Il castro romano di Micia
Il castro romano di Micia si trova nella Romania occidentale, in provincia di Hunedoara, sulla riva sinistra del fiume Mureș, a breve distanza dall'attuale corridoio stradale e ferroviario tra Deva e Arad.
Ion Puican, 31.03.2026, 07:00
Eretto nel II secolo d.C., nella provincia romana Dacia, il castro rivestiva un ruolo strategico: serviva per controllare la strada che collegava il centro della Transilvania alla parte occidentale della provincia e per supervisionare il traffico nella valle del Mureș, in una zona essenziale per la difesa e l’amministrazione dei confini romani. Intorno alla fortificazione militare si sviluppò un insediamento civile attivo, con strade ordinate, terme, officine, templi e un piccolo anfiteatro dove si svolgevano esercitazioni militari, spettacoli e assemblee pubbliche.
La vicedirettrice ad interim del Museo Nazionale di Storia della Romania (MNIR), l’archeologa Mihaela Simion, ci ha raccontato cosa rappresentava il castro di Micia nel sistema difensivo della Dacia romana: “Era molto importante. Prima di tutto, era la chiave per difendere il confine occidentale della provincia Dacia Romana. È un sito assolutamente speciale per diverse ragioni. In primo luogo, per la sua posizione straordinaria, sulla valle del Mureș, dove l’ingresso nella provincia veniva chiuso dalle cosiddette Gole di Branișca, che offrivano ai romani una posizione strategica assolutamente eccezionale. Ancora oggi seguiamo le antiche vie di comunicazione, attive fin dalla preistoria. Vi costruiamo le nostre strade. È anche il caso di Micia che si trova su una di queste grandi arterie europee. Inoltre, sia la ferrovia costruita dagli austriaci che la strada europea, di fatto, tagliano in due il sito, passando proprio nel mezzo. Ovviamente, i romani si stabilirono sulla valle del Mureș per ragioni strategiche. Ci troviamo ai margini dell’impero e fin da tempi antichi i romani vi portarono una forza militare importante. Grazie ai mattoni con iscrizioni che abbiamo scoperto nel corso del tempo a Micia, abbiamo informazioni su alcune unità militari romane, alcune molto antiche, risalenti all’epoca delle guerre daciche di Traiano. Micia divenne ben presto sede di un’importante e gloriosa unità militare romana di arcieri siriani. Divenne la sede della famosa coorte detta Cohor Secunda Flavia Commagenorum. Nel tempo, dato il suo ruolo strategico, arrivarono altre due truppe: un corpo di cavalleria e, più tardi, le forze speciali dell’Impero Romano: un corpo di mori. A Micia c’era uno straordinario agglomerato militare. Ma, al di là del suo ruolo militare, tutti si chiedono perché Micia abbia l’aspetto di una città romana nel vero senso della parola. Cos’altro ha Micia? In particolare, era una dogana all’ingresso nell’impero. Era la porta del lusso, se volete. Era la zona in cui le merci entravano e uscivano, entravano da ovest ed erano dirette a est. Era anche un punto di incassi importante. Vi furono collocate le unità militari, le caserme, il castro. Ovviamente, accanto alle truppe c’erano le loro famiglie e numerosi fornitori di servizi che dovevano servire le truppe, e svilupparono questo borgo che sarebbe poi diventato dal punto di vista giuridico un pagus. Micia è uno dei pochi pagus attestati epigraficamente.” – ha detto Mihaela Simion.
La vita quotidiana a Micia era caratterizzata dalla convivenza di soldati, mercanti, artigiani e le loro famiglie, in uno spazio in cui circolavano merci, idee e influenze provenienti da ogni angolo dell’Impero Romano. Le numerose iscrizioni rinvenute testimoniano una comunità profondamente legata al mondo romano. La ricerca archeologica ha portato alla luce un inventario estremamente ricco: iscrizioni latine, altari votivi, frammenti di ceramica, monete, armi, accessori militari e oggetti di ornamento. Un posto speciale è occupato dai reperti legati alla vita religiosa: rilievi dedicati al dio Mitra, statue e altari che dimostrano la coesistenza, in questo luogo, di tradizioni militari romane e pratiche spirituali portate dai soldati provenienti da diverse province dell’impero.
Mihaela Simion ci ha raccontato com’è oggi il sito archeologico di Micia, coordinato dal MNIR: “Per me personalmente, Micia è stata una grande sfida. Lo è ancora. Cercare, come ogni archeologo, non tanto di comprendere gli oggetti quanto la mano che li ha creati. Perché, in essenza, è questo che cerchiamo attraverso l’archeologia. Certo, gli oggetti si possono ammirare, ma il ruolo dell’archeologia è quello di comprendere l’umanità che si cela dietro di essi, i fenomeni. È questo che cerchiamo. Ora, il sito di Micia, con tutti i problemi che ha attraversato, a parte il fatto che è un cantiere del Museo Nazionale di Storia della Romania, abbiamo cercato di trasformarlo in un cantiere scolastico. Un monumento, se non è valorizzato da una comunità, se non fa parte dell’identità di quella comunità, diventa un semplice atto egoistico di ricerca e basta. Gli appassionati della storia dell’Impero Romano trovano a Micia una sequenza di vita provinciale, forse non lo splendore delle aree centrali, ma siamo qui, ai margini dell’impero.” – ha aggiunto Mihaela Simion.
Oggi Micia rimane uno dei luoghi in cui la pietra conserva la memoria di un mondo scomparso: un luogo in cui la disciplina militare, la vita civile, il commercio e il ritmo dell’Impero Romano hanno costruito una comunità. Le sue rovine raccontano non solo la storia di una fortificazione, ma anche di una frontiera trasformatasi in spazio di cultura, scambio e continuità storica.