Dichiarazione congiunta sullo Stretto di Hormuz
La Romania aderisce alla Dichiarazione internazionale sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Daniela Budu, 23.03.2026, 15:34
La Romania si affianca alla Dichiarazione internazionale sull’impegno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. “L’adesione della Romania a questa iniziativa avviene nel contesto delle gravi implicazioni che la chiusura dello Stretto ha sui mercati energetici globali e sull’economia mondiale. Gli effetti si fanno sentire anche in Romania, soprattutto in termini di prezzi del carburante”, ha affermato il presidente Nicuşor Dan, aggiungendo che Bucarest mantiene la sua decisione chiara di non intervenire nel conflitto in Medio Oriente. “Stiamo lavorando a fianco dei partner internazionali per la de-escalation”, ha dichiarato il capo dello Stato. Oltre 20 Stati, tra cui Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Francia, Canada e Giappone, hanno condannato la situazione critica nello Stretto di Hormuz e hanno chiesto all’Iran di allentare le tensioni.
Nella Dichiarazione congiunta, i paesi firmatari affermano di essere pronti a “unire i loro sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz” e annunciano che adotteranno misure per stabilizzare i mercati energetici. “Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”, si legge nella Dichiarazione. I firmatari ricordano che la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. “Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire sulle persone di tutto il mondo, soprattutto sui più vulnerabili”, avvertono i Paesi firmatari, sottolineando che tali interferenze nel trasporto marittimo internazionale e la perturbazione delle catene globali di approvvigionamento energetico costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. “Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”, scrivono inoltre i firmatari, accogliendo con favore la decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di avviare discussioni con i governi asiatici ed europei sul rilascio di ulteriori quantità di petrolio dalle riserve “se necessario”.
Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato all’Iran un ultimatum di 48 ore per sbloccare lo Stretto di Hormuz e ha minacciato di ordinare la distruzione delle centrali elettriche iraniane in caso contrario. Teheran, a sua volta, ha dichiarato che chiuderà completamente lo Stretto se Donald Trump darà seguito alle minacce contro gli impianti energetici iraniani. L’Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, una delle rotte di trasporto petrolifero più trafficate del mondo, il 28 febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele lo hanno attaccato. Delimitata a nord dall’Iran e a sud dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti, questa via navigabile collega il Golfo Persico al Mar Arabico. Secondo la BBC, circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale passa solitamente attraverso lo Stretto, con petrolio proveniente non solo dall’Iran ma anche da altri Stati del Golfo. I prezzi globali dei carburanti sono aumentati considerevolmente in seguito alla guerra.