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L’istruzione in Romania tra statistiche preoccupanti e la necessità di un vero cambiamento

L'istruzione continua a essere uno degli aspetti più fragili della qualità della vita in Romania, secondo l'ultimo "Barometro del Benessere", condotto da MIR Research su richiesta dell'UNSAR (Unione Nazionale delle Compagnie di Assicurazione e Riassicurazione in Romania) per la piattaforma ABS - Alleanza per il Benessere.

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, 23.04.2026, 21:43

La Romania ottiene un punteggio di 6,85 su 10 nel capitolo sull’istruzione: superiore alla Bulgaria (6,74), ma inferiore a tutti gli altri paesi analizzati nella regione – Polonia (8,3), Repubblica Ceca (7,97), Ungheria (7,38) e Slovacchia (6,87). Al di là del dato numerico, il rapporto evidenzia la persistenza di problemi nell’inclusione scolastica, nelle competenze di base e nella preparazione al mercato del lavoro. Uno dei dati più preoccupanti riguarda l’abbandono scolastico precoce. Secondo le ultime statistiche Eurostat, la Romania ha il tasso più alto nell’Unione Europea: il 16,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi precocemente e non segue alcun percorso formativo, mentre la media europea è del 9,3%. Ciò significa che quasi un giovane romeno su sei entra nella vita adulta senza qualifiche sufficienti, il che incide direttamente sulle opportunità di lavoro e sulla stabilità economica a lungo termine.

La psicologa Oana Puican ci ha parlato dei risultati dello studio dal punto di vista dello sviluppo delle nuove generazioni di adulti. “Da una prospettiva psicologica, i dati dello studio “Barometro del Benessere”, che mostra la fragilità dell’istruzione in Romania, non parlano solo di rendimento scolastico o indicatori statistici. I risultati ci dicono come si costruisce la relazione del bambino con se stesso, con gli altri nella comunità e, in definitiva, con il mondo in cui vive. L’istruzione è il primo spazio sociale in cui il bambino impara la fiducia, l’appartenenza, la cooperazione e la sensazione di avere un posto in una comunità. Quando l’accesso all’istruzione è frammentato, ineguale o instabile, si manifestano effetti che vanno ben oltre l’ambito accademico. Per il bambino o il giovane, diminuisce la fiducia nelle proprie risorse, emerge un senso di impotenza e diventa più difficile sviluppare la capacità di adattarsi a nuove situazioni. Un bambino che sperimenta ripetutamente una lacuna – che si tratti di mancanza di risorse, difficoltà di apprendimento o mancanza di supporto educativo – può interiorizzare l’idea di non essere abbastanza capace o che le opportunità siano limitate.” non appartengono a loro.”
Le differenze evidenziate dal “Barometro del Benessere” sono visibili anche a livello di competenze digitali. In Romania, solo il 27,7% dei cittadini possiede competenze digitali di base, quasi la metà della media europea, che supera il 55%. In un’economia in cui sempre più attività dipendono dalla tecnologia, questo divario diventa un problema rilevante, soprattutto per i giovani e per chi vive nelle zone rurali. Parallelamente, solo il 12% dei rumeni ha competenze finanziarie superiori alla media, il che si traduce in difficoltà nel comprendere le decisioni relative al risparmio, al prestito o alla protezione finanziaria.

Oana Puican ci ha parlato anche delle discrepanze tra informazione ed educazione tra i giovani: “Assistiamo a un numero crescente di giovani che possiedono le informazioni necessarie, ma non hanno sufficiente fiducia nel proprio percorso o nel prendere decisioni. I giovani si adattano rapidamente alla tecnologia, ma incontrano difficoltà nelle relazioni reali e quotidiane. Hanno problemi ad assumersi responsabilità o una bassa tolleranza alla frustrazione. Si registra anche un impatto significativo sulle relazioni. La mancanza di competenze educative ed emotive si riflette spesso nella difficoltà di costruire un dialogo, negoziare le divergenze o mantenere relazioni stabili.”

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulle discrepanze tra aree urbane e rurali. In Romania, quasi il 42% degli studenti frequenta scuole rurali, dove l’accesso alle risorse educative, alla tecnologia e agli insegnanti specializzati rimane molto più limitato. Inoltre, i test internazionali mostrano costantemente ampie differenze di rendimento tra gli studenti delle città e quelli dei villaggi. Queste differenze si riflettono poi nell’accesso alla scuola superiore, all’università e al mercato del lavoro. Come ha sottolinea la psicologa Oana Puican: “Se guardiamo al lungo termine, queste disfunzioni nell’istruzione influenzano non solo il percorso professionale dei giovani del futuro, ma anche il modo in cui si relazioneranno, comunicheranno, la sicurezza che avranno nel prendere decisioni importanti e la facilità con cui svilupperanno la propria autonomia. A livello sociale, gli effetti psicologici si manifestano nel modo in cui le giovani generazioni si rapportano al futuro. Quando l’istruzione non offre sufficiente prevedibilità, si riscontra una tendenza al ritiro, ansia per il futuro o difficoltà a investire in progetti a lungo termine.”

Oana Puican ha concluso: “L’istruzione non produce solo competenze, ma anche una struttura emotiva. Istruzione non significa solo accumulare conoscenze, ma anche praticare la convivenza: impariamo ad ascoltare, ad aspettare, a discutere, a cooperare. Quando le fasi dell’istruzione si indeboliscono, l’intera società ne risente attraverso la polarizzazione, la sfiducia e la fragilità dei legami sociali. A lungo termine, investire nell’istruzione significa, di fatto, investire nella salute psicologica di una società…”

L’istruzione non può più essere considerata un mero ambito amministrativo, ma un’infrastruttura essenziale per il benessere sociale. Il modo in cui un bambino accede e prosegue il suo percorso scolastico influenza la salute economica di una famiglia, la capacità di adattamento di una società e, a lungo termine, la resilienza di un intero Paese.

Foto: Jon Tyson unsplash.com
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