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Il Consiglio Supremo di Difesa e la crisi in Ucraina

Il Consiglio Supremo di Difesa del Paese (CSAT) si è riunito nuovamente ieri, nel contesto dell’invasione russa in Ucraina. Sono state adottate misure su diversi piani. In primo luogo, le iniziative per un significativo rafforzamento della posizione di deterrenza e difesa sul fianco est nel prossimo periodo, tramite il dispiegamento di forze alleate e tramite la creazione accelerata del gruppo tattico in Romania. A breve, in Romania arriveranno 2300 americani, 500 francesi, 300 belgi e 170 portoghesi, ma anche una componente di enhanced air policing. Inoltre, aumenterà il numero degli aerei NATO che verranno nel nostro Paese a rotazione. Nella seduta del Consiglio Supremo di Difesa si è deciso anche di concedere sostegno alla confinante Moldova. È stata inoltre decisa la creazione sul territorio della Romania di un centro logistico che consenta la raccolta e il trasporto delle donazioni internazionali umanitarie per l’Ucraina.



“Nel contesto generale creato dagli effetti della situazione di sicurezza regionale, è necessario appoggiare in diversi settori la Repubblica di Moldova, confrontata al momento con un’ampia ondata di rifugiati e probabilmente anche con altre difficoltà. In tal senso, nella seduta del Consiglio Supremo di Difesa abbiamo stabilito una serie di misure di sostegno. Quanto al contributo della Romania agli sforzi della comunità internazionale per appoggiare l’Ucraina, abbiamo deciso di creare sul territorio del nostro Paese una facilità logistica, un cosiddetto hub, un centro che consenta la raccolta e il trasporto delle donazioni internazionali che arrivano come aiuti umanitari per l’Ucraina e per gli ucraini. Abbiamo inoltre deciso di intensificare le misure volte ad aiutare i rifugiati dall’Ucraina e a gestire in maniera integrata un ampio afflusso di persone che entrano sul territorio del nostro Paese”, ha dichiarato Klaus Iohannis.



Il numero dei rifugiati ucraini che entrano in Romania aumenta da un giorno all’altro. Le autorità affermano di aver preparato mezzo milione di posti di alloggio, cibo e vestiti. Inoltre, secondo un’intesa a livello dell’UE, la Romania ha inviato all’Ucraina combustibili, giubbotti antiproiettili, elmetti protettivi, munizione, equipaggiamenti militari, alimenti, acqua e medicinali. Sempre durante la seduta del Consiglio Supremo di Difesa, il capo dello stato ha affermato che, nell’attuale contesto di sicurezza, sono necessarie nuove azioni consolidate della Romania almeno in due settori: “E’ necessario aumentare la capacità di difesa dello stato romeno. In tal senso, si impone l’aumento della percentuale del PIL stanziata alle spese di difesa dal 2% al 2,5%. In secondo luogo, la Romania deve raggiungere l’indipendenza energetica, principalmente sviluppando fonti di energia rinnovabile e nucleare civile.” Il presidente ha sottolineato che, per adempiere a questi obiettivi strategici, saranno necessarie decisioni politiche e dovranno essere applicati piani concreti di azioni a livello delle istituzioni competenti.

Il Consiglio Supremo di Difesa e la crisi in Ucraina
Il Consiglio Supremo di Difesa e la crisi in Ucraina

, 02.03.2022, 13:38

Il Consiglio Supremo di Difesa del Paese (CSAT) si è riunito nuovamente ieri, nel contesto dell’invasione russa in Ucraina. Sono state adottate misure su diversi piani. In primo luogo, le iniziative per un significativo rafforzamento della posizione di deterrenza e difesa sul fianco est nel prossimo periodo, tramite il dispiegamento di forze alleate e tramite la creazione accelerata del gruppo tattico in Romania. A breve, in Romania arriveranno 2300 americani, 500 francesi, 300 belgi e 170 portoghesi, ma anche una componente di enhanced air policing. Inoltre, aumenterà il numero degli aerei NATO che verranno nel nostro Paese a rotazione. Nella seduta del Consiglio Supremo di Difesa si è deciso anche di concedere sostegno alla confinante Moldova. È stata inoltre decisa la creazione sul territorio della Romania di un centro logistico che consenta la raccolta e il trasporto delle donazioni internazionali umanitarie per l’Ucraina.



“Nel contesto generale creato dagli effetti della situazione di sicurezza regionale, è necessario appoggiare in diversi settori la Repubblica di Moldova, confrontata al momento con un’ampia ondata di rifugiati e probabilmente anche con altre difficoltà. In tal senso, nella seduta del Consiglio Supremo di Difesa abbiamo stabilito una serie di misure di sostegno. Quanto al contributo della Romania agli sforzi della comunità internazionale per appoggiare l’Ucraina, abbiamo deciso di creare sul territorio del nostro Paese una facilità logistica, un cosiddetto hub, un centro che consenta la raccolta e il trasporto delle donazioni internazionali che arrivano come aiuti umanitari per l’Ucraina e per gli ucraini. Abbiamo inoltre deciso di intensificare le misure volte ad aiutare i rifugiati dall’Ucraina e a gestire in maniera integrata un ampio afflusso di persone che entrano sul territorio del nostro Paese”, ha dichiarato Klaus Iohannis.



Il numero dei rifugiati ucraini che entrano in Romania aumenta da un giorno all’altro. Le autorità affermano di aver preparato mezzo milione di posti di alloggio, cibo e vestiti. Inoltre, secondo un’intesa a livello dell’UE, la Romania ha inviato all’Ucraina combustibili, giubbotti antiproiettili, elmetti protettivi, munizione, equipaggiamenti militari, alimenti, acqua e medicinali. Sempre durante la seduta del Consiglio Supremo di Difesa, il capo dello stato ha affermato che, nell’attuale contesto di sicurezza, sono necessarie nuove azioni consolidate della Romania almeno in due settori: “E’ necessario aumentare la capacità di difesa dello stato romeno. In tal senso, si impone l’aumento della percentuale del PIL stanziata alle spese di difesa dal 2% al 2,5%. In secondo luogo, la Romania deve raggiungere l’indipendenza energetica, principalmente sviluppando fonti di energia rinnovabile e nucleare civile.” Il presidente ha sottolineato che, per adempiere a questi obiettivi strategici, saranno necessarie decisioni politiche e dovranno essere applicati piani concreti di azioni a livello delle istituzioni competenti.


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