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L’Associazione per la Catena Alimentare Corta alla “Settimana Verde” di Berlino

I prodotti autentici romeni di Alba, Bacău, Costanza, Giurgiu e Maramureş sono stati presentati nello stand del Ministero dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale allestito nell'ambito della mostra internazionale "Settimana Verde" ("Grune Woche"), in Germania.

La mostra internazionale 'La settimana verde'
La mostra internazionale 'La settimana verde' "Grune Woche", Germania

, 18.02.2025, 19:33

I prodotti autentici romeni di Alba, Bacău, Costanza, Giurgiu e Maramureş sono stati presentati nello stand del Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale (MADR) allestito nell’ambito della mostra internazionale “Settimana Verde” (“Grune Woche”), in Germania, a Berlino, nella seconda metà di gennaio, dall’Associazione per la Catena Alimentare Corta (ALAS). Ce lo racconta Marius Tudosiei, fondatore dell’Associazione per la Catena Alimentare Corta: “Siamo stati ospitati nello stand del ministero dell’Agricoltura. Lo stand era già fatto. Sfortunatamente abbiamo aderito all’iniziativa molto, molto tardi. Difficilmente avremmo potuto organizzare qualcosa di meglio, ma abbiamo scoperto una sorprendente apertura nel team che si occupava della questione all’interno del ministero. Sapete, c’è questa leggenda secondo cui è difficile lavorare con funzionari dello stato, ma stavolta hanno dimostrato una grande apertura. Ci siamo praticamente autoinvitati, perché mancavano solo pochi giorni all’inizio della fiera e alcuni membri dell’associazione vi hanno presenziato. Non vi dirò nomi di marchi, ma sappiate che vi abbiamo inviato i migliori oli spremuti a freddo, alcuni prodotti a base di pesce come la zacusca di pesce e il pesce in scatola, che sono stati molto, molto apprezzati. Sono davvero accadute cose belle e penso che dovremmo unire le forze e prepararci per Berlino 2026″.

 ‘La Settimana Verde’ (‘Grune Woche’) di Berlino, è un evento dedicato ai prodotti agroalimentari, che riunisce ogni anno oltre 60 Paesi e centinaia di migliaia di visitatori. Marius Tudosiei ha spiegato il concetto di catena alimentare corta: “Anni fa la filiera corta era considerata il rapporto diretto tra produttore e consumatore, non mediato, quindi caratterizzato da una distanza quanto più breve possibile tra i due. Purtroppo nel 2025 non possiamo più sperare in tutti questi dettagli. Tuttavia, a nostro avviso, ci sono diversi parametri che, una volta modificati, dovrebbero essere molto ben definiti e cioè che dovrebbe esistere ancora un rapporto tra produttore e consumatore, sia che si tratti di una persona fisica, quindi per il consumo domestico, sia che si parli del settore HORECA, chef, ristorante, proprietari. Mi sono reso conto che il ruolo del Mittleman (l’intermediario) non può essere ignorato. In qualche modo è necessario. Ma la nostra visione su questo anello della catena di distribuzione è che dovrebbe essere un ruolo il più silenzioso possibile e non dovrebbe occupare la maggior parte dell’affare proposto. Ciò che intendo con questo è che l’intervento di un intermediario, di qualunque natura esso sia, dovrebbe essere il più discreto possibile dal punto di vista finanziario, perché purtroppo nelle catene attuali, le grandi catene, proprio gli intermediari hanno la quota maggiore del valore del prodotto finito, di quello che paga il consumatore, e quindi si cerca di avvicinare tra loro i consumatori e i produttori, che hanno dei linguaggi leggermente diversi. Pertanto, i produttori, la maggior parte delle volte, non capiscono esattamente quali siano le esigenze.”

Il nostro interlocutore ha fornito esempi per illustrare l’occasionale mancanza di comprensione delle esigenze dei consumatori, per cui vi è una mancanza di diversificazione dei prodotti offerti, o opzioni di imballaggio errate: imballaggi troppo piccoli per il settore HORECA o troppo grandi per i consumatori domestici. Abbiamo chiesto a Marius Tudosiei cosa dovrebbe fare il cittadino comune: “Penso che il primo passo che dovrebbe fare sarebbe estremamente importante: pensare esattamente a cosa mette in tavola e cosa mangia, pensare alla provenienza degli ingredienti che acquista. Nel frattempo ho avviato anche un progetto educativo rivolto alle scuole e agli asili nido, e devo ammettere che è più difficile lavorare con le fasce d’età più giovani, perché il periodo in cui si riesce a catturare la loro attenzione è molto breve, ma è successa una cosa favolosa: nel momento in cui ho mostrato loro e si sono passati di mano in mano, hanno annusato, hanno toccato un pezzo perfetto di sedano acquistato in un supermercato, ovviamente importato, non hanno trovato nulla di interessante in esso, oltre al fatto che rotola, visto che è perfettamente rotondo. Ho portato poi un sedano dal giardino, che era tutto pieno di foglie, e nel momento in cui ho attorcigliato le foglie e l’odore ha riempito la stanza, probabilmente ho beneficiato al massimo della loro attenzione: all’improvviso tutti i bambini sono diventati attenti a quello che stava succedendo perché lo stimolo è stato molto forte. C’è una notevole differenza tra ciò che possiamo acquistare nei supermercati, prodotti importati, e ciò che possiamo acquistare dal mercato locale, motivo per cui il consumatore domestico dovrebbe riflettere molto attentamente su ciò che acquista. Non sempre i prodotti locali, possibilmente certificati ecologicamente, sono più costosi di quelli importati. Dobbiamo pensare alle opzioni di imballaggio e all’impronta di carbonio. Ci sono molte cose e penso che dovremmo diventare un po’ più consapevoli di ciò che mangiamo. Allo stesso tempo, la gente dovrebbe pensare al fatto che la natura ha organizzato le cose in modo tale che la stagionalità diventi importante e lo diventi anche nei nostri menu, e che non dovremmo avere un determinato ingrediente 365 giorni all’anno.”

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