abbiamo ottenuto risultati assolutamente eccezionali. Per me è stata una grande scuola di archeologia, far parte di questa squadra che ha avuto il privilegio, anche se è stato molto difficile lavorare lì per un lungo periodo di tempo. Naturalmente la ricerca è stata condotta nel momento in cui una società mineraria voleva sfruttare i giacimenti auriferi presenti in quella zona. E, secondo la legislazione romena, è stata obbligata a finanziare ampie ricerche di archeologia preventiva per capire con cosa avremmo avuto a che fare nel caso in cui l’investimento fosse stato realizzato. La sorpresa è stata enorme, perché il patrimonio archeologico si è rivelato particolarmente interessante sia in superficie che nel sottosuolo. E ora possiamo raccontare una serie di storie su Roșia Montană e leggere in modo diverso queste tavolette cerate”, ha detto Mihaela Simion.
L’archeologa Mihaela Simion del Museo Nazionale di Storia della Romania ci ha offerto alcuni esempi di questi straordinari reperti antichi, le tavolette cerate di Alburnus Maior. “Ad esempio: due tavolette cerate. La più antica, risalente all’epoca dell’imperatore Adriano, quella del 6 febbraio, il cosiddetto “atto di nascita” di Roșia Montană. E un’altra ancora, che mi sta molto più a cuore, perché di straordinaria modernità: il più antico contratto di lavoro conservato integralmente dall’antichità fino ad oggi. Si tratta di un contratto tra alcuni personaggi provenienti dalla zona illiro-dalmata o dall’area di lingua greca, che si recano a Roșia Montană, affittano la propria forza lavoro a un affittuario della miniera e nel contratto sono stipulate tutte le condizioni: la paga, le ore di riposo. È di una modernità sorprendente, compresi i casi di forza maggiore. E il contratto è stato redatto da un cosiddetto «giurista-scrittore», poiché nell’antichità l’alfabetizzazione non era proprio alla portata di tutti. Di conseguenza, oltre a coloro che lavoravano lì, si sviluppò una vera e propria industria di fornitori, di questi cosiddetti giuristi-scrittori. E si è posta la domanda: che cosa sono queste tavolette, perché continuiamo a trovarle nella miniera? Inizialmente, l’idea era che fossero state messe al sicuro lì, a causa di un periodo di profondo tumulto che la provincia della Dacia stava attraversando, le cosiddette guerre marcomanniche. Ma, in realtà, la mia convinzione dopo lo studio è questa: credo che siano semplicemente una sorta di archivi notarili”, ha aggiunto Mihaela Simion.
A conclusione della nostra conversazione, l’archeologa Mihaela Simion, vicedirettrice ad interim del Museo Nazionale di Storia della Romania, ci ha svelato una possibile sequenza di fatti e dati su ciò che accadeva a Roșia Montană quasi 2000 anni fa. “Cosa è successo a Roșia Montană? Non so se fosse il giorno dopo la conquista della Dacia. E non si tratta di una licenza poetica. Risale all’11 agosto del 106 un documento militare rinvenuto a Porolissum dal quale apprendiamo che la Dacia è una provincia pacificata. Cosa significa provincia pacificata? Non si svolgono più operazioni militari e quindi, essendo pace, l’imperatore concede alle truppe il congedo. Quindi c’è calma e pace in Dacia, nell’agosto del 106. Non so se ad agosto i Romani fossero a Roșia Montană, ma a settembre c’erano sicuramente. E vi arrivarono direttamente con una forza straordinaria, portando coloni «ex todo orbe romana» (da tutto il mondo romano) e iniziarono uno sfruttamento in modo assolutamente impressionante. I lavori sotterranei dimostrano una forza e una capacità ingegneristica straordinarie. … Avevano gallerie di prospezione e gallerie di estrazione. Sfruttavano anche il boom demografico. Ci sono almeno 8 insediamenti. Ecco perché dico che Alburnus Maior è una località, è una regione, è un mondo assolutamente favoloso”, conclude l’archeologa.
Grazie al suo valore storico unico, il 27 luglio 2021 Roșia Montană è stata inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO – ma, allo stesso tempo, anche nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo, a causa dei rischi legati sia alla possibile attività mineraria, sia all’urgente necessità di conservare le gallerie romane. Oggi, Roșia Montană sta cercando di costruirsi un futuro basato sul turismo storico ed ecologico, valorizzando le gallerie romane e il paesaggio nel cuore dei Monti Apuseni.