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Il palazzo dell’Opera Romena di Bucarest

Fondata verso la fine de XIX secolo dal compositore e direttore d’orchestra George Stephănescu, la prima compagnia di teatro dell’opera della Romania è considerata il nucleo del teatro lirico del nostro Paese.

Il Teatro dell'Opera di Bucarest (foto: RRI)
Il Teatro dell'Opera di Bucarest (foto: RRI)

, 02.04.2024, 18:38

Fondata verso la fine de XIX secolo dal compositore e direttore d’orchestra George Stephănescu, la prima compagnia di teatro dell’opera della Romania (intitolata Compagnia lirica romena) è considerata anche il nucleo del teatro lirico del nostro Paese. Però, dalla sua fondazione fino agli inizi degli anni 1950, l’opera romena non ha avuto una sede propria, i suoi spettacoli venivano messi in scena negli edifici di altri teatri. La situazione cambiò agli inizi del regime comunista per motivi piuttosto propagandistici: nel 1953 Bucarest ospitò un grande festival internazionale della gioventù, motivo per cui nella capitale apparvero alcuni edifici che dovevano ospitare gli eventi programmati. Tra questi vi fu anche l’attuale sede dell’Opera Nazionale Romena, in riva al fiume Dâmbovița, vicino all’imponente edificio della Facoltà di Legge. E, anche se inizialmente si voleva che il nuovo palazzo rispettasse lo stile architettonico degli edifici sovietici – com’è successo nel caso di Casa Scânteii -, l’Opera Romena non ricorda se non vagamente questo stile.

Uno studio recente analizza dettagliatamente anche le tappe della sua costruzione e l’aspetto del palazzo dell’opera: “La storia dell’edificio dell’Opera Romena di Bucarest”. Particolari dall’autore, il direttore della Biblioteca dell’Accademia, Nicolae Noica: L’Opera è stata creata da un grande letterato, George Stephănescu. Dopo, ha funzionato per anni, fino al 1952, senza uno spazio proprio, in un edificio nei pressi del parco Cișmigiu, e poi, per molto tempo, nell’edificio del Teatro Nazionale su Calea Victoriei. Purtroppo, il Teatro Nazionale è stato bombardato. Ho notato con stupore studiando documenti risalenti al periodo 1948-1949 che colui che ebbe la prima iniziativa di costruire un edificio per l’opera è stato il medico Petru Groza, il capo del Governo della Romania. E allora ha offerto tramite decreto governativo un terreno dove oggi si trova il Teatro Nazionale nel centro, vicino all’università. Ha organizzato un concorso e tuttavia non si è materializzato nulla. Però negli anni 1950-51 è stata presa una decisione ferma e l’Istituto Progetto di Bucarest, che era stato creato in quel periodo, è stato incaricato a redigere il progetto. Il progetto è stato coordinato e pensato da un grande architetto: il professore Octav Doicescu. Era un uomo della vecchia scuola, che aveva rappresentato la Romania ad alcune mostre internazionali tra le due guerre mondiali, accanto ai nostri grandi architetti Petre Antonescu e George Matei Cantacuzino. Certo, in primo luogo si è posto il problema dello spazio in cui poteva essere eretto l’edificio ed è stato scelto proprio il terreno dove si trova oggi l’edificio dell’Opera. All’epoca nella zona c’era uno stadio conosciuto. Il progetto è stato redatto, come dicevo, dall’architetto Octav Doicescu e i lavori sono iniziati nel 1951.

Che stile architettonico è stato scelto e come? Ce lo dice sempre l’accademico Nicolae Noica: Si è detto spesso che ha quest’aspetto degli edifici russi o sovietici. Tuttavia, Octav Doicescu non ha fatto questo, ma per superare le verifiche fatte, i piani originali erano firmati, per una conferma delle soluzioni, da un consigliere russo. Però anche gli architetti russi che erano venuti qui avevano un grande rispetto per Octav Doicescu e per Pompiliu Macovei, ed hanno accettato una serie di elementi di modo che l’edificio fosse monumentale e offrisse un’immagine conforme alle richieste. Però io dico che lo stile è uno stile romeno, con una serie di elementi presi in prestito, ma non è per niente vero quello che è stato affermato, che è un edificio costruito sul modello di quelli esistenti all’epoca a Mosca.

Per la costruzione del Palazzo dell’Opera Romena, Octav Doicescu ha fatto squadra con l’architetto Pompiliu Macovei – coordinatore del cantiere – e con l’ingegnere edile di origine armena Aznavurian. I lavori di costruzione si sono conclusi nel 1953 e l’inaugurazione ufficiale è avvenuta a gennaio 1954 con lo spettacolo “La dama di picche” di Ciajkovskij.  La facciata dell’edificio, modificata rispetto all’idea iniziale dell’architetto, ha un portico con tre arcate monumentali che poggiano su colonne che hanno sui capitelli le statue di quattro muse. Ci sono tre porte d’accesso che permettono l’entrata nella hall fastosa su due livelli. La facciata è decorata con bassorilievi realizzati dagli scultori Zoe Băicoianu, Boris Caragea e Ion Vlad.

Particolari sulle decorazioni interne, sempre da Nicolae Noica: All’interno c’è il foyer, che è stupendo, e a sinistra, dopo la scalinata, c’è il salone giallo: una bellezza con tutta una serie di ornamenti realizzati allora, nel 1953, e conservati fino ad oggi in condizioni straordinarie. Nella sala spettacoli ci sono le logge suddivise da colonnine per la compartimentazione. Anche in questo caso c’è stata tutta una serie di discussioni. Se queste colonnine non disturbano da un punto di vista architettonico, erano necessarie dal punto di vista della resistenza. In più, il soffitto è stupendo, di legno lavorato e la cosa impressionante è che si conserva il candelabro dell’epoca, con 100 lampadine. In più, è stato realizzato all’epoca, un impianto di riscaldamento e uno di aerazione, per garantire un clima adatto. Purtroppo, sono passati anni e l’impianto non funziona più così bene. Abbiamo parlato anche con la ministra della cultura, chiedendo un sostegno finanziario, di modo che quest’opera arrivi alle esigenze corrette e moderne di oggi, perché abbiamo quest’obbligo, dopo 70 anni, di mantenere l’edificio.

Sin dall’inizio, il Palazzo dell’Opera Romena è stato concepito per essere resistente. I terremoti del 1977 e del 1986 non hanno lasciato nemmeno una fessura nelle mura dell’edificio.

Gheorghe Marinescu – una vita dedicata al lavoro, alla scienza, al progresso, fonte foto: fbmuzeulmunicipiuluibucuresti
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