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Telelavoro – soluzione valida a lungo termine?

Regolamentato in Romania due anni fa, il telelavoro si è esteso negli ultimi mesi, come una delle soluzioni di distanziamento sociale imposto dalla pandemia.

Telelavoro – soluzione valida a lungo termine?
Telelavoro – soluzione valida a lungo termine?

, 10.06.2020, 16:10

Regolamentato in Romania due anni fa, il telelavoro si è esteso negli ultimi mesi, come una delle soluzioni di distanziamento sociale imposto dalla pandemia. Il 16 marzo, quando la Romania entrava in stato in emergenza, 15.000 contratti di lavoro prevedevano anche lo smart working. I numeri sono triplicati nel giro di due mesi, diventanto una soluzione sempre più attraente sia per i dipendenti che per i datori di lavoro. Però il televaloro non è applicabile in tutti in settori e rappresenta, in ugual misura, una vera sfida per molti romeni.

Uno studio condotto da Colliers International nei Paesi della regione, la Romania compresa, indica che il 40% degli intervistati affronta difficoltà nello smart working, mentre il 67% vede come una vera sfida la mancanza di una chiara delimitazione tra la vita privata e quella professionale. Eppure, oltre la metà dei romeni intervistati si ritiene altrettanto produttiva come prima della pandemia, mentre il 23% considera che questa produttività sia addirittura aumentata. Questa maggiore efficienza è stata notata anche dai dirigenti, che contemplano la possibilità di rendere permanente il telelavoro.

Ma, a lungo termine, quanto valida è questa soluzione? L’argomento è molto interessante, spiega l’eurodeputata socialdemocratica romena Carmen Avram, parlando a Radio Romania anche dei vantaggi che comporta lo smart working.

Credo che il telelavoro diventerà un’abitudine nell’Unione Europea. Paradossalmente, è stata osservata un’altissima efficienza del dipendente in questo periodo. Secondo me, servono ancora degli studi nel settore, però, comunque, è stato constatato che il dipendente funziona meglio laddove è possibile lavorare da casa, ce la fa ottimamente in queste condizioni. Prendiamo il caso dell’Unione Europea. L’intero bilancio relativo ai prossimi sette anni punterà su una ripresa economica, imperniata a sua volta sul Patto Verde, che significa riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e dell’inquinamento. Credo che l’idea di far uscire di casa per andare al lavoro un numero di dipendenti uguale a quello anteriore alla crisi del coronavirus sarà uno dei criteri in discussione. Se ci prefiggiamo di ridurre le emissioni, avremmo, ad esempio, un grande beneficio se la gente rimarrà a lavorare da casa, laddove è possibile. In questo modo, possiamo in contemporanea ridurre emisssioni e avere dipendenti che lavorano benissimo e si attengono agli obblighi – ripeto, nei settori in cui tale fatto è possibile. Quindi, credo che dal punto di vista del Green Deal, questo aspetto sarà discusso e si insisterà su questo fatto laddove sarà possibile, spiega l’eurodeputata Carmen Avram.

Oltre al rimanere a casa, il telelavoro ha come specificità anche la tecnologia, dal momento che è resa possibile da mezzi di comunicazione elettronici e necessita di un’infrastruttura performante, in grado di consentire una produttività superiore. In ugual misura, servono certe abilità e un reset anche nelle interazioni, il che comporta nuovi ruoli.

Non si tratta tanto di tecnologie quanto di mentalità e prospettiva. Il ruolo del management nella comunicazione a distanza aumenta notevolmente. Praticamente appaiono dei compiti in più che finora non avevamo poichè erano implicite, a proposito dello stare insieme: in ufficio, ci troviamo a un metro di distanza, in uno spazio comune, ci vediamo, leggiamo il linguaggio non verbale, insomma l’uno osserva l’altro. Mentre nello smart working 15 persone che fanno parte della stessa squadra, diciamo, lavorano ciascuna da casa sua, quindi non c’è alcun tipo di contatto diretto. Il ruolo del manager cambia fondamentalmente, in quanto diventa un centro di comunicazione, spiega l’esperto di risorse umane Sorin Faur.

Ci sono dei vantaggi, ritiene il sociologo Mircea Kivu, ma anche degli svantaggi di cui la gente deve sapere come difendersi. L’uomo è per natura un essere sociale, quindi ha bisogno di interagire. E ha bisogno di interagire non solo al telefono o via skype. Abbiamo bisogno di stare vicini gli uni agli altri per formare quello che chiamiamo una squadra. I vantaggi del lavoro di squadra sono stati evidenziati lungo decine di anni in studi condotti nel campo delle risorse umane. Purtroppo, col trasferimento a casa di buona parte del lavoro, molti di questi vantaggi si perdono. Si sono verificati degli esperimenti anche prima della pandemia, quando alcune delle grandi compagnie hanno pensato di poter trasferire almeno una parte importante del lavoro a casa. Fisicamente è possibile, le operazioni si possono fare, solo che è stato osservato che, dopo un certo periodo, i dipendenti sentivano il bisogno di stare insieme. E allora credo che dobbiamo pensare come difenderci dagli svantaggi di questo sistema. Penso che i datori di lavoro che lasciano i dipendenti in telelavoro per settimane intere debbano ogni tanto organizzare una sorta di team building, è del parere il sociologo Mircea Kivu.

Resta da vedere cosa succederà. Quello che si sa, però, è che Bucarest è ritenuta la migliore città al mondo per lavorare da casa o da remoto. Lo rileva il Remote Working Index, realizzato da Broadband Deals del Regno Unito, che ha preso in esame 50 delle città più grandi del mondo, classificandole in base ai seguenti parametri: la velocità media dell’Internet, la disponibilità delle aziende di consegna di alimenti, il numero di posti di lavoro a distanza disponibili, il prezzo di un computer portatile e il costo della vita. Ai seguenti posti si piazzano tre città statunitensi – Houston, Las Vegas e Atlanta, seguite dalla capitale ungherese Budapest.

Foto: pixabay.com
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