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Ingerenze russe nella Repubblica di Moldova

Domenica prossima i cittadini della Repubblica di Moldova saranno chiamati alle urne per eleggere il Parlamento di Chişinău.

foto: Radio Chișinău
foto: Radio Chișinău

, 22.09.2025, 12:56

“Le più importanti elezioni dalla proclamazione dell’indipendenza” o “un voto decisivo per il futuro democratico del Paese”: così vengono descritte le elezioni politiche della Repubblica di Moldova, previste per il 28 settembre. In lizza per i 101 seggi di deputati: 15 partiti politici, 4 blocchi elettorali e 4 candidati indipendenti, ma tutti gli occhi sono puntati sui favoriti dei sondaggi: il Partito Azione e Solidarietà pro-europeo, al governo, e due blocchi dell’opposizione filo-russa, il Blocco Elettorale Patriottico e il Blocco Alternativa. Il PAS, il partito della Presidente della Repubblica Maia Sandu, si è impegnato a far entrare il Paese nell’UE entro il 2030.

D’altra parte, l’opposizione filo-russa auspica un riavvicinamento a Mosca e all’Unione Economica Eurasiatica, un’entità controllata dal Cremlino. Comprensibilmente, una Repubblica di Moldova amica sarebbe vantaggiosa per la Russia, soprattutto nel contesto della guerra in Ucraina. Pertanto, la campagna elettorale nell’ex repubblica sovietica, a maggioranza romenofona, si sta svolgendo sotto la pressione di ampie ingerenze da parte di Mosca. Il Cremlino è accusato di alimentare la scena politica moldava attraverso finanziamenti illeciti, compravendita di voti e organizzazione di proteste a pagamento, parallelamente a una campagna di disinformazione su larga scala condotta sui social network.

La BBC riferisce di aver scoperto nuove prove di una campagna segreta di disinformazione sostenuta dalla Russia, volta a portare al potere un governo filo-Cremlino: un giornalista sotto copertura ha incontrato un coordinatore che era sotto il comando dell’oligarca moldavo Ilan Shor, stabilitosi a Mosca, che ha incaricato lui e altri di pubblicare false narrazioni sulla presidente Maia Sandu in cambio di denaro proveniente dalla Russia. Lo stesso quadro è stato presentato da Maia Sandu in un recente discorso alla plenaria del Parlamento Europeo, riunita a Strasburgo. Lei ha affermato che il percorso europeo della Repubblica è una questione di sopravvivenza e che la Russia ha scatenato tutto il suo arsenale ibrido, e che le elezioni sono il campo di battaglia. “Interferenze nelle nostre elezioni, finanziamenti illegali dall’estero, campagne di menzogne, attacchi informatici, proteste a pagamento, tattiche per seminare odio tra le persone, questi sono i metodi con cui si cerca di fermare la Moldova dal suo percorso europeo”, ha dichiarato Maia Sandu.

D’altronde, il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che riafferma il suo sostegno al percorso europeo della Repubblica di Moldova di fronte alle minacce ibride e alle interferenze della Russia. Anche l’ambasciatore moldavo a Bucarest, Victor Chirilă, ha affermato che il suo Paese deve far fronte a una guerra ibrida totale, scatenata dalla Federazione Russa. Secondo lui, viene utilizzata anche la parte della Chiesa ortodossa che fa capo al Patriarcato di Mosca, con l’obiettivo di seminare sfiducia nelle istituzioni e nella politica di integrazione europea. Al diplomatico si sono affiancati otto ex ambasciatori statunitensi a Bucarest e Chișinău. In una lettera pubblica, loro avvertono che una vittoria delle forze filo-russe scuoterebbe la sicurezza regionale, minaccerebbe il fianco orientale della NATO e fornirebbe al Cremlino un nuovo punto d’appoggio per l’aggressione contro la Romania e l’Ucraina. I diplomatici americani esortano i cittadini moldavi a sostenere il percorso europeo della Repubblica e a scegliere la verità, la libertà e la democrazia.

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