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Fascicolo di tradimento in Romania

In Romania, sei persone sono sospettate di tradimento e legami con agenti russi.

The Direction for Investigating International Crime and Terrorism
The Direction for Investigating International Crime and Terrorism

, 07.03.2025, 11:07

Giovedì mattina, i procuratori della Direzione per l’investigazione dei reati di criminalità organizzata e terrorismo (DIICOT) hanno annunciato che sono state fermate per tradimento sei persone che avrebbero negoziato con agenti russi l’uscita della Romania dalla NATO. Nel corso della giornata, le informazioni sono diventate più chiare. Le persone in questione erano raggruppate nel cosiddetto Comando Vlad Ţepeş (Vlad l’Impalatore), guidato, tra gli altri, anche da Radu Theodoru, un maggior generale a ritiro, veterano di guerra, in età di 101 anni.

L’obiettivo dei membri dell’organizzazione era – afferma la DIICOT – quello di “ledere la sovranità e l’indipendenza dello Stato romeno, nonché di minare politicamente e indebolire la capacità di difesa del paese” attraverso “azioni continue, consapevoli, pubbliche o cospirative”. Organizzati secondo il modello di una struttura di tipo militare, con dirigenti e personale esecutivo, i membri del gruppo Vlad l’Impalatore avrebbero reclutato seguaci e pubblicato materiali video online.

Secondo i procuratori, avrebbero anche avviato delle azioni per rimuovere l’attuale ordinamento costituzionale, sciogliere i partiti politici, insediare un nuovo governo formato da membri dell’organizzazione che avrebbero ricoperto incarichi ministeriali, allontanare tutti i dipendenti dalle istituzioni statali, adottare una nuova Costituzione, cambiare la bandiera, l’inno e perfino il nome del paese da Romania a Geţia. Avrebbero voluto una nuova costruzione sociale basata su principi morali e su un sistema di saggezza collettiva.

A gennaio, due degli imputati si sarebbero recati a Mosca, dove sarebbero entrati in contatto con persone disposte a sostenere gli sforzi dell’organizzazione per prendere il controllo del potere statale in Romania. Del resto, la messa sotto accusa, presentata giovedì dalla DIICOT, dei sei membri del Comando Vlad l’Impalatore, sospettati di tradimento, è collegata – è stato detto a Bucarest – all’espulsione dalla Romania di due diplomatici russi.

Più specificamente, le autorità romene hanno deciso di dichiarare personae non gratae l’addetto militare, aeronautico e navale della Federazione Russa a Bucarest, nonché il suo vice, accusati di aver svolto attività contrarie alle disposizioni della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.

Secondo il Servizio Romeno di Informazioni, i due diplomatici russi hanno svolto attività di raccolta di informazioni in aree di interesse strategico e hanno avviato azioni per sostenere gli iter anticostituzionali del gruppo Vlad l’Impalatore. Mosca ha promesso una risposta adeguata, ritenendo ingiustificata e non amichevole l’espulsione dell’addetto militare e del suo vice.

Intanto, alla luce di tutti i presunti fatti menzionati, le autorità giudiziarie romene hanno disposto giovedì sera l’arresto preventivo di due membri del Comando Vlad l’Impalatore, mentre quattro membri sono soggetti al controllo giudiziario per 60 giorni.

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