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La prima traduzione romena dell’Antico Testamento

Il XVII/o secolo rappresentò un momento importante per lo sviluppo culturale e non solo della Valacchia e della Moldavia.

La prima traduzione romena dell’Antico Testamento
La prima traduzione romena dell’Antico Testamento

, 20.07.2017, 13:59

Il XVII/o secolo rappresentò un momento importante per lo sviluppo culturale e non solo della Valacchia e della Moldavia. Se fino allora il greco e lo slavone venivano adoperati alle messe religiose, nei testi liturgici, ma anche nei documenti ufficiali, amministrativi, negli anni 1600, soprattutto nella seconda metà, vennero compiuti degli sforzi per la loro sostituzione dalla lingua parlata dal popolo, cioè dal romeno. Ovviamente, si prese lo spunto sempre dai libri liturgici. Infatti, i romeni furono il primo popolo a maggioranza ortodossa ad aver tradotto la Bibbia nella propria lingua. Nel 1648, ad Alba venne pubblicata la cosiddetta Bibbia di Belgrado, cioè la traduzione romena del Nuovo Testamento. Nel 1688 apparve la versione integrale, chiamata la Bibbia di Bucarest, stampata grazie al sostegno dell’allora principe della Valacchia, Serban Cantacuzino.

Tra le due traduzioni ne apparve un’altra, realizzata tra il 1661 e il 1668 dallo studioso Nicolae Milescu, che ricopriva anche un’alta carica presso la corte principesca. Fu lui a fare la prima traduzione integrale in romeno dell’Antico Testamento, avendo come fonte principale il testo greco della Septuaginta, stampato a Francoforte nel 1597. Questo fatto è tanto più importante in quanto fu compiuto da un personaggio del tutto particolare nella cultura e nella politica del tempo. Nato nel 1636 e deceduto nel 1708, Nicolae Milescu fu tra gli eruditi romeni che, accanto a Dimitrie Cantemir, riuscirono a farsi conoscere all’epoca anche fuori dai confini del Paese natio, la Moldavia.

La sua biografia è riassunta dal docente Eugen Munteanu dell’Università Alexandru Ioan Cuza di Iasi: Fu noto, in generale, soprattutto per la sua attività di diplomazia culturale di dimensioni europee. Guidò una grande delegazione inviata dallo zar della Russia in Cina. In seguito a questo viaggio, scrisse alcuni testi importanti, diari di viaggio, tramite cui fece noto agli europei questo grande impero dell’Oriente. Pochi sanno, però, che Milescu fu anche l’autore di una vasta opera, purtroppo in gran parte non stampata, scritta in romeno, slavone, latino, parzialmente, e greco.

Quando aveva quasi 25 anni, Nicolae Milescu si mise a tradurre in romeno la versione greca dell’Antico Testamento, la Septuaginta. Di recente, l’editrice dell’Università Alexandru Ioan Cuza di Iasi ha pubblicato in un’edizione annotata questa traduzione conservata alla filiale di Cluj della biblioteca dell’Accademia Romena, col nome di Manoscritto 45.

Il prof. Eugen Munteanu è anche il coordinatore di questa edizione, e spiega l’importanza della prima versione romena della Septuaginta: La prima versione dell’Antico Testamento, tradotta dall’ebraico in un’altra lingua, cioè il greco, è la Septuaginta. Il testo greco dell’Antico Testamento venne tradizionalmente chiamato così ed è la Bibbia primaria del Cristianesimo. (..) Quindi, come testo letterario e religioso, la Septuaginta è particolarmente interessante per i filologi. E oggi constatiamo che il primo europeo ad aver tradotto il testo biblico, non partendo dalla versione ebraica o latina, bensì da quella greca, fu il romeno Nicolae Milescu. Che cosa poteva spingere un erudito di 25 anni a farlo? Non abbiamo alcun indizio diretto per rispondere a questa domanda. Però possiamo presupporre che Milescu si trovava al centro di alcuni dibattiti dei suoi contemporanei eruditi su questo tema. Aveva studiato presso l’alta scuola del Patriarcato di Costantinopoli, la più importante istituzione di istruzione superiore del tempo. Inoltre, Nicolae Milescu aveva recepito anche le idee dell’Umanesimo italiano, in quanto molti dei suoi professori di Costantinopoli provenivano da Padova. Cosicchè faceva parte di un’elite particolarmente consapevole del suo dovere nei confronti della lingua materna.

Il Manoscritto 45 della filiale di Cluj della Biblioteca dell’Accademia, che conta oltre 900 pagine, è di per sè un’opera d’arte, assicura il prof. Eugen Munteanu: Il testo propriamente detto è stato conservato come un manoscritto bellissimo, elegante, un capolavoro autentico a sua volta, scritto con inchiostro nero e rosso, con le iniziali disegnate artisticamente e così via. Questo volume fu scritto con tanta cura verso la fine del XVII/o secolo da un copista chiamato Dumitru di Campulung, su richiesta dell’allora metropolita della Valacchia. Di conseguenza, non è stato conservato l’originale scritto dalla mano di Milescu. Nel 1661, quando aveva 25 anni, lui era in missione diplomatica a Costantinopoli, come ambasciatore del principe della Valacchia, anche se era moldavo. Nei primi quattro anni, lavorò intensamente a questa traduzione. Quindi continuò, probabilmente fino al 1668, durante le sue peregrinazioni in Europa. Cosicchè è stato ipotizzato che il testo fosse già pronto nel 1668. Arrivò a Iasi, poi a Bucarest, dove fu alla base della Bibbia stampata nel 1688.

Dal 2016 il pubblico può leggere questa traduzione pubblicata nel volume intitolato L’Antico Testamento – Septuaginta. La Versione di Nicolae Milescu.

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