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Il Memoriale di Sighet su Google Arts and Culture

Radio Romania Internazionale vi consiglia una visita su Google Arts and Culture, per non dimenticare le vittime del comunismo e tenere sempre viva la loro memoria.

Il Memoriale di Sighet su Google Arts and Culture
Il Memoriale di Sighet su Google Arts and Culture

, 12.05.2020, 16:42

Radio Romania Internazionale vi consiglia una visita su Google Arts and Culture, per non dimenticare le vittime del comunismo e tenere sempre viva la loro memoria. Il Memoriale delle Vittime del comunismo e della Resistenza di Sighet (nord della Romania) evoca l’inferno vissuto per quasi mezzo secolo, dopo la seconda Guerra mondiale, dai cittadini dei Paesi dell’Europa centro-orientale in cui l’Unione Sovietica ha imposto il comunismo. Dopo il crollo del regime, avvenuto nel 1989, l’orrendo carcere, dismesso verso la fine degli anni ’70, è diventato museo grazie all’impegno della poetessa romena Ana Blandiana e del marito, il compianto scrittore Romulus Rusan, insieme alla Fondazione Accademia Civica, che nel 1994 hanno ottenuto il sostegno del Consiglio d’Europa per questa iniziativa.

Il carcere di Sighet fu uno dei posti in cui i comunisti sterminarono l’élite romena, tra cui l’ex leader del Partito Nazionale Contadino, Iuliu Maniu, e quello liberale, Constantin I.C. Bratianu. I sette vescovi greco-cattolici martiri beatificati nel 2019 da Papa Francesco in occasione del suo viaggio apostolico in Romania furono tutti imprigionati lì, e tre di loro si sono anche spenti in seguito alle orrende torture e al duro regime carcerario. Nello stesso odio alla fede è stato ucciso nel 1951, sempre a Sighet, anche il vescovo cattolico Anton Durcovici, beatificato nel 2014.

A partire dal 1 marzo 2018, il Memoriale delle Vittime del comunismo di Sighet ha ricevuto il Marchio del Patrimonio Europeo (European Heritage Label), accanto ad altri siti che celebrano o simboleggiano gli ideali, i valori, la storia e l’integrazione dell’Europa: i siti del patrimonio musicale di Lipsia (Germania), il complesso della sinagoga di via Dohány (Ungheria), il forte di Cadine (Italia), la chiesa di Javorca (Slovenia), l’ex campo di concentramento di Natzweiler e i suoi campi satellite (Francia e Germania), il sito di Bois du Cazier (Belgio), Schengen (Lussemburgo) e il sito del trattato di Maastricht (Paesi Bassi).

Memoria come forma di giustizia è il motto all’insegna del quale viene presentato il Memoriale di Sighet su Google Arts and Culture che propone un viaggio attraverso immagini: volti di donne che, al momento in cui erano state scattate le foto, non sembravano capaci di sopportare l’insopportabile. L’unica colpa era quella di non essere gradite dal regime, o di provenire da una famiglia di preti o della borghesia. In tante pagarono anche con la vita. Un’altra immagine fa vedere un tugurio della pianura di Baragan, una regione arida del sud della Romania, dove, al solito, alcuni dei sopravvissuti ai carceri venivano mandati in domicilio coatto, una volta rimessi in libertà.

Uno degli emblemi del Memoriale è il gruppo statuario Il cortile dei sacrificati, creato da Aurel Vlad: corpi nudi torturati, ma ancora vivi. All’interno, il lungo corridoio dell’ex carcere presenta le fotografie dei detenuti e deportati politici. Accanto alle sale dedicate alla memoria dei grandi leader politici Iuliu Maniu e Constantin I.C. Bratianu, una mostra ricorda la personalità dell’emblematico discepolo di Maniu – Corneliu Coposu, sopravvissuto a oltre 17 anni di carcere, che, subito dopo la Rivoluzione del 1989, rifondò il Partito Nazionale Contadino. Una stanza rispecchia attraverso immagini la repressione contro la Chiesa, mentre un’altra rende omaggio alle famiglie straziate: le foto presentano le vittime ai tempi in cui le felicità le era consentita.

Altre immagini del Memoriale ripercorrono la repressione della Rivoluzione nella confinante Ungheria nel 1956, ma anche una cronologia della Guerra Fredda. Un’altra sala del Memoriale parla di Libertà per via delle onde, accanto ai giornalisti e conduttori di Radio Free Europe/ Radio Liberty che, per decine di anni, hanno tenuto sveglia la speranza nell’est europeo. Ricordate anche la Primavera di Praga del 1968, l’iniziativa della Charta 77, la Rivoluzione di velluto della Cecoslovacchia o il movimento Solidarnosc.

Il profilo del Museo è completato da alcune opere d’arte donate dagli autori. Ricordiamo le due sculture Omaggio al detenuto politico (una con il sottotitolo Resurrezione) del grande artista Camilian Demetrescu. Il famoso pittore, scultore, scrittore e studioso di storia dell’arte, membro fondatore dell’Unione degli Artisti di Romania, visse in Italia dal 1969 fino alla scomparsa avvenuta nel 2012.

La visita su Google Arts and Culture si conclude con la straziante immagine della piccola Libertatea Preduţ, la figlia di Iulia Preduţ, nata nel carcere di Văcăreşti il 18 settembre 1958.

Foto: Iulia Opran/RRI
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