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InCE: Trieste e le nuove rotte del commercio globale, editoriale del ministro Antonio Tajani

Il 17 marzo, Trieste ospita la Conferenza per il Trentennale del Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea (InCE) e il Forum del Corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC). Nel 2026, la Romania è presidente di turno dell’InCE e la ministra degli Esteri, Oana Țoiu, sarà presente a Trieste. Riportiamo di seguito l’editoriale firmato in occasione dei due eventi dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, intitolato "Trieste e le nuove rotte del commercio globale".

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani (foto: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale)
Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani (foto: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale)

, 17.03.2026, 09:00

Editoriale del ministro Antonio Tajani: Trieste e le nuove rotte del commercio globale

 

Il conflitto in Medio Oriente ha aperto una fase di forte instabilità internazionale. La priorità della Farnesina è stata in primo luogo quella di assistere i cittadini italiani coinvolti nella crisi, assicurandoci che potessero far ritorno in Italia in sicurezza. Ogni crisi internazionale impone però uno sguardo più ampio sulle sue conseguenze. Accanto alla tragedia della guerra emergono infatti effetti profondi sugli equilibri economici globali.

Le tensioni che attraversano il Golfo e lo stretto di Hormuz mostrano con chiarezza quanto siano vulnerabili alcune delle principali arterie del commercio internazionale. La crisi in atto sta già esercitando una forte spinta inflattiva sui prezzi di gas, petrolio e di altri beni strategici come i fertilizzanti, con riverberi sui prezzi dei beni alimentari globali. Quando questi snodi diventano più esposti alle tensioni geopolitiche, diventa evidente l’urgenza di rafforzare la sicurezza e la diversificazione delle rotte commerciali.

Negli ultimi anni l’Europa ha già dovuto affrontare una sfida simile. L’aggressione della Russia contro l’Ucraina ha imposto una rapida diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. In pochi mesi abbiamo ripensato infrastrutture, forniture e partenariati per garantire sicurezza e continuità ai nostri sistemi economici. Oggi la crisi in Medio Oriente ci impone una riflessione analoga sul piano delle rotte commerciali. È in questa prospettiva che va letta l’importanza del progetto del corridoio economico India–Medio Oriente–Europa (IMEC). Non si tratta semplicemente di una linea tracciata su una mappa, ma del potenziale riassetto delle catene logistiche e industriali tra India, Golfo ed Europa, capace di ridefinire i flussi commerciali e rafforzare il ruolo del Mediterraneo come spazio strategico di connessione tra Asia ed Europa, con potenziali benefici per l’Italia stimati fino a 26 miliardi di euro.

Quando cambiano le rotte del commercio globale, cambiano anche le geografie economiche. Nuovi corridoi commerciali creano nuovi retroterra logistici e produttivi: territori che attraggono investimenti, ospitano centri di distribuzione e sviluppano attività industriali legate alle catene del valore internazionali. Se uno dei principali punti di accesso europeo di queste rotte sarà il Mediterraneo e, in particolare, l’Adriatico settentrionale, il suo naturale spazio di proiezione non potrà limitarsi ai soli mercati dell’Europa occidentale. Guarderà inevitabilmente anche verso l’Europa centrale e verso i Balcani occidentali, che rappresentano il ponte geografico e infrastrutturale tra il Mediterraneo e il cuore del continente.

Per posizione geografica, vicinanza al mercato europeo e progressiva integrazione con gli standard dell’Unione, i Balcani occidentali possono diventare parte integrante di questa nuova architettura logistica: non soltanto area di transito, ma vero e proprio retroterra economico delle rotte tra Asia ed Europa, capace di attrarre investimenti e rafforzare le filiere produttive regionali. Anche i le infrastrutture della regione balcanica potranno beneficiare di questa evoluzione, contribuendo a gestire e smistare una parte dei flussi commerciali che arriveranno in Europa attraverso il corridoio.

In questo scenario il Mediterraneo torna ad assumere una centralità strategica. L’Italia, per la sua posizione geografica, è naturalmente una piattaforma logistica tra Europa, Asia e Africa. Il nostro sistema portuale rappresenta una delle grandi infrastrutture strategiche del continente europeo: una rete articolata di scali che collega il Mediterraneo ai principali corridoi economici e produttivi dell’Europa.

All’interno di questo sistema, l’Adriatico settentrionale occupa una posizione privilegiata nel collegare il Mediterraneo con l’Europa centrale. Trieste, per storia, posizione geografica e collegamenti infrastrutturali, rappresenta uno degli snodi più naturali di questa rete. Non è quindi un caso che proprio Trieste ospiterà il 17 marzo due importanti appuntamenti dedicati alla cooperazione regionale e alle nuove rotte economiche: le celebrazioni per il trentennale dell’Iniziativa Centro-Europea (InCE) e un forum sul Corridoio IMEC.

Sarà un’occasione per discutere del futuro della connettività tra Mediterraneo, Balcani ed Europa centrale, con la partecipazione di numerosi ministri dei Paesi dell’area balcanica, alti rappresentanti del Paesi interessati al Corridoio IMEC ed esponenti del mondo imprenditoriale, a testimonianza del ruolo strategico di questa regione nello sviluppo delle nuove catene logistiche tra Asia ed Europa.

Rafforzare le connessioni tra Mediterraneo, Europa e Indo-Pacifico significa rafforzare la sicurezza economica del nostro continente. In questa nuova geografia delle rotte globali, l’Italia può e deve svolgere un ruolo da protagonista.

 

Fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Ambasciata d’Italia a Bucarest

foto: festivalenescu.ro

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