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Pasqua: Paese che vai, usanze che trovi

In Romania, le tradizioni pasquali si intrecciano con diverse usanze pagane, conferendo un colore particolare alle festività. Vi invitiamo a fare un viaggio in alcuni luoghi del paese, dove gli abitanti festeggiano la Pasqua in modo speciale.

foto: pixabay.com
foto: pixabay.com

, 08.04.2026, 07:00

La Pasqua è una festa cristiana, celebrata in primavera. In molte zone le tradizioni cristiane si fondono con le usanze locali, legate al calendario agricolo o ad attività che coinvolgono la comunità. Silvia Szakcs-Mikes dell’Associazione delle donne di Sântâmăria Orlea, ci ha parlato con entusiasmo di queste tradizioni, così come si conservano nella Terra di Haţeg. “Stiamo cercando di farle rivivere, perché gran parte di esse è andata perduta, e soprattutto di trasmetterle ai bambini e alle giovani generazioni, affinché conoscano i valori accanto ai quali vivono. A partire dalla Domenica delle Palme e dalla Settimana Santa, una settimana di devozione, forse siamo più vicini al cielo e alla fede. Molte tradizioni sono legate a questo, ma ci sono anche tradizioni laiche che sono state tramandate e si conservano in questa settimana. Ad esempio, c’è l’usanza del Giovedì Santo, che si celebra nella notte tra mercoledì e giovedì, quando i ragazzi del villaggio salgono sulla collina e accendono un grande falò. In passato, ci si parlava di tutto, si lodavano le ragazze laboriose, si ammonivano quelle che non si comportavano bene, si facevano anche accordi matrimoniali. Era, di fatto, un’analisi della vita del villaggio e le ragazze si nascondevano per le strade del villaggio per ascoltare quello che i ragazzi dicevano su di loro. La tradizione si conserva ancora, con delle restrizioni: vi partecipano anche i vigili del fuoco, perché viene acceso un fuoco, ma la tradizione è preservata e portata avanti anche dai bambini, che ora iniziano a rendersi conto dell’importanza dell’evento”, spiega Silvia Szakcs-Mikes.

“Un’altra usanza è tipica dei giorni di Pasqua, ovvero, del primo giorno di Pasqua, dopo che tutti escono dalla chiesa e pranzano. I ragazzi e i giovani sposi formano due squadre: da una parte i celibi, i non sposati, dall’altra gli sposati. E ogni anno, all’una in punto, si gioca una partita (di calcio) tra gli sposati e i non sposati. E naturalmente, poi chi perde offre da bere. Il secondo giorno di Pasqua, c’è un’altra usanza che si conserva ancora, si chiama Alergatul prescurii / La Corsa alla Prosfora. A mezzogiorno o all’una il prete va in chiesa e offre una prosfora, che dovrà essere mangiata da una persona scelta tra coloro che partecipano alla Corsa. Tutti vanno verso l’uscita dal villaggio, si radunano quasi tutte le famiglie, tra giovani, anziani e bambini. L’usanza in realtà inizia con lo scontro delle uova. La persona il cui uovo non si rompe, prende l’uovo rotto dell’avversario. I bambini hanno cestini o piccole borse, in cui vengono raccolte le uova, viene portato un tavolo con una tovaglia stesa per bene, una tazza d’acqua, e lì, colui che mangia la prosfora si siede su una sedia, la prosfora viene messa davanti a lui, e i ragazzi del villaggio cominciano a correre. È, in effetti, una staffetta. Quattro ragazzi percorrono una distanza vicino al Castello di Nopca. Il simbolo della corsa è un ramo di ribes, prima chiamato la recinzione del barone – del Barone Nopcea – che viene poi passato, di staffetta in staffetta, fino a raggiungere il luogo in cui si mangia la prosfora e dove tutti aspettano di vedere i ragazzi che corrono e come si mangia la prosfora. Se i ragazzi arrivano prima che la prosfora sia mangiata, significa che, di nuovo, i non sposati “sono usciti vincitori, e gli sposati, che rappresentano il gruppo di chi mangia la prosfora, devono offrire da bere, o viceversa. Se chi mangia non riesce a finire la prosfora, allora sono i ragazzi che corrono a uscire vincitori”, ha aggiunto Silvia Szakcs-Mikes.

Anche in Bucovina i riti religiosi si intrecciano con quelli popolari di rinnovamento simbolico del tempo. E poiché la celebrazione della Pasqua è preceduta dal digiuno più lungo dell’anno, che dura 7 settimane, abbiamo appreso da Aurel Prepeliuc, etnografo del Museo del Villaggio di Bucovina a Suceava, come viene celebrata la Quaresima in questa zona: “Si tratta fondamentalmente di una celebrazione notturna, una liberazione di energie, in cui si fanno anche eccessi culinari e ci sono una serie di usanze, che variano da villaggio a villaggio. Si possono anche fare degli incantesimi, ma bisogna purificarsi il giorno dopo, il primo giorno di digiuno, quando si svolge la “Spolocania”. Tutti coloro che hanno esagerato la sera prima devono anche sottoporsi a questo rituale che prevede il consumo di alcol, a volte anche in grandi quantità, per cancellare ogni traccia di cibo proibito durante il digiuno. E si sa che l’alcol è un disinfettante”, ha detto Aurel Prepeliuc.

L’etnografo del Museo del Villaggio della Bucovina a Suceava, ha descritto altre usanze dal sapore locale. “Il Giovedì Santo è ricco di rituali. C’erano rituali magici di origine precristiana. Tra questi, i cosiddetti Moșii de Joia Mare, ovvero i Vecchi del Giovedì Santo, in cui si offriva elemosina in ricordo degli antenati. Si accendevano fuochi di purificazione, anche presso le tombe. Ma c’era anche una figura molto interessante, Joimărița, una rappresentazione fantastica, una sorta di dea della morte. Si credeva che avrebbe punito le donne che non erano al passo con la filatura della canapa, e i giovani che non riparavano le recinzioni. E questa credenza era una sorta di atteggiamento della comunità per controllare i suoi membri affinché fossero puntuali con il lavoro agricolo e le faccende domestiche, per non diventare poi un peso o una vergogna! Il momento in cui le ragazze vengono spruzzate di profumo è presente anche nella regione della Bucovina, ma soprattutto è stato ripreso dai tedeschi, polacchi e slovacchi della zona, che erano prevalentemente di fede cattolica”, aggiunge Aurel Prepeliuc.

 Sebbene le tradizioni locali varino da regione a regione, il menù pasquale è generalmente lo stesso e consiste in uova rosse o multicolori, drob di agnello (polpettone di frattaglie di agnello), zuppa acida di agnello, agnello arrosto, involtini di carne in foglie di vite e, per dessert, pască e cozonac. Tuttavia, in Dobrugia, l’offerta culinaria abbonda di piatti a base di pesce, e tradizionalmente si mangiano il drob di pesce, la zuppa acida di pesce e pesce in padella con vari contorni.

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