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Fake news in tempi incerti

Diversione, disinformazione, propaganda - denominazioni che hanno indicato lungo il tempo ciò che negli ultimi anni è stato definito sempre più categoricamente come fake news.

Fake news in tempi incerti
Fake news in tempi incerti

, 16.03.2022, 18:14

Diversione, disinformazione, propaganda – denominazioni che hanno indicato lungo il tempo ciò che negli ultimi anni è stato definito sempre più categoricamente come fake news. Il fenomeno è diventato sempre più dilagante, potenziato anche dallo sviluppo tecnologico, dalla diversificazione delle modalità di comunicazione di massa, ma anche dei canali di trasmissione dei dati, dal passaggio dallesclusività della stampa scritta agli online media. E il blogging, le reti sociali e il vlogging hanno rappresentato fattori estremamente importanti in questa dinamica. La ricetta è relativamente semplice e comporta uninformazione con un contenuto fabbricato, presentata in modo distorto, molte volte esageratamente o fuori dal contesto. Al di là del drammatismo della situazione, la guerra in Ucraina può essere uno studio di caso. Ospite a Radio Romania, Flavia Durach, esperta di comunicazione, ha parlato di fake news e ha spiegato in che misura questo fenomeno fa parte dello sforzo di guerra. “Fa parte in gran misura dello sforzo di guerra di entrambe le parti. In generale, queste tecniche relative alla propagazione delle informazioni e al controllo, alloccupazione dello spazio pubblico, dello spazio informativo, sono tipiche di ciò che si chiama “guerra dellinformazione”. Non voglio, tuttavia, che suoni scoraggiante, sebbene lUcraina faccia degli sforzi straordinari di comunicazione e sia riuscita a rendere solidale la comunità internazionale intorno alla sua causa, la guerra dellinformazione viene molte volte combattuta al di là dei confini di un conflitto militare propriamente detto. È poco chiaro quando cominci e quando finisca una simile guerra. Ci sono studi che rilevano azioni tipiche della guerra dellinformazione sin dallannessione della Crimea, e, in più, notiamo la propagazioe di certe narrazioni allineate agli obiettivi, alle politiche e agli interessi del Cremlino verso molti spazi occidentali, molti spazi democratici e simili narrazioni raggiungono le popolazioni vulnerabili. Perciò, credo che, per quanto riguarda linformazione, si tratti di una lotta che non finirà presto e, a seconda della resilienza delle società alla disinformazione, si possono avere echi più o meno concreti.”



La nocività dellinfodemia non ha più bisogno di essere dimostrata, e il periodo che stiamo attraversando a livello globale, ancora segnato dalla pandemia, dalla guerra, dalla crisi energetica, ma anche dagli effetti economici è un terreno molto fertile per le fake news. Tanto più quanto lesistenza delle reti sociali fa sì che, a portata di click, qualsiasi persona abbia la possibilità di pubblicare informazioni e diffonderle rapidamente, la grandi piattaforme assicurando un ampio raggio dazione. Questo conflitto è la prima guerra a occupare, praticamente, le reti sociali dal punto di vista dello spazio informativo, così come la guerra in Vietnam è stata la prima guerra in tv, ha notato Flavia Durach.



Esistono numerosi contenuti falsi, immagini e videoclip tolti dal loro contesto originale, a volte persino dai videogiochi, e alcune informazioni sono più difficilmente verificabili tanto più quanto esistono molti emittenti di messaggi – gente abituale che distribuisce informazioni non verificate, presunti filmati realizzati sul posto, ma anche portavoci delle fonti di propaganda – si crea, così, un mix di comunicazioni che complica il paesaggio, aggiunge Flavia Durach. “Una parte degli argomenti destinati a creare divisione adoperati durante la pandemia o, meglio dire, le stesse tecniche retoriche, vengono adoperate anche adesso. Possiamo individuare parallelismi, inclusivamente lidea di una mascherata o di un piano occulto di controllo della popolazione. Dobbiamo diventare consapevoli di queste tecniche retoriche, seguire i grandi avvenimenti e non rimanere fissati su certi contenuti, su casi puntuali, su voci che corrono, anche se ci danno speranza o, al contrario, anche se creano conflitti tra di noi o ci dividono. Seguiamo, quindi, i grandi avvenimenti, cerchiamo di non pubblicare post influiti dalle emozioni. Incoraggio tutti gli ascolatori a consultare un numero quanto maggiore di fonti, quanto più diversificate, affinchè il loro consumo di media non significhi solo le notizie che ricevono sui social, e a diventare consapevoli che veramente non possiamo sapere tutta la verità su questa situazione.”



Tutti gli specialisti in comunicazione ammoniscono sul pericolo della disinformazione che si sta propagando soprattutto nellambiente online e sottolineano quanto sia importante informarsi da fonti affidabili. Il docente Bogdan Oprea, della Facoltà di Giornalismo di Bucarest, fa una serie di raccomandazioni. “Il primo è il più importante consiglio è di capire che le notizie, le notizie vere sono disponibili sulle piattaforme media, non dobbiamo cercarle sui social. Le reti sociali mescolano opinioni, testi che possono avere una forma giornalistica, ma il loro contenuto può essere pienamente o parzialmente ingannevole, non rappresenta unistituzione media, nè deve sottoporsi alle regole giornalistiche. Il contenuto che troviamo su queste reti lascia posto inclusivamente alle manipolazioni e disinformazioni.” Perciò, afferma Bogdan Oprea, dovete cercare di tenervi aggiornati dai siti informativi, dai programmi televisivi e radiofonici, dalla stampa scritta.




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