Ciambelle
Colazione dei ritardatari o sostituto occasionale del panino, la ciambella fa parte della cultura gastronomica dei romeni, che la chiamano “covrig”. A volte fanno la fila per comprare una ciambella semplice, con semi di papavero o con sesamo.
Ștefan Baciu, 14.05.2026, 11:43
È difficile scrivere una storia della ciambella, diffusa nei Balcani e nel Medio Oriente e, da questo punto di vista, si potrebbe pensare che sia stata inventata dai turchi, che la cospargevano di semi di sesamo e la chiamavano “simit”. Anche i tedeschi preparavano ciambelle già nel Medioevo, intrecciando i rotoli di pasta e chiamandoli Pretzel, Bretzel o Laugenbrezel. Pare però che anche alcuni monaci italiani se ne fossero occupati già nel primo millennio.
Interessante è il fatto che esista la Giornata della Ciambella, celebrata il 24 aprile, ma non in Turchia, Germania o Italia, come si potrebbe credere, bensì negli Stati Uniti, dove le ciambelle sarebbero arrivate insieme agli immigrati tedeschi. Nello spazio romeno, le ciambelle sono semplici, cosparse di papavero o di sesamo, piccole o grandi, rotonde o allungate, talvolta intrecciate, come quelle di Brașov. Del resto, gli abitanti di Brașov sono orgogliosi delle loro ciambelle intrecciate, che avrebbero origine in Baviera.
Per prepararle, bisogna mescolare la farina con il lievito, un po’ di zucchero e latte tiepido, dopodiché l’impasto viene coperto con un tovagliolo e lasciato lievitare per circa 30 minuti. Successivamente si aggiunge ancora un po’ di latte tiepido, sale e si impasta bene fino a ottenere una pasta liscia e senza bolle. Da questo impasto si formano dei filoncini dello spessore di una matita, lunghi circa 30 cm, che vengono arrotolati e trasformati in ciambelle. Si lasciano coperte, in una teglia da forno per circa un quarto d’ora. La fase successiva consiste nello sbollentarle in una pentola con acqua bollente. Si estraggono con una schiumarola e si dispongono in una teglia leggermente infarinata. Sopra si cospargono di sale grosso, semi di papavero e sesamo e si mettono nel forno già caldo per circa un quarto d’ora.
In Romania esistono anche le ciambelle di Buzău, famose perché si vendono ovunque nel paese, mantenendo questa denominazione di origine. Sono piccole, con un diametro di 7-8 centimetri e, di solito, vengono vendute “a fila”, cioè legate con uno spago all’ingresso del panificio. Sono preparate con pasta lievitata e tradizionalmente cotte in forni di mattoni, direttamente sulla pietra refrattaria. Pare che siano comparse nel XVIII secolo e che fossero commercializzate dai mercanti greci stabilitisi nella zona di Buzău. Venivano offerte nelle taverne insieme alla bevanda ordinata. Ma erano i rifugiati bulgari, stabilitisi nella località di Mișcov, a produrre queste ciambelle, che talvolta venivano anche cosparse di miele.
Con ingredienti semplici – farina, lievito, sale e acqua – si otteneva un impasto lasciato lievitare per poco tempo. I vecchi panettieri di Buzău ritengono che non siano gli ingredienti la cosa più importante, bensì le fasi della preparazione: l’impastatura, la bollitura e la cottura. La preparazione di una partita di ciambelle dura circa un’ora. Dopo la lievitazione, l’impasto viene modellato. Si ottengono così quegli anelli sottili di pasta, dopodiché le ciambelle vengono sbollentate in acqua con bicarbonato di sodio. Grazie a questa fase, la ciambella di Buzău acquisisce durante la cottura una crosta lucida e croccante, mentre all’interno rimane morbida anche per diversi giorni.
Fino a circa 30 anni fa si utilizzavano forni a volta in mattoni, riscaldati anche a legna, e le ciambelle venivano lasciate sulla pietra per circa 5 minuti, finché non iniziavano a dorarsi. L’introduzione dei forni elettrici a nastro, che assicurano una cottura rapida dei prodotti da forno, ha modificato, per alcuni produttori, il metodo di preparazione. I produttori industriali hanno immesso sul mercato diverse varianti di ciambelle di Buzău: semplici, salate, con semi di papavero o con sesamo. Nell’agosto del 2018, le ciambelle di Buzău (covrigi de Buzău) sono diventate un marchio certificato e riconosciuto a livello nazionale.