Piatti di Sant’Andrea
La festa di Sant’Andrea, celebrata il 30 novembre, segna l’inizio dell’inverno e, nella tradizione popolare, la notte precedente è associata all’apparizione di spiriti malvagi che devono essere evitati. Per proteggersi, le persone ungono con aglio il corpo, ma anche le porte e le finestre della propria casa.
Ștefan Baciu, 29.11.2025, 10:00
A Sant’Andrea, l’aglio ha soltanto un ruolo apotropaico e non viene utilizzato necessariamente in piatti tradizionali specifici della festa. Esiste, però, la cosiddetta “Focaccia di Andrea”, preparata una volta dalle ragazze che desideravano vedere in sogno il futuro sposo. Si preparava con farina, acqua e sale, senza lievito, e la ragazza che la mangiava avrebbe visto nel sogno il suo futuro marito. A Sant’Andrea si consuma anche la “covaşa”, una bevanda fermentata preparata con farina di mais e farina di grano. Ha un gusto dolce-acidulo e, secondo la tradizione, veniva condivisa con i vicini in scodelle o vasi di terracotta, con la speranza che le mucche di chi offriva la bevanda producessero molto latte e che questo latte fosse grasso.
Nella cucina romena, l’aglio è utilizzato in molti piatti, come il pollo al sugo di pomodoro o l’arrosto di maiale in pentola. Inoltre, molti piatti di pesce vengono consumati con salsa di aglio e olio, che può essere diluita con acqua o succo di pomodoro.
Vi presentiamo una ricetta portata probabilmente dagli immigrati greci e adottata, con lo stesso nome, dagli abitanti delle città sul Danubio. A Brăila si chiama “scordolea”, ma questo piatto, accompagnato da un vino bianco secco o semisecco ben freddo, sarebbe diffuso in tutti i Balcani. L’equivalente greco del piatto porta un nome simile – skordo – che significa “aglio”. Abbiamo bisogno di un chilo di patate, un chilo di filetti di pesce affumicato, olio o latte, burro, noci, aglio, pepe e foglie di sedano. Per ridurle in purè, le patate devono essere sbucciate e tagliate a cubetti; tuttavia, nel Delta del Danubio si usa far bollire insieme il pesce e le patate con tutta la buccia. Poiché il pesce affumicato è anche salato, non si aggiunge sale al purè.
Se non vengono bollite separatamente, le patate devono essere tolte dalla pentola un po’ prima del pesce affinché non si sfaldino. Si prepara poi il purè di patate aggiungendo un po’ di brodo della pentola in cui è stato cotto il pesce, alcune noci tritate, salsa d’aglio, pepe a piacere e alcune foglie di sedano tritate. Si mescola con un po’ di olio d’oliva o latte fino a ottenere un purè cremoso. Nel Delta del Danubio si usa disporre i pezzi di pesce affumicato su un piatto e spalmarvi sopra uno strato uniforme di purè. Esiste però anche la variante in cui il pesce viene tagliato a pezzetti piccoli e mescolato direttamente con il purè di patate.