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Dibattiti sulle pensioni dei magistrati

A Bucarest, la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge che modifica radicalmente le norme sul pensionamento nel sistema giudiziario.

Foto: pixabay.com
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, 24.04.2025, 12:21

In Romania esistono alcune categorie professionali che generalmente vanno in pensione prima dei 50 anni e la cui pensione non è calcolata esclusivamente – come nel caso degli altri pensionati – sui contributi versati alla previdenza per tutta la durata della loro attività professionale. Perciò, la maggior parte dei romeni associa i magistrati, i militari o gli ufficiali di polizia ai membri di caste privilegiate, peraltro intangibili. Spesso, soprattutto in periodi pre-elettorali, gli aspiranti alle varie cariche dello stato romeno hanno promesso di riformare le leggi in base alle quali vengono calcolate le cosiddette pensioni “di servizio”, ma tutti quanti – una volta nei rispettivi seggi – hanno dimenticato le loro promesse, con il grande disappunto della popolazione, che parla di una grave iniquità.

In questo contesto, nella prima parte dell’anno, la Commissione Europea ha approvato parzialmente i pagamenti per la terza richiesta di pagamento della Romania nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma li ha sospesi per sei traguardi non raggiunti, tra cui la mancata riforma delle pensioni speciali. In altre parole, lo svincolo di 230 milioni di euro dal PNRR dipende dall’approvazione di una nuova legge su queste pensioni. La terza richiesta di pagamento nel Piano riguarda riforme e investimenti volti a generare cambiamenti positivi, con particolare attenzione alla transizione verde e digitale, ai trasporti sostenibili, al rinnovamento energetico, all’ambiente imprenditoriale, alla mobilità urbana, al turismo e alla cultura, all’assistenza sanitaria, alle riforme sociali, alla buona governance o all’istruzione.

Il premier Marcel Ciolacu ha dichiarato che la Romania deve riformare la legge sulle pensioni speciali, perché non può permettersi di perdere i fondi europei. Di conseguenza, mercoledì la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge che stabilisce che i magistrati andranno in pensione a 65 anni a partire dal 1° gennaio 2026, come la maggior parte dei dipendenti. Nella sua forma iniziale, il documento prevedeva che l’età pensionabile dei giudici e dei pubblici ministeri sarebbe aumentata gradualmente fino al 2045, ma i deputati hanno deciso diversamente. Inoltre, la pensione di servizio sarà calcolata come l’80% della media delle indennità mensili lorde e dei bonus percepiti negli ultimi 48 mesi di attività.

Tuttavia, la pensione dei pubblici ministeri e dei giudici sarà al massimo pari all’indennità netta dell’ultimo mese di attività, senza tenere conto di altri redditi derivanti da premi o denaro per ferie non godute. Dopo i deputati, toccherà ai senatori pronunciarsi sul disegno di legge. Il loro voto sarà decisivo. Il documento è già stato criticato dal Consiglio Superiore della Magistratura, che ritiene che la sua applicazione lederà l’indipendenza della giustizia. Sebbene non sia ancora definitiva, una parte della stampa romena parla già di una “legge storica”, mentre un’altra la definisce “polvere negli occhi”. I parlamentari dell’opposizione avvertono che questioni di incostituzionalità potrebbero rovinare un progetto che potrebbe essere buono.

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