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IA sempre più utilizzata dai romeni

Anche in Romania, come in tutto il mondo, l'implementazione e l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale sono in crescita. Tuttavia, sono ancora al di sotto della media globale.

AI Factory
AI Factory

, 04.02.2026, 20:07

Abbiamo chiesto all’Intelligenza Artificiale (AI) di descrivere come funziona. Ed ecco, in sintesi, la risposta che ci ha dato: utilizzando complessi metodi matematici e statistici (algoritmi) e reti neurali, l’AI impara da enormi set di dati, rileva schemi e imita abilità umane come il ragionamento, la risoluzione dei problemi e la generazione di contenuti. Allo stesso tempo, come gli esseri umani, anche l’AI impara dalla propria esperienza, regolando automaticamente i propri parametri per ridurre al minimo gli errori e diventare, nel tempo, sempre più efficiente.

Attualmente, l’Intelligenza Artificiale è onnipresente nel mondo. Nella tecnologia e nell’informatica ci sono gli assistenti virtuali Siri e Alexa. Con l’aiuto dell’AI, è possibile creare testi, immagini, produzioni audio o video, è possibile il riconoscimento facciale e garantire la sicurezza informatica… In ambito sanitario – diagnostica medica, ricerca farmaceutica o monitoraggio dei pazienti. Nei trasporti – auto a guida autonoma, ottimizzazione del traffico o droni. Nel marketing e nelle vendite – personalizzazione dei contenuti, chatbot, previsione del comportamento degli acquirenti. In ambito finanziario – rilevamento delle frodi. Nell’istruzione – piattaforme di e-learning o valutazione automatica. E l’elenco delle applicazioni dell’IA non è esaustivo.

Mircea Şcheau, presidente dell’Associazione Romena per la Sicurezza Informatica nel Cloud, parla della complessità dell’Intelligenza Artificiale, ma anche degli effetti del suo utilizzo in diversi ambiti. “L’Intelligenza Artificiale non ha colore. Il colore è dato dalla natura di chi la usa, la sfrutta e agisce con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale. Alla fine, torniamo a quel paradigma: vogliamo che l’Intelligenza Artificiale venga in aiuto dell’uomo? Certamente sì. Dipende dai “genitori” come educheranno quei “figli” chiamati moduli di Intelligenza Artificiale, se li lasceranno o meno incustoditi nello spazio pubblico! Credo che l’Intelligenza Artificiale rappresenti uno dei passi importanti che l’umanità ha compiuto e confido sia nel pensiero collettivo che nel pensiero critico di ognuno di noi. È scritto nel nostro DNA evolvere e ci evolveremo nel senso buono delle cose, senza dubbio”, spiega Mircea Şcheau.

Quale sarebbe lo scenario negativo dell’uso malevolo dell’Intelligenza Artificiale? “Quello negativo è quello che può portare all’estinzione della razza umana, ripeto, usata in modo sconsiderato, in senso distruttivo, da gruppi interessati a questo scopo o in questa direzione, che sfugge al controllo dell’Intelligenza Artificiale. In senso positivo, pensate a cosa succederebbe se a qualsiasi persona potesse essere diagnosticata una qualsiasi malattia in pochi minuti, attraverso una semplice scansione, da un modulo di Intelligenza Artificiale e iniettata, se necessario, con il trattamento appropriato per sradicare la malattia in questione. È tutta una questione di immaginazione”, aggiunge il nostro ospite.

A Bucarest, gli studenti del Politecnico stanno studiando, testando e sviluppando applicazioni di intelligenza artificiale. Mihnea Alexandru Moisescu, preside della Facoltà di Automatica e Informatica, ha chiarito. “L’interesse è enorme, perché le applicazioni basate su algoritmi di Intelligenza Artificiale hanno dimostrato di poter fornire soluzioni a problemi esistenti e di poter essere integrate in molti campi. Ultimamente, non credo ci sia un campo in cui non sia emersa la necessità e la soluzione di un’applicazione di intelligenza artificiale. I nostri studenti sono interessati, affascinati da queste opportunità. Alcuni si stanno orientando verso l’integrazione di tali applicazioni in altre applicazioni, altri verso la creazione di applicazioni nei campi dell’intelligenza artificiale e la creazione di quella base, di quel nucleo attorno alle applicazioni di Intelligenza Artificiale”, precisa Mihnea Alexandru Moisescu.

Sviluppando l’Intelligenza Artificiale, l’umanità sta salendo di un altro gradino sulla scala della rivoluzione industriale, perché, sì!, stiamo assistendo a una rivoluzione industrial, afferma il preside della Facoltà di Automazione e Informatica, ricordando che il Politecnico e l’Istituto Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo in Informatica (ICI) di Bucarest stanno costruendo, attraverso un programma dell’Unione Europea, una “Fabbrica di Intelligenza Artificiale” – la prima infrastruttura nazionale di Intelligenza Artificiale. “Esistono già diverse iniziative nel campo dell’AI prodotte o sviluppate in Romania. Stanno lavorando intensamente. Al Politecnico esiste un hub romeno di Intelligenza Artificiale, una collaborazione con molte università ad alto potenziale in Romania. Ora abbiamo un nuovo progetto chiamato “Fabbrica di Intelligenza Artificiale”, che è esattamente ciò che vogliamo: creare un ecosistema di aziende, start-up, un ecosistema con il coinvolgimento di attori della ricerca attorno a un supercomputer con capacità di IA che creerà applicazioni basate sull’IA o, perché no, IA competitive create in Romania”, aggiunge Mihnea Alexandru Moisescu.

L’obiettivo della “Fabbrica di AI” è sviluppare servizi e infrastrutture avanzati dedicati alla ricerca, alle imprese e al settore pubblico. Tra i settori prioritari in cui saranno applicati figurano la produzione e l’industria, la sicurezza informatica, le scienze della vita, i servizi pubblici digitali e i sistemi autonomi.

In poche parole, l’implementazione e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sono in crescita anche in Romania, come in tutto il mondo. Ma – bisogna ammetterlo – sono ancora al di sotto della media globale. Secondo un sondaggio PwC Workforce Hopes and Fears 2025, solo il 44% dei dipendenti romeni ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale in un anno, rispetto al 57% della media globale. I più assidui nell’utilizzarla sono i giovani della Generazione Z, ovvero i nati tra il 1996 e il 2012, la prima generazione di veri nativi digitali, caratterizzata da una connessione internet permanente e da un uso intenso dei social network. Seguono i Millennials, nati tra il 1981 e il 1995 e cresciuti con l’avvento di internet. Infine, gli ultimi a utilizzare l’IA sono i rappresentanti della Generazione X, i genitori dei Millennials, la generazione di persone nate approssimativamente tra il 1961 e il 1980.

Per i dipendenti che hanno utilizzato l’intelligenza artificiale, l’impatto è chiaramente positivo: la qualità del loro lavoro è aumentata e hanno visto aumentare la creatività e la produttività.

Foto: pixabay.com
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