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Il governo Cioloş, bilancio dopo un anno

Decine di migliaia di romeni scendevano in strada, un anno fa, per esprimere la rivolta contro la corruzione e l’indifferenza delle autorità che avevano portato, nella loro opinione, a uno dei più gravi disastri a Bucarest negli ultimi decenni: l’incendio scoppiato nel club Colectiv, che ha causato la morte di 64 persone. Il premier socialdemocratico di allora, Victor Ponta, ha rassegnato le dimissioni e, dopo consultazioni con i rappresentanti dei partiti parlamentari e della società civile, il presidente Klaus Iohannis ha incaricato Dacian Cioloş a formare un Governo senza colore politico.

Il governo Cioloş, bilancio dopo un anno
Il governo Cioloş, bilancio dopo un anno

, 18.11.2016, 15:19

Decine di migliaia di romeni scendevano in strada, un anno fa, per esprimere la rivolta contro la corruzione e l’indifferenza delle autorità che avevano portato, nella loro opinione, a uno dei più gravi disastri a Bucarest negli ultimi decenni: l’incendio scoppiato nel club Colectiv, che ha causato la morte di 64 persone. Il premier socialdemocratico di allora, Victor Ponta, ha rassegnato le dimissioni e, dopo consultazioni con i rappresentanti dei partiti parlamentari e della società civile, il presidente Klaus Iohannis ha incaricato Dacian Cioloş a formare un Governo senza colore politico.



Il nuovo Governo è stato investito il 17 novembre 2015. Giovedì si è compiuto un anno di governo e l’Esecutivo ha presentato un bilancio volto a informare l’opinione pubblica sulle realizzazioni, ma anche sui progetti proposti ma non portati a compimento. Dato che, dall’insediamento del Governo, le aspettative della società sono state molto alte, le misure prese — dice il Governo — hanno puntato sulla ricostruzione della fiducia nel fatto che si può governare anche in modo onesto, trasparente ed efficace. Così, il principale obiettivo dell’attuale governo è stato di garantire la stabilità politica, economica e sociale in un anno elettorale, in cui in primavera ci sono state elezioni amministrative, mentre l’11 dicembre sono previste elezioni politiche.



Il Governo afferma di esser riuscito a promuovere la trasparenza e a diminuire la burocrazia. Ha messo al centro delle preoccupazioni la Sanità e l’Istruzione, tramite riforme e stanziamenti di fondi dal budget dello stato. In ugual misura, ha sbloccato i progetti di infrastruttura. Al capitolo “desideri” è menzionata la legge sulla retribuzione unitaria, che dovrebbe essere portata a compimento fino alla fine del mandato.



In un’intervista alla televisione pubblica, il premier Cioloş ha spiegato che l’Esecutivo non è riuscito finora a promuovere questo atto normativo che corregga le iniquità nel sistema pubblico, perché ha dovuto realizzare prima una base-dati con tutti gli stipendi dei pubblici dipendenti, per conoscere esattamente le realtà del sistema. “Man mano che avanziamo nella realizzazione della base dati con tutti gli stipendi attualmente pagati, potremo sottoporre al Governo e poi al Parlamento una legge sulla retribuzione unitaria che sia una realistica.”



Il Governo romeno deplora invece il fatto che la riforma della pubblica amministrazione non abbia funzionato bene, perché non c’è stato sostegno politico. Dacian Cioloş: “Sono necessari anche chiarimenti legati al rapporto fra l’amministrazione pubblica e la classe politica, perché abbiamo bisogno di prevedibilità in questo processo decisionale, di chiarezza e di eliminare l’arbitrario e le decisioni ad-hoc che vengono prese e che intaccano sull’efficacia dell’amministrazione.”



Il riassestamento dell’apparato amministrativo su criteri di professionalità e competenza rappresentano una sfida per il futuro governo, qualsiasi esso fosse dopo le politiche del mese prossimo, afferma anche il capo della Rappresentanza della Commissione Europea in Romania, Angela Cristea: “Ogni stato ha bisogno di circa dieci anni prima che il cittadino arrivi ad avvertire che c’è stata una riforma dell’incarico pubblico e dell’amministrazione pubblica.” Nell’opinione di Angela Cristea, una soluzione sarebbe la governance aperta, in cui il cittadino non è solo beneficiario delle politiche pubbliche, ma è anche coinvolto nell’atto di governo. (tr. G.P.)


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