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Vita sociale a Bucarest nell’epoca fanariota

Steso su più di un secolo, il cosiddetto periodo fanariota viene generalmente ritenuto nefasto nella storia dei romeni.

Vita sociale a Bucarest nell’epoca fanariota
Vita sociale a Bucarest nell’epoca fanariota

, 18.02.2021, 18:55

Steso su più di un secolo, il cosiddetto periodo fanariota viene generalmente ritenuto nefasto nella storia dei romeni. Il nome si rifà al quartiere di Fanar a Istanbul, da dove provenivano le famiglie di origini greche inviate dai sultani come regnanti a Bucarest e Iași, nell’epoca in cui la Porta ottomana aveva esteso la sovranità sui principati romeni. Iniziati nel 1716 in Valacchia e nel 1714 in Moldavia, per concludersi nel 1821, i regni fanarioti segnarono l’orientalizzazione dei principati danubiani, il che, secondo certi standard, equivaleva all’arretratezza. Tuttavia, il periodo fanariota non fu un’epoca completamente buia. Alcuni storici considerano che in certi studi e lavori venne trattato in modo superficiale e, a volte, fu anche frainteso.

Opinione condivisa anche da Tudor Dinu, l’autore di un ampio lavoro in tre volumi intitolato appunto Bucarest fanariota. Si tratta di aspetti particolarmente complessi, quindi ci vorrebbe una certa sfumatura. Non fu un periodo splendente in quanto Bucarest fu campo di battaglia durante le guerre russo-austriaco-turche. Ma d’altra parte, per volontà dei principi fanarioti, portò anche grande sviluppo alla città. Fu in quell’epoca che le strade di Bucarest vennero quasi completamente coperte da pavimentazione di legno. E sempre allora venne allestito il primo sistema di pompe che offrivano acqua fresca di sorgente a tutti gli abitanti di Bucarest. Sempre a quell’epoca risale l’impianto di illuminazione pubblica, all’inizio sul Ponte di Mogosoaia, l’odierna Calea Victoriei, e successivamente in altri posti. Nello stesso periodo, Bucarest diventò il più importante centro di insegnamento dell’intero sud-est europeo, grazie all’Accademia Principesca di San Sava, spiega Tudor Dinu.

Anche se il secolo fanariota segnò l’orientalizzazione della cultura romena, tendenza raramente presente prima nello spazio romeno, in ugual misura l’occidentalizzazione apparve evidente sempre in questo periodo, visto che i principi – tutti di origini greche – diventarono i vettori della cultura italiana e poi francese, soprattutto a Bucarest.

La mia ricerca rileva, tra l’altro, come non sia vero che l’occidentalizzazione dei Principati Romeni ebbe inizio appena dopo il 1821, quando cessarono i regni fanarioti. Il fenomeno comincia con la prima occupazione austriaca, dopo il 1789, si intensifica con l’arrivo delle truppe russe di sosta a Bucarest dal 1806 e il 1812, e i fanarioti permisero l’infiltrazione della cultura occidentale da noi, dal momento che uno dei loro compiti era anche quello di informare la Porta ottomana sulle intenzioni delle potenze occidentali. A partire dal XVIII secolo, cominciarono a stabilirsi a Bucarest anche cittadini occidentali, soprattutto tedeschi, che non provenivano solo dalla Transilvania, ma anche da zone più remote. Essi contribuirono in maniera fondamentale allo sviluppo della città, soprattutto come imprenditori edili, ingegneri e architetti. E sempre a loro che dobbiamo i primi birrifici e il primo albergo di Bucarest. Apparvero anche i primi francesi e italiani, poichè qualsiasi boiardo ne voleva uno come insegnante per i propri figli oppure un segretario privato, aggiunge Tudor Dinu.

E giacchè ha ricordato i primi birrifici, il nostro ospite si racconta anche come si divertivano i bucarestini del Settecento, un aspetto al quale dedica ampi spazi nel libro Bucarest fanariota. Vita quotidiana, svago e cultura. Ogni giorni, gli abitanti di Bucarest andavano alle osterie per ascoltare i musicisti popolari. C’era chi preferiva i caffè dove si fumava, si giocava a biliardo, a scacchi o a dama, si tenenavo spettacoli e si esibivano i saltimbanchi. In particolare si facevano e disfacevano intrighi politici, certamente di un livello più basso. Si andava anche a sagre e fiere, per divertirsi in altalena, lo facevano persino i boiardi. Ma forse la gara più popolare era una specie di sport completamente sparito e oggi sconosciuto. Il suo nome proveniva dalla parola con la quale gli ottomani denominavano la canna. Era una specie di giostra, quindi un combattimento fra due cavallieri con lancia, insomma una sorta di torneo di ispirazione ottomana. E poi si fecero strada anche i giochi d’azzardo, combattuti accanitamente dai principi fanarioti, che tentarono di abolirli, in quanto impoverivano la popolazione, conclude Tudor Dinu.

Tuttavia, le autorità consentivano alcuni, come la cosiddetta lotteria al biglietto, l’antenata di quella sopravvissuta fino ai nostri giorni.

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